21 gennaio 2020

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28.11.2019

Campi intrisi d’acqua, non si semina

Un campo intriso d’acqua
Un campo intriso d’acqua

Semine bloccate e futuri raccolti in pericolo. Sono queste, secondo l’allarme che lanciano gli agricoltori, le conseguenze delle continue piogge che caratterizzano questo periodo. Quello che si sta concludendo è uno dei mesi di novembre con più precipitazioni nella storia della meteorologia. «I campi sono impraticabili», afferma Filippo Sussi, che è il presidente del settore seminativi di Confagricoltura Verona, «soprattutto nel Basso veronese siamo in grande difficoltà per quanto riguarda i cereali autunno-vernini, vale a dire frumento, frumento duro e orzo». «Se le piogge cessano, si riuscirà seminare forse per la metà di dicembre, con più di due settimane di ritardo, ma può anche essere che molti rinuncino a farlo». «D’altronde», continua Sussi, «stiamo registrando problemi anche con il riso: a causa delle avversità climatiche molti si sono trovati a raccogliere nel bel mezzo di questo periodo di piogge, con conseguenze negative sia per la quantità che per la qualità della produzione». Quella che descrivono gli agricoltori è una situazione rovinosa. I campi sono allagati, sia per le bombe d’acqua che per le esondazioni di torrenti, e non si potrà lavorarli che fra qualche mese. «Ho seminato frumento duro a Mozzecane alla fine di ottobre, il giorno dopo ha iniziato a piovere e ora il 60 per cento delle piantine è marcito», esemplifica Guidalberto Di Canossa, «sono andate in fumo, anzi in acqua, migliaia di euro in sementi, concimi, aratura e diserbi, a cui vanno aggiunte le perdite per il mancato raccolto». Stando a quanto dice Di Canossa, nel prossimo giugno la produzione del frumento sarà più che dimezzata e resterà da vedere se nella parte marcita si potrà seminare dell’altro. «Dovremo affrontare perdite che si aggirano intorno a 600 euro a ettaro. Nel mio caso parliamo di 40 ettari e, quindi, di 24 mila euro di investimenti buttati al vento», precisa. «Se il 2019 è stato un anno tremendo, il 2020 sarà anche peggio; non si era mai vista una cosa simile», conclude Di Canossa. Le difficoltà si registrano anche sul fronte dell’ortofrutta. «Chi ha ortaggi in pieno campo, come il radicchio, ha problemi nella raccolta e deve affrontare il rischio di marcescenza del prodotto», sottolinea Francesca Aldegheri, referente di Confagricoltura per il settore frutta. «Le semine in questo momento sono impossibili e ci sono serie difficoltà per i kiwi e le mele tardive Pink lady», continua. «Nei miei campi di Belfiore abbiamo iniziato la raccolta di queste mele il 2 novembre ma non abbiamo mai fatto tre giorni di fila di lavoro; le colture sono mature, ma con questo tempo non si riesce ad andare avanti». «Nei terreni del Basso veronese l’acqua sta compromettendo le tradizionali semine autunnali, come quelle del frumento e dell’orzo, per le quali siamo già in ritardo di oltre 15 giorni», aggiunge Giuseppe Ruffini, direttore provinciale di Coldiretti. «Gli agricoltori non riescono a entrare nei campi per effettuare le necessarie operazioni colturali e, dove si è già seminato, i germogli e le piantine rischiano di soffocare per la troppa acqua», precisa Ruffini. «L’eccezionalità degli eventi atmosferici», riferisce, «è diventata norma anche nel Veronese, tanto che siamo di fronte a un’evidente tendenza alla tropicalizzazione del clima, che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali e territoriali, precipitazioni brevi e intense, rapido passaggio dal sole al maltempo». •

Luca Fiorin
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