mercoledì, 08 aprile 2020
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01.04.2010

«Apparizioni in corso» Per questo manca il via libera della Chiesa

«Se la preghiera è quella sincera del cuore, ben venga»: risuonano all'unisono le voci di don Pierantonio Pavanello e di don Mario Masina. Il primo è il cancelliere della diocesi di Vicenza, a cui appartengono molte parrocchie della nostra provincia, il secondo è il Vicario episcopale della Pastorale in Curia a Verona. Tra integralismo e incoraggiamento c'è, insomma, la via di mezzo, che è la tolleranza: «Organizzare gruppi di preghiera e ritrovarsi per pregare rientra nella libertà dei fedeli a patto che rimanga nell'ortodossia», dice don Pavanello. «La preghiera non fa male a nessuno e dunque più preghiamo e meglio stiamo. A Medjugorje ci sono conversioni e la gente torna trasformata, quindi se la preghiera è vera ben venga», replica don Masina. In ambo i casi, comunque, c'è estrema chiarezza sulle disposizioni della Chiesa, come dire il Vaticano, ma anche la diocesi di Mostar in cui ricade Medjugorje: il riferimento è al fatto che le apparizioni non siano state riconosciute perché ancora in corso. Per questo la Chiesa, e dunque pure le diocesi e le parrocchie, non possono organizzare pellegrinaggi ufficiali, e per questo a Medjugorje la messa può essere celebrata solo in chiesa. Sulle colline, invece, è un coro continuo di mille lingue diverse unite sui grani del Rosario. Estrema cautela, dunque, a cui va aggiunta la nomina, giusto un paio di settimane fa, della seconda commissione d'inchiesta voluta dal Vaticano su Medjugorje.
«Che poi i sacerdoti, a titolo personale, vadano in pellegrinaggio, è un altro discorso: si tratta di scelte personali e di legittimo pluralismo», dice don Pavanello. Lui stesso così risponde quando si fa notare che però, nelle parrocchie, capiti anche che i gruppi di preghiera vengano osteggiati se non addirittura banditi. Ci sono parroci che salutano con favore la devozione mariana legata a Medjugorje, ma anche parroci che arrivano a considerarla idolatria se non addirittura una contagiosa suggestione collettiva. E a sentire i gruppi di preghiera, sarebbe anche per questo che chi è devoto alla Madonna di Medjugorje non ritiene opportuno «scoprirsi». «Medjugorje è stata scelta dalla Madonna come parrocchia-simbolo perché ci fosse un ritorno dei fedeli alle proprie parrocchie. La realtà», dicono alcuni gruppi di preghiera, «è che non sempre questo è possibile». Ma c'è anche il contraltare tra i devoti, quello rappresentato da chi ammonisce a non perdere di vista il cuore del messaggio mariano: «Attenti ai carismatici, sacerdoti o laici che siano: l'umanità non può eclissare la spiritualità, non si può finire nella banalizzazione. La Madonna chiama alla conversione del cuore, alla Pace che ognuno deve costruire dove sta».P.D.C.

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