23 settembre 2019

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07.07.2017

Cordiano critica le terapie
Dubbi sulla plasmaferesi

Il piano recentemente approvato dalla Regione per quanto riguarda l’innalzamento di livello dello screening sullo stato di salute della popolazione esposta all’inquinamento da Pfas finisce nel mirino di Vincenzo Cordiano, di Isde medici per l’ambiente. Cordiano, che segue la vicenda della contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche sin dal suo inizio, solleva dubbi non sulle modalità con cui è stato deciso di attuare la presa in carico delle persone che risultino avere altri livelli di Pfas nell’organismo, e possibili patologie correlabili a questo fatto, bensì sulla previsione di togliere le sostanze chimiche dal sangue ricorrendo alla plasmaferesi. Tecnica che viene normalmente usata per le donazioni del plasma, oltre che in alcune particolari terapie. «Non c’è nessuno studio che dimostri l’efficacia di questo metodo nel caso di intossicazione cronica da Pfas», spiega il medico. «Al massimo», aggiunge, «ci sono alcune esperienze rese pubbliche da medici che, certo, non bastano a garantire la validità di questa pratica». Lo stesso Cordiano propone invece che si facciano dei salassi a chi ha una presenza rilevante di sostanze perfluoro-alchiliche nelle vene. «Ricerche effettuate negli Stati Uniti dimostrano che togliere una parte del sangue, azione che costa molto meno della plasmaferesi, consente davvero di ridurre in maniera importante la presenza di Pfas», afferma.

«In ogni caso», conclude Cordiano, «mi pare la Regione abbia cambiato decisamente rotta: pochi mesi fa i responsabili della sanità dicevano che i Pfas avevano un gradi di pericolosità paragonabile a quello del caffé, mentre adesso prevedono l’attuazione di azioni così importanti da far pensare che siamo di fronte ad una vera e propria emergenza».LU.FI.

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