16 ottobre 2019

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17.09.2019

Assegno di povertà a un veronese su 200

Code nei giorni di richiesta del reddito di cittadinanza
Code nei giorni di richiesta del reddito di cittadinanza

A San Giovanni Lupatoto sono 159 i residenti che ricevono il reddito di cittadinanza, a San Bonifacio 153, a Villafranca il numero sale a 185. I dati, comune per comune, li ha forniti l’Inps, pubblicando la quantità di domande accolte in tutta Italia, circa 900mila in totale. Nella provincia scaligera sono quasi seimila, per la precisione 5.780, i veronesi che hanno diritto al sussidio: le domande arrivate, in realtà, sono state qualche migliaio in più, ma tante richieste non sono state accolte perché non rispettavano i rigidi paletti fissati dal provvedimento entrato in vigore la scorsa primavera. E poi, come spiegano dagli uffici del Caf Cisl, ai quali migliaia di veronesi si sono rivolti per inoltrare la richiesta, le rinunce sono state parecchie. Tanti che ambivano a ricevere 780 euro, tetto massimo fissato per il sussidio, si sono ritrovati con poche decine di euro in più sul conto corrente: non abbastanza evidentemente, dal loro punto di vista, per giustificare l’impegno richiesto ai destinati del reddito, e cioè un percorso finalizzato al reinserimento lavorativo. AD OGGI, dati dell’Inps alla mano, a Verona 6,2 persone ogni mille abitanti godono del sussidio. Se si esclude il capoluogo, nel quale si concentrano ben 2.428 richieste accolte, il numero di domande in rapporto alla popolazione cala ulteriormente, raggiungendo quota 5 per mille. Significa che un residente in provincia ogni 200 riceve il sussidio di cittadinanza. Un dato di poco inferiore alla media veneta ferma al 5,3 per mille e ben più basso di quanto registrato a livello nazionale, dove le domande accolte sono state 14,8 ogni mille abitanti, con picchi del 26,3 al Sud. Certo, incide il livello di povertà assoluta, che storicamente nel Mezzogiorno è più elevato che al Nord. Ma conta anche il tasso di disoccupazione, che a Verona è tra i più bassi d’Italia. «Da noi la campagna dà lavoro: chi ha bisogno di una occupazione la trova», ammette Giovanni Carrarini, sindaco di Mezzane di Sotto. Qui le domande per il reddito di cittadinanza sono state solo tre che, rapportate alla popolazione residente, significa 1,2 ogni mille abitanti. Il dato più basso della provincia e tra i più bassi del Veneto. «Quelle poche famiglie che vivono in una condizione di difficoltà sono ben seguite dal Comune. E chi ha bisogno di un reddito e, quindi, di un lavoro, qui lo trova: la campagna offre molte opportunità», dice Carrarini. All’estremo opposto della classifica si piazza Ferrara di Monte Baldo. Anche qui le domande accolte sono state solo tre che però, rapportate a una popolazione composta da 275 persone, significa 10,9 sussidi ogni mille abitanti. La sindaca Serena Cubico frena ogni allarmismo: «Nei gruppi piccoli questi dati creano effetti più forti che nei gruppi grandi, più numerosi». Spiegato in altre parole: sarebbe bastata una sola domanda in meno per far scendere il rapporto a 7,7 beneficiari ogni mille abitanti. Cubico, da economista, dà anche un’altra spiegazione: «I paletti per accedere al sussidio riguardano Isee, conto corrente e immobili di proprietà. In montagna il prezzo delle case è basso, la distanza dai servizi e, per molti, dal posto di lavoro, comporta un maggiore consumo del reddito e degli eventuali risparmi. Infine c’è la questione del lavoro, che qui è soprattutto di tipo stagionale o legato al settore primario, un ambito che garantisce redditi non certo alti». Tutti elementi che messi insieme spiegherebbero perché, nei primi posti della classifica veneta, ci siano soprattutto paesini di montagna, come appunto Ferrara di Monte Baldo. SAREBBE LEGATO alle particolari condizioni economiche del territorio anche il secondo posto occupato, nella classifica del Veronese, da Legnago: 257 richieste di reddito di cittadinanza accolte, una ogni cento abitanti. Questa è l’interpretazione del fenomenco che fornisce il sindaco, Graziano Lorenzetti: «Il nostro territorio soffre, più di altri», sottolinea, «c’è una situazione economica complessa e ci stiamo impegnando a invertire questo trend collaborando con altre amministrazioni della Bassa». «È chiaro che in un contesto simile si trovino più situazioni difficili, famiglie senza reddito per mancanza di un lavoro, casi in cui invece il disagio è legato a questioni personali», aggiunge Graziano Lorenzetti, che si dice critico nei confronti del reddito di cittadinanza, «che non è certo lo strumento più idoneo per risolvere determinate situazioni». «Sarebbe meglio», sottolinea, «indirizzare direttamente alle aziende le risorse che vengono utilizzate per questa misura, coinvolgendo gli imprenditori, mettendoli nelle condizioni di assumere». •

Francesca Lorandi
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