17 luglio 2019

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28.06.2019

Lo squalo che si divorò la tartaruga

Museo di Sant’Anna d’Alfaedo: il fossile di tartaruga divorataIl Covolo di Camposilvano nel Comune di Velo
Museo di Sant’Anna d’Alfaedo: il fossile di tartaruga divorataIl Covolo di Camposilvano nel Comune di Velo

Fine settimana dedicato alla geologia e alla preistoria nei musei di Sant’Anna d’Alfaedo e Camposilvano gestiti dall’Associazione Musei dei fossili della Lessinia di cui è presidente il ricercatore, docente ed esploratore Francesco Sauro: «Si tratta di eventi finalizzati al rilancio dei musei e delle attività culturali ad esse associate. Vogliamo far conoscere la storia dei reperti che vi sono conservati, le ricerche in atto e le più recenti scoperte che stanno attirando l’attenzione di appassionati da tutto il mondo. Inoltre si vuole usufruire degli ambienti naturali come il Covolo di Camposilvano per trasmettere una cultura che lega l’uomo, antico e recente, con la sua arte artigiana, musicale e canora, e la natura dove ha vissuto», spiega Sauro. Di qui la proposta in tre momenti distinti: conferenza, laboratori e concerto al Covolo, con avvio questa sera alle 20.45 al teatro comunale di Sant’Anna d’Alfaedo per una panoramica su «Il lastame dalla Lessinia: un antico mare e i suoi abitanti». Sarà relatore Jacopo Amalfitano, impegnato nel dottorato di ricerca al Dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova. Presenterà gli ultimi risultati degli studi sui reperti fossili di squali, tartarughe mosasauri conservati nel Museo geopaleontologico e preistorico di Sant’Anna, che al termine della conferenza si potrà visitare gratuitamente, osservando con gli esperti i reperti descritti. Le ricerche di Amalfitano si sono in particolare concentrate sugli squali di cui si possono ammirare diversi esemplari. Durante il Cretaceo la terraferma era popolata di dinosauri e la Lessinia era parte di un grande oceano che si estendeva su quella che oggi conosciamo come Europa. La serata si propone di illustrare alcuni dei fossili che raccontano la vita in quei fondali. Lo squalo più celebre al grande pubblico è quello che ha vicino alla colonna vertebrale una tartaruga frantumata, probabile pasto conservato nello stomaco. La scoperta è degli anni Novanta e si tratta del primo ritrovamento in Italia di Cretodus, risalente al Cretaceo superiore, per una lunghezza totale stimata superiore a sei metri e mezzo e rappresenta il resto più completo finora trovato di questo tipo di squalo. La tartaruga che ha ingoiato e parzialmente divorato, rimettendoci anche un dente che si trova nello stomaco con i resti della preda, misura circa due metri. «È la seconda prova al mondo di una tartaruga inghiottita da uno squalo nella documentazione fossile e una prova diretta della possibile preferenza dietetica degli squali Cretodus», osserva Amalfitano. Altre sue ricerche sono sui Cretoxyrhina mantelli, due esemplari molto grandi di squali (fino a 7 metri), ritrovati negli anni Settanta e dal 2017 i suoi studi si sono concentrati sui pesci sega, in particolare Onchosauro, un esemplare di 4-5 metri di lunghezza il cui gruppo di appartenenza è oggi estinto: «Esistono pochi esemplari completi di queste dimensioni. Un fossile più completo di quello della Lessinia è stato ritrovato in Libano, ma di dimensioni inferiori e di genere e specie diversi», sottolinea Amalfitano, che anticipa qualche particolare dell’Onchosauro conservato a Sant’ Anna: «Gli anelli di crescita al centro delle vertebre indicano che l’esemplare era lungo circa 4,5 metri e doveva avere quattro anni, quindi non ancora sessualmente maturo quando trovò la morte». Inoltre saranno presentate le ricerche su alcune lastre contenti dei denti fossilizzati e attribuiti a Ptychodus, o squali con denti pieghettati sulla superficie del piano di masticazione: si ipotizza fossero adatti a triturare il guscio di certi molluschi e delle ammoniti. Infine, ma non ultimi, due rettili marini detti mosasauri, di cui nel lastame sono stati trovati alcuni esemplari. Sono appartenenti a due specie dello stesso genere (Romeosaurus fumanensis e Romeosaurus sorbinii) e sono stati rinvenuti solo in Lessinia, studiati per la prima volta nel 2013. Vissuti tra l’inizio del Cretaceo Superiore, circa 95 milioni di anni fa, e la grande estinzione di massa che 65 milioni di anni fa portò alla scomparsa anche dei dinosauri, si erano adattati alla vita acquatica con un corpo allungato e idrodinamico e i quattro arti non più usati in terraferma e modificati in pinne. In un mondo affascinante, vecchio di 90 milioni di anni, la vita di un grande oceano popolava una specie di altopiano sottomarino, conosciuto come Plateau di Trento, e restava impressa nella pietra fino ai giorni nostri. •

Vittorio Zambaldo
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