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30.03.2010

Verona prega come a Medjugorie

La Madonna di Medjugorie
La Madonna di Medjugorie

San Bonifacio. «Ero malata, due anni di terapie alle spalle, ma stavo bene solo a Medjugorje. Quando dissi al mio medico che dovevo partire, mi rispose che ero affetta da madonnite acuta: 40 giorni dopo, alle visite di routine, scoprii che ero guarita. Ho capito allora, 14 anni fa, che se la Madonna mi aveva rimesso in cammino era perché voleva qualcosa da me. Oggi vivo così, come tutti i devoti di Medjugorje, allegramente sulla croce».
Elisabetta è una nonna sambonifacese, e se vogliamo è un po' il prototipo della devozione alla Madonna di Medjugorje. La folla che domenica pomeriggio ha pressato alle porte del cinema Centrale per ascoltare la storia di conversione personale di un pellegrino «vip» come il giornalista Paolo Brosio, ha dimostrato una volta di più quanto la devozione mariana alla Vergine dei Balcani sia diffusa. Sono mariani ma in qualche modo «carbonari» i pellegrini di Maria: li conosci per nome, ma anche quello, se si tratta di andar sui giornali, fa storcere il naso.
«Non abbiamo bisogno di pubblicità noi e nemmeno quel che facciamo. Se la Mamma chiama, ognuno trova da solo la strada per arrivare a Medjugorje»: è la sintesi di quel che salta fuori a parlare con alcuni dei referenti, come nonna Elisabetta, dei tanti gruppi di preghiera diffusi nel veronese orientale. Impossibile censirli tutti, sia per la natura informale dei gruppi, sia per la loro capillare diffusione. Uno dei sacerdoti che periodicamente accompagna i pellegrini che partono dal sambonifacese, però, arriva a dire che «tra San Bonifacio e la Val d'Alpone, quasi l'80 per cento della popolazione è devota alla Regina della Pace».
Quella di Elisabetta è solo una delle tante storie di veronesi votati alla Madonna di Medjugorje ma non serve la guarigione dal male fisico a dare il «la» ai gruppi di preghiera. E' l'esperienza «ultramondana» a far scattare la voglia di riviverla anche nel quotidiano, la liberazione con la «Cristoterapia» da alcol o tossicodipendenza, o dai mali dell'anima. Giovani, fidanzati e famiglie di San Bonifacio che nell'agosto 2008 condivisero un pellegrinaggio, si sono costituiti in un gruppo, hanno attivato un blog e si propongono, con incontri mensili, di «fare un po' di strada insieme nel cammino della vita».
Poi c'è una coppia che tre anni fa, al rientro da Medjugorje, ha costituito un gruppo tra famiglie: organizzano due-tre pellegrinaggi l'anno, in auto, con i bambini al seguito, e vengono ospitati da famiglie di Medjugorje. Il percorso spirituale prosegue nelle loro case, che a rotazione ospitano la recita del Rosario, una sera a settimana. Tra Roncà, Prova e San Bonifacio è attivo un altro grosso gruppo che organizza pellegrinaggi a maggio (in partenza ci sono tre pullman) e a novembre, in collaborazione con gruppi di Bolzano, Modena e Padova. Sono una trentina i veronesi, e oltre al pellegrinaggio vivono incontri periodici di preghiera come l'Adorazione e i ritiri spirituali a San Pietro di Lavagno e Prova.
Una cinquantina di devoti di Pressana, San Bonifacio, Locara, Monteforte, Santo Stefano di Zimella, Bardolino, Verona, Villafranca, Vago e Cologna (che fanno riferimento all'associazione arzignanese Maria Regina della Pace per i poveri di Maria Onlus), si ritrovano a Brendola, nel vicentino, nella cappella delle Suore Dorotee (tutti i lunedì sera) e a Santa Maria di Negrar (tutti i venerdì sera). Una volta al mese il gruppo si dà appuntamento a Casa Nazareth, presso l'Opera «Don Calabria» di Verona.
In città c'è il Gruppo Santa Maria del Cammino che si ritrova ogni lunedì sera, dalle 20, nella chiesa di via Provolo, ma anche il Gruppo Pellegrini in Cammino, costituito nel gennaio dell'anno scorso. Si riunisce ogni terzo martedì del mese dalle 20.30 alle 23 nella cappella del Centro polifunzionale «Don Calabria» in via San Marco. Praticamente in tutti i gruppi si recita il rosario meditato, c'è spazio per la messa e l'adorazione eucaristica che qui è con i canti che ogni sera risuonano nell'ora di adorazione nella chiesa di San Giacomo a Medjugorje.
Altri gruppi sono costituiti a Costalunga di Monteforte, Locara, Albaredo, Santo Stefano di Zimella, Bonaldo e quello storico e affollatissimo di Soave: in generale si tratta di gruppi spontanei alcuni dei quali seguiti in un percorso di apostolato da congregazioni religiose. I più organizzati, infine, sono periodicamente ospiti delle dirette con la catechesi di padre Livio Fanzaga, il «papà» di Radio Maria, la radio mariana per eccellenza diventata «la radio della Madonna di Medjugorje».

Paola Dalli Cani
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