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18.06.2010

Il Comune acquisisce la chiesetta di Lepia

La chiesetta di Lepia, un gioiello dalla storia antichissima, ora è del Comune e in futuro verrà restaurata
La chiesetta di Lepia, un gioiello dalla storia antichissima, ora è del Comune e in futuro verrà restaurata

Il Comune di Lavagno, grazie a uno scambio, ottiene la chiesetta del monastero di San Giuliano a Lepia. Già le passate amministrazioni comunali avevano tentato di acquisire la chiesetta del monastero e il suo chiostro, anche sulla spinta del compianto parroco di Vago, don Roberto Lonardoni, che avrebbe voluto anche poter adornare la nuova chiesa realizzata nella frazione con la statua lignea della Madonna presente nel passato a Lepia e ora scomparsa.
Oggi la giunta del sindaco Simone Albi riesce a far diventare proprietà del Comune la chiesetta e, se sarà possibile, anche del chiostro grazie a uno scambio edilizio. Il Comune permetterà una lottizzazione di 5 mila metri cubi a San Briccio mentre il privato ritirerà due ricorsi al Tar, impegnando per la comunità 250mila euro, realizzando delle opere pubbliche sempre a San Briccio. «Tanti amministratori», dichiara soddisfatto il sindaco Simone Albi, «avevano tentato di portare a casa questo risultato che dà lustro al Comune. Noi ci siamo riusciti. Naturalmente i lavori di restauro partiranno assieme a quelli del recupero dell'intera struttura monastica».
Il monastero di Lepia è stato una realtà importante per la storia economica e religiosa di Lavagno nei primi secoli dopo il Mille. Il monastero rispondeva all'esigenza medievale della consacrazione religiosa, ma rappresentò anche una tappa della rinascita della cultura e della rivalutazione del lavoro manuale tipiche del monachesimo di San Benedetto.
Il convento di Lepia, dedicato a San Giuliano, venne fondato nel 1176 nella parte sud del Comune, adiacente alla via Imperialis, da Bozoto (o Barzoto) degli Avvocati (o Avogadri), nobile famiglia veronese, e affidato a due sorelle monache benedettine: Redalda (o Realda) e Gemma. Esse vi costituirono una congregazione che osservava la Regola di San Benedetto, ma con un voto di obbedienza al Papa. Nel 1370 la chiesa divenne proprietaria dell'ospedale di Sant'Antonio a San Martino Buon Albergo.
Nel 1391 iniziò una vertenza tra il vescovo di Verona, monsignor Iacopo de' Rossi, e le suore che sostenevano di essere soggette esclusivamente al Papa. Ma nel 1411 esse persero la benevolenza papale ed Eugenio IV soppresse il loro convento. Il litigio, però, non finì qui perché le suore ritornarono a Lepia nel 1447, collegandosi al monastero di Santa Giustina di Padova. Da quest'ultimo, Lepia venne assegnata al convento di San Nazzaro e Celso di Verona.
La soppressione del monastero avvenne nel 1771 per ordine di Venezia, preoccupata dell'eccessivo potere dei religiosi. L'elenco dei beni fatto in quell'occasione annoverava possessi a Giara, Sabbionara, Vago, Cellore, Badia Calavena, Illasi, Cogollo, Tregnago, Marcellise, Stelle e Matermigo. Oggi il complesso, dopo essere stato a lungo una corte agricola, è in totale abbandono. Indispensabile un suo restauro che non ne stravolga, però, la storia e la struttura architettonica. Al riguardo esiste un progetto già approvato.

Giuseppe Corrà

Giuseppe Corrà
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