27 giugno 2019

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13.04.2019

Antimafia con il prefetto Polizia locale a lezione

Il prefetto di Verona Donato Cafagna FOTO AMATO
Il prefetto di Verona Donato Cafagna FOTO AMATO

Non più infiltrazione, ma radicamento. Non più fatti sporadici, ma presenza diffusa e capillare nei territori più ricchi come quello veronese e gardesano, reso fiorente dall’economia turistica e perciò appetibile. Che la criminalità organizzata di stampo mafioso abbia trovato terreno fertile in Veneto e nella nostra provincia non è più un tabù: lo confermano le 17 interdittive antimafia firmate negli ultimi tre anni dall’ex prefetto Salvatore Mulas e le sempre più frequenti operazioni di contrasto al fenomeno, come la recente che ha disarticolato un’organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetista con una sede a San Bonifacio che emetteva fatture false per conto di aziende (sei le veronesi coinvolte) che così eludevano il fisco. Temi al centro del convegno «La criminalità organizzata e il vivere quotidiano» ospitato ieri in Dogana Veneta di Lazise, organizzato dalla Regione Veneto in collaborazione con Avviso Pubblico, Comune di Lazise e Sistema di formazione per la polizia locale. Tra i presenti il neoprefetto di Verona Donato Cafagna, alla sua prima uscita pubblica fuori città per parlare di un fenomeno che «appena arrivato mi è stato chiesto di seguire con attenzione», ha esordito. Perché da noi la criminalità organizzata «cerca di radicarsi sul territorio non attraverso la repressione, ma proponendo affari; non con la coppola storta ma con giacca e cravatta, potendo contare sui migliori professionisti presenti sulla piazza», ha spiegato Cafagna. Per affrontare il problema, ha annunciato ai rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine presenti, «mi muoverò nell’attività di contrasto e prevenzione, ma sarò soprattutto in mezzo a voi per favorire la legalità attraverso momenti di confronto come questo». Quanto al lago di Garda, «dove c’è uno sviluppo turistico così importante è forte il rischio che le somme illecite della criminalità organizzata vengano investite in attività del comparto turistico», ha osservato il prefetto a margine del convegno, assicurando «grande attenzione anche su questo fronte». L’altro fronte è quello della vigilanza straordinaria durante la stagione turistica: «Già domani (oggi per chi legge, ndr) terremo un incontro del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per pianificare servizi mirati, sarà rafforzato l’impiego delle forze dell’ordine per tutto il periodo estivo». Che la presenza della criminalità organizzata in Veneto sia radicata lo testimoniano i numeri illustrati dal professor Antonio Parbonetti, docente di Economia aziendale all’Università di Padova: solo contando quelle concluse con una sentenza, sono 120 le operazioni condotte contro le organizzazioni mafiose tra il 2005 e il 2014 nel Centro-nord Italia, con 1.567 persone condannate per reato di associazione a delinquere di stampo mafioso inserite in altrettante società «presenti in tutti i settori economici»: non solo costruzioni e attività immobiliari, ma anche (in ordine) commercio, attività professionali e manifatturiere, fornitura di acqua e gestione rifiuti, trasporto e magazzinaggio perché «lavorano in filiera e tutta la filiera è controllata». Dati che sono solo la punta dell’iceberg, ha evidenziato il colonnello Carlo Pieroni, comandante della Dia di Padova, per cui la criminalità organizzata si combatte «facendo squadra e parlando tra istituzioni». Obiettivo, questo, del convegno di ieri e della Regione Veneto, che sta mettendo a punto un accordo con il ministero dell’Interno per prevedere lo scambio informativo tra le polizie locali e le forze dell’ordine attraverso una banca dati congiunta. Gli agenti della polizia locale sono infatti le prime sentinelle sul territorio, come hanno confermato i comandati della polizia locale di Lazise Massimiliano Gianfriddo e del Distretto media pianura veronese Marco Cacciolari. Roberto Fasoli dello staff nazionale di Avviso Pubblico ha ammonito la politica: «La criminalità organizzata si radica perché c’è una parte della società che la cerca, sfiduciata dalla politica e dalla macchina amministrativa».

K.F.
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