25 giugno 2019

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16.04.2019

Le Mamme no Pfas scrivono alla commissione Ecomafie

Una manifestazione davanti al tribunale
Una manifestazione davanti al tribunale

Caso Pfas, le attiviste che si stanno battendo per avere acqua pulita, e perché venga trovata una soluzione all’inquinamento e alle sue conseguenze per l’ambiente e per la salute delle persone, chiedono un nuovo intervento della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle Ecomafie. Le Mamme no Pfas, infatti, hanno inviato una segnalazione all’organo che per conto del Parlamento svolge accertamenti sugli illeciti ambientali, oltre che sulle attività irregolari legate al ciclo dei rifiuti. Nelle tre pagine del testo, le attiviste ripercorrono la vicenda della contaminazione partendo ancora dagli anni ’60. Precisamente dal 1966, l’anno in cui c’è stata una prima fuga di inquinanti dalla fabbrica chimica di Trissino, nel vicentino, che allora si chiamava Rimar e che è poi diventata Miteni. La relazione, inoltre, cita una contaminazione della falda acquifera avvenuta nel 1977, quindi interramenti di rifiuti risalenti agli anni Settanta e il fatto che, nel 1994, Miteni «è entrata a far parte delle industrie insalubri di prima classe». Le Mamme sottolineano che, nonostante tutto questo, in un progetto istituzionale riguardante la difesa e la tutela dell’acqua del 2000 la portata degli inquinamenti precedenti è stata minimizzata, che nel 2006 l’Arpav, pur entrando nell’azienda, non ha svolto nessuna indagine volta a capire perché fosse stata realizzata una barriera idraulica che aveva il compito di fermare le emissioni, e che nel 2009 la proprietà di Miteni è passata di mano al costo simbolico di un euro. Insomma, quando il caso Pfas è scoppiato, nel luglio 2013, i problemi, secondo le Mamme no Pfas, erano in realtà già noti da anni. Nonostante questo, nel 2014 è stata rinnovata l’autorizzazione ambientale all’azienda. Negli anni successivi, inoltre, sono stati trovati nelle falde anche inquinanti diversi rispetto a quelli che Miteni trattava negli anni precedenti. «Come possiamo fidarci delle istituzioni e della Procura, che non si muove?», si chiedono le mamme. Le rappresentanti dell’associazione, pur dicendosi demoralizzate per quanto accaduto finora, affermano: «Difenderemo i nostri figli, la nostra gente e la nostra falda». Un’azione nella quale chiedono, appunto, di avere al loro fianco i parlamentari della commissione. Quella commissione che nella precedente legislatura aveva prodotto inchieste in cui non erano stati fatti sconti a nessuno, ma che, di fatto, non si erano tramutate in grandi risultati. •

LU.FI.
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