16 settembre 2019

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09.08.2019

Il terremoto avvertito anche in Lessinia

Il geologo Ugo Sauro
Il geologo Ugo Sauro

La scossa di terremoto di ieri mattina alle 7.36 in Vallarsa (Trento), che collega Rovereto col Passo Pian delle Fugazze e il Vicentino, di magnitudo 3.4, rilevato a una profondità di quasi 12 chilometri, è stata percepita chiaramente anche in diverse zone della Lessinia e in alcune aree del Garda, ma non ci sono stati danni a persone o cose. La Vallarsa (Brandtal in cimbro) è scavata dal torrente Leno e si insinua con un profondo solco fra il Gruppo del Carega e quello del Pasubio. È per affinità geografica, culturale e linguistica vicina alla Lessinia e raggiungibile da Giazza in poche ore di cammino. Proprio a Giazza il terremoto è stato sentito distintamente più come rumore di fondo che come vera e propria scossa: «Ho sentito un tonfo molto forte. In realtà stavo camminando in casa e non ho avvertito la scossa, ma solo il rumore. Non hanno tremato né vetri né finestre perché in questo periodo è tutto spalancato», riferisce Giorgio Boschi, titolare dell’ Osteria Ljetzan. Però la percezione che si trattasse di terremoto e non di qualcosa che fosse caduto è stata subito netta: «Infatti sono uscito in piazza e ho visto altri che erano usciti di casa, tutti con la convinzione di una scossa di terremoto», aggiunge. La conferma è arrivata immediata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) che fornisce in tempo reale i diversi eventi sismici nel nostro paese: dieci minuti dopo il sito confermava la magnitudo 3.4 registrata dalla Sala sismica Ingv di Roma per il terremoto in Vallarsa. La «magnitudo» di un terremoto è una grandezza che si rapporta con la quantità di energia trasportata da un'onda sismica e viene calcolata sulla base di misure effettuate sul sismogramma: massima ampiezza di oscillazione e stima della distanza dall'epicentro della stazione sismografica che registra l’evento. IL PUNTEGGIO di 3.4 è misurato sulla scala Richter, dal nome del fisico e sismologo californiano che la concepì e, in linea di massima, corrisponde a un’intensità di secondo, terzo, al massimo quarto grado della scala Mercalli, cioè a scosse avvertite dai sismografi, ma pochissimo dalla popolazione e comunque solo ai piani più alti degli edifici nella zona vicina all’epicentro: solo dal quarto grado Mercalli è avvertita da molte persone, per il movimento di infissi e cristalli e leggere oscillazioni di oggetti appesi. Del fenomeno che ha interessato anche Lessinia, Baldo e lago di Garda, parliamo con Ugo Sauro, geologo, già docente a riposo di Geografia fisica all’università di Padova, autore di numerose pubblicazione e profondo conoscitore della geologia del Veronese: «Da verifiche che ho fatto il punto preciso in cui si è manifestato l’effetto maggiore è tra il Gruppo del Carega e il Coni Zugna, verso la Val d’Adige, sul crinale fra la Valle dei Ronchi e la Vallarsa. Credo che la causa vada cercata nel Cuneo di Ledro, nel Bresciano, che spinge verso l’Altissimo di Nago sul Baldo, in una spinta da Ovest verso Est». «C’è una spinta continentale dall’Africa verso l’Europa», aggiunge lo studioso, «ma trova nel gruppo dell’Adamello un pilastro rigido e resistente che espande le spinte verso Est in particolare verso Carega e Pasubio, più deboli dal punto di vista della resistenza. Del resto il Carega è un continuo crepitio di piccoli terremoti, avvertiti tutti i giorni a livello strumentale. Credo che la rete sismografica del Trentino ne registri migliaia, ovviamente non percettibili se non dagli strumenti e tutti inferiori a magnitudo 1». Significa che ci dobbiamo aspettare prima o poi un e- vento più disastroso? «Il terremoto di Verona del 3 gennaio 1117, ricordato come il più devastante, è nato probabilmente da una concomitante spinta da Sud e un’onda Est-Ovest di questo tipo. Lo vediamo anche nella conformazione del Monte Baldo, così inclinato verso il lago: è una faglia tettonica che va verso Ovest, con l’orlo superiore che tende ad innalzarsi e gli strati si inclinano. Parliamo di fenomeni geologici che avvengono in migliaia di anni. Però il sistema si carica continuamente e queste piccole scosse scaricano la parte superficiale, ma caricano le strutture profonde che prima o poi dovranno trovare sfogo». •

V.Z.
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