20 settembre 2020

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16.07.2020

Fuga di infermieri verso Ulss e ospedali, coop in crisi

Infermieri al lavoro: l’emergenza ha portato la Regione a sbloccare le assunzioni nel servizio sanitario
Infermieri al lavoro: l’emergenza ha portato la Regione a sbloccare le assunzioni nel servizio sanitario

«Da circa tre settimane, molte Ulss hanno ripreso a contattare soprattutto infermiere e infermieri per proporre loro l’assunzione, chiedendo una risposta entro pochi giorni dalla chiamata. Così questi professionisti, insieme agli operatori socio sanitari, si dimettono sempre più numerosi dalle nostre cooperative, che operano nei Centri di servizi per disabilità residenziale, nei centri per anziani, per la salute mentale, in Rsa e nei servizi di assistenza domiciliare». A lanciare l’allarme è la presidente di Federsolidarietà Verona e vicepresidente regionale, Erica Dal Degan. Se la Regione Veneto non troverà la quadra, molte di queste strutture dovranno rivolgersi ai prefetti perché non saranno più in grado di assicurare i servizi sanitari e socio sanitari ai loro assistiti. La situazione è stata denunciata a stretto giro anche dalla consigliera regionale del Partito democratico Anna Maria Bigon, che martedì mattina ha depositato in Regione un’interrogazione rivolta al presidente Luca Zaia. «Il grido d’allarme delle cooperative sociali venga ascoltato e si intervenga per garantire i servizi», ammonisce la consigliera scaligera rilanciando le preoccupazioni espresse da Federsolidarietà e Legacoop. Ma da dove nasce l’improvviso bisogno della sanità regionale di aumentare il numero di infermieri e operatori socio sanitari? «Reparti e servizi sanitari veneti erano già in una situazione di sottorganico prima dell’emergenza sanitaria. Con il decreto Rilancio nato dopo la pandemia, il Governo ha stanziato risorse che la Regione ha deciso di impiegare per potenziare le terapie intensive, le subintensive e per realizzare le Usca, unità speciali per l’assistenza domiciliare. Quindi serve personale», ragiona Bigon. IL NUMERO di chi si dimette dalle cooperative per venire assunto dalle Ulss, con un contratto più vantaggioso ed economicamente più soddisfacente, è di conseguenza in continua crescita. «Tutto legittimo, ma così si mettono in pericolo prestazioni fondamentali rivolte a persone estremamente fragili, che hanno bisogno di essere seguite in maniera costante», afferma Bigon. «Siamo consapevoli di quanti e quali problemi stiano attraversando sul versante organizzativo le strutture sanitarie», scrivono Federsolidarietà e Legacoop in una lettera inviata all’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin e ai direttori generali delle Ulss venete, «questa situazione sta però mettendo a repentaglio le oltre 600 cooperative sociali che lavorano nelle sette province venete, realtà che già soffrivano della carenza sul mercato del lavoro di queste figure professionali». Confcooperative e Legacoop chiedono quindi a palazzo Balbi di valutare soluzioni. «Ad esempio, la possibilità di richiamare in servizio infermieri e oss in pensione, come si fa per i medici», suggeriscono. Dal 23 febbraio in poi, i soci lavoratori delle cooperative sociali hanno operato in maniera responsabile e continua, rinunciando a ferie programmate e cercando di conciliare, con grande sacrificio, le proprie dinamiche familiari. «Ora», prosegue Dal Degan, «la carenza di personale si fa ancora più grave». Anche secondo il responsabile regionale delle cooperative sociali, Loris Cervato, «si sta danneggiando gravemente il comparto. Non siamo più in grado di garantire le ferie estive ai soci lavoratori che ne avrebbero non solo il diritto, ma anche il bisogno, per recuperare energie dopo quattro mesi di superlavoro». Le difficoltà ricadono sui servizi che vengono erogati, a discapito degli assistiti. «Anziani e disabili rischiano di non poter più essere seguiti in maniera adeguata alle loro necessità», conclude Cervato. •

Valeria Zanetti
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