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17.04.2019

«A rischio il futuro degli ospedali dell’Ulss»

Un’infermiera si occupa di un paziente in ospedale. Si teme per il blocco del personale nelle strutture pubbliche
Un’infermiera si occupa di un paziente in ospedale. Si teme per il blocco del personale nelle strutture pubbliche

Un depauperamento in qualità e in quantità della sanità pubblica. È il pericolo che la Cgil Verona sottolinea nella politica sanitaria nazionale e regionale rea di intraprendere, secondo la sigla sindacale, un «attacco» agli ospedali pubblici in favore di quelli privati, con la programmazione delle schede ospedaliere licenziate dalla giunta regionale e ora al vaglio della quinta commissione. A conferma il sindacato porta diversi fattori: l’aumento dei posti letto al privato accreditato, il blocco nazionale del tetto di spesa del personale e un rallentamento delle assunzioni a livello regionale. E poi tanti numeri. I DATI Nel 2017, ad esempio, le strutture private hanno effettuato 57.993 ricoveri a fronte dei 43.034 del pubblico. Nel 2018 sono stati 58.878 nel privato e 40.022 nel pubblico. Anche il valore della prestazione è più alto nel privato: una media di 4.116 euro a fronte di 3.327 nel pubblico. «È evidente che l’investimento sul privato nella nostra Ulss sta lentamente erodendo sia il numero di ricoveri sia le risorse dedicate». Lo stesso vale per le prestazioni specialistiche: se nel privato sono state all’incirca la metà del pubblico (2,9 milioni contro 5,6), nel 2017, il valore medio della prestazione privata è più del doppio di quella pubblica: 29,81 euro per le private (aumento di 3 euro dal 2015) e 13,50 per le pubbliche. IL PROBLEMA Il sindacato definisce così «gravissima» la proposta della Giunta regionale riguardo la distribuzione dei posti letto per acuti nell’ Ulss9, compresa la riabilitazione. «Una presa in giro dei cittadini che assisteranno, giorno dopo giorno, alla chiusura programmata degli ospedali pubblici». «Il percorso è evidente: i posti letto nei nostri ospedali pubblici per acuti e riabilitazione calano dalla precedente programmazione del 2013 di 62 posti letto, mentre il privato accreditato ne guadagna 193 spalmati su diverse aree», spiega Sonia Todesco, di Fp Cgil. Secondo le nuove schede, infatti, i posti letto pubblici saranno 1.121 e 1.368 i privati accreditati. «Evidentemente il privato conta di attivare i 193 posti grazie alle promesse del sottosegretario Luca Coletto che da mesi assicura di far togliere i tetti ai budget che sono stati fissati dalla normativa nazionale per arginare l’espansione del privato a scapito del servizio pubblico. A meno che questi 193 posti non siano finti perché la Regione non può aumentare i letti se non può incrementare, per legge, i budget sostegno. Mai visto un gioco di anticipo così organizzato a scapito della sanità pubblica». LE PREVISIONI Secondo le stime della Cgil, nel pubblico spariscono anche 48 posti di lungodegenza, nonostante siano previsti dal decreto ministeriale del 2015 la percentuale dello 0,2 per mille abitanti. «La scelta di eliminare le lungodegenze (il Sacro Cuore di Negrar mantiene i 10 posti) è inspiegabile perché avrà come ricaduta il permanere dei pazienti da stabilizzare nei reparti allungando ancor di più le liste di attesa». Il depauperamento dei posti letto passerà anche per il Mater salutis di Legnago e per il Magalini di Villafranca che perdono rispettivamente 14 e 24 posti letto chirurgici: «Significa spostare in basso il valore di un ospedale». Aumenteranno di 41 letti l’area medica, mentre in questo il privato ne perde 105, ma nessuno in chirurgia. E ancora, gli ospedali pubblici perdono 33 posti dell’area materno infantile e quattro di terapia intensiva: il privato segna un +2 e un +5 nelle due aree. Infine, per la riabilitazione i pubblici perdono 22 posti letto e il privato ne guadagna 183. «Legnago perderà tutti i letti di psichiatria, ne avrà solo 30 di strutture intermedie. Un numero inspiegabilmente basso raffrontato con i 222 dell’ex Ulss 22 dove, anche qui, il privato la fa da padrone. Su 397 posti complessivi nella nostra Ulss ben 180 sono assegnati al privato non ancora accreditato, 21 alle Ipab e 180 al pubblico (nessuno attivato dal 2017)». «È probabile, come è successo con la sperimentazione del Pederzoli dei 24 posti letto di Ospedale di comunità, che partiranno subito i privati e, fra due anni, si rifarà la programmazione andando a togliere i letti pubblici perché inutili», continua la nota. «Fa bene il sindaco di Legnago a non accettare che i suoi cittadini debbano percorrere centinaia di chilometri per raggiungere un posto letto». Oltre al Mater salutis, anche l’ospedale villafranchese è a rischio depotenziamento, dopo la classificazione di ospedale di base, anziché di rete come i colleghi di San Bonifacio e Legnago. Mentre si pensava alla riapertura dell’ospedale pubblico per acuti, infatti, secondo la Cgil non è stata prestata attenzione ad arginare il privato. «L’attenzione della politica e dei sindaci di quel territorio si è concentrata sulle strutture pubbliche dimenticando che se il privato si espande il pubblico si contrae», conclude il sindacato. «È una legge matematica ed economica, ma che contrasta con la normativa che individua invece le strutture private come complementari alle pubbliche e non sostitutive. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Maria Vittoria Adami
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