sabato, 11 luglio 2020
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04.10.2012

Scoperta villa rustica romana
Era rimasta sepolta 16 secoli

Cologna e Legnago. Studenti del «Cotta» al lavoro per far emergere le tracce della vita rurale dell'epoca Tardo-romana nel Colognese. Si sta concludendo in questi giorni lo scavo archeologico promosso dalla Soprintendenza di Verona, in collaborazione con il liceo classico di Legnago, la Sap (Società archeologica) di Mantova e l'associazione culturale albaretana «Adige Nostro». È stato proprio un volontario di quest'ultimo sodalizio, tempo fa, a segnalare la possibile presenza di reperti in località Boara, all'interno dell'azienda agricola «Agostini», ai confini tra Cologna e Roveredo.  Dopo alcuni saggi nel terreno, è stato individuato un sito risalente all'ultimo periodo dell'impero romano, fra il primo e il quinto secolo dopo Cristo. È toccato agli alunni della classe 4A del classico, muniti di picconi, zappe, palette e pennelli, portare alla luce le vestigia di una villa rustica romana rimasta sepolta per 16 secoli. Era stata abitata ininterrottamente per 400 anni, probabilmente dai discendenti di un'unica famiglia che coltivavano i campi lì attorno ed allevavano gli animali. Come succede ancora oggi a poche centinaia di metri dal sito. Il lavoro svolto nelle ultime settimane di settembre in località Boara è stato davvero eccezionale. Non tanto per la quantità e per la qualità di reperti trovati, tutto sommato contenute, quanto per la sinergia che si è creata fra diversi enti ed istituzioni, che ha gettato le basi per nuovi progetti da condividere. Grazie alla collaborazione tra il soprintendente ai Beni archeologici di Verona Federica Gonzato e il preside del liceo «Cotta» Silvio Gandini, gli alunni di 4A hanno potuto sperimentare sul campo le proprie conoscenze. L'esperienza degli studenti dell'istituto legnaghese è stata finanziata dal Fondo sociale europeo.  Per il liceo «Cotta» non si tratta certo della prima iniziativa di questo tipo. «È l'undicesimo anno ormai che ai nostri alunni viene data questa opportunità di formazione», spiega Gandini. «L'iniziativa si inserisce nel progetto di alternanza scuola-lavoro che ha la finalità di costruire un sapere completo di una parte teorica e di una pratica». «Non è nostra intenzione indirizzare i ragazzi verso un futuro necessariamente legato all'archeologia», precisa il soprintendente Gonzato. «Tuttavia riteniamo che le competenze acquisite in questo genere di esperienze possano essere utili in diversi ambiti professionali. Inoltre, gli studenti imparano a lavorare in équipe e a valorizzare il più possibile le risorse dei territori in cui vivono». I ragazzi hanno lavorato in orario extrascolastico, suddivisi in due gruppi, tutti i giorni per tre settimane consecutive. Hanno tenuto un diario dell'andamento dello scavo e, al termine del lavoro, dovranno scrivere una relazione. Si occuperanno inoltre della pulizia e catalogazione di alcuni dei reperti ritrovati. Nella loro interessante «avventura archeologica» sono stati seguiti da un esperto, Alberto Manicardi, della Sap di Mantova. Pur non essendo direttamente coinvolto nel progetto, il Comune di Pressana ha messo a disposizione gratuitamente l'escavatore ed ha accompagnato gli studenti in pulmino dal liceo fino all'area indagata. Sono stati scavati 300 metri quadri della villa, ma è probabile che il complesso si estenda ulteriormente verso est, arrivando a coprire una superficie stimata di 2.500 metri quadri. «Sarà necessario programmare un secondo intervento, ma servono finanziamenti ad hoc», osserva Gonzato. Nello scavo in località Boara sono emerse le fondazioni della casa (tutte realizzate con materiali di recupero e senza alcun legante in malta), il piano di calpestio, l'area del focolare, alcune porzioni di ceramiche grezze, un lungo ago da cuoio, frammenti di vetro lavorato, monete, una paletta in bronzo e perle di collane. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paola Bosaro
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