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23.08.2017

La Torre: «Dissalatori
lungo le coste italiane»

L’ingegnere Paolo La Torre
L’ingegnere Paolo La Torre

Installare dissalatori vicino alle coste, per rendere dolce l’acqua salmastra e portarla dove ce n’è più bisogno. È questa la ricetta anti-siccità che propone un ingegnere elettrotecnico veronese che si occupa marketing e vendite, pur avendo anche la passione per scoperte ed invenzioni. Un’idea che, peraltro, i tecnici non bocciano, anche se ritengono che dovrebbe essere sottoposta ad approfondimenti.

Paolo La Torre, 69 anni, attualmente consulente, dopo aver avuto ruoli dirigenziali in aziende quali Bosch e Bmw Italia, afferma che basterebbe investire in impianti che tolgano il sale dall’acqua, utilizzando l’osmosi inversa per affrontare in maniera concreta il problema legato alla carenza d’acqua che si manifesta sempre più spesso d’estate. «Bisognerebbe scavare la sabbia vicino alle coste, per creare laghi di acqua salmastra che, una volta dissalata, può essere contenuta in nuovi bacini o trasferita in invasi esistenti, magari dove ci sono le dighe, per poi essere portata con canali od autobotti dove serve», spiega La Torre. L’ingegnere sostiene che in questo modo è anche possibile avere sabbia per le spiagge e produrre sale. «L’Italia già produce dissalatori che vengono usati in tutto il mondo», dice, «se ne potrebbero perciò posizionarne moltissimi lungo gli ottomila chilometri di coste del nostro Paese, usando i soldi che invece vengono usati per tamponare le emergenze». «Un impianto che tratta 50 litri d’acqua all’ora, ha modeste dimensioni e può essere alimentato con il fotovoltaico: sul mercato costa 7mila euro. Con i due miliardi e 300 milioni che verranno stanziati quest’anno per i danni da siccità se ne potrebbe installare uno ogni 8 chilometri di costa», afferma La Torre. Il quale, ricordando che già ci sono isole completamente autonome grazie alla dissalazione, ha inviato la sua proposta anche al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

«Che questi impianti funzionino non c’è dubbio, quello che bisogna valutare bene è il bilancio energetico che avrebbe un loro utilizzo su larga scala», commenta il direttore dell’Arpav, Nicola Dell’Acqua. Il direttore spiega che, comunque, per le quantità che i dissalatori potrebbero trattare, potrebbero essere usati solo per acqua ad uso civile e non per l’irrigazione, che ha bisogno di volumi migliaia di volte superiori.LU.FI.

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