12 luglio 2020

Vino & Agroalimentare

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14.05.2020

Vino, riaperture:
il canale Horeca
vale 6,5 miliardi

Per il vino prevista una ripartenza dei consumi
Per il vino prevista una ripartenza dei consumi

Con la riapertura da lunedì 18 maggio della ristorazione e dei consumi fuori casa, si riattiva per il vino italiano un canale che vale al consumo 6,5 miliardi di euro l’anno. Secondo l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, ad aprile, solo il 23% degli italiani dice che andrà meno al ristorante; per un 58% non cambierà nulla, fatte salve le adeguate misure di sicurezza da prendere (45%). Non manca, anche se misurato, il revenge spending, ovvero la «spesa della vendetta» post-lockdown per i beni voluttuari come il vino: il 10% prevede di spendere per esso più di prima fuori casa, valore che sale al 15% per i millennials (25-40 anni) e per chi non ha avuto problemi sul lavoro (13%).

 

«La nostra speranza - dice Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere - è che gli storici partner dell’horeca, tra i più penalizzati dall’emergenza, possano essere messi al più presto nelle condizioni di poter riprendere il proprio lavoro. Vino, accoglienza e ristorazione sono il primo fattore distintivo del nostro Paese nel mondo, e trovano in Vinitaly il luogo di incontro per eccellenza, con una media di 18mila buyer italiani dell’horeca dei quali due terzi sono legati alla ristorazione».

 

Per il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma, Denis Pantini, «il ruolo della ristorazione e gli effetti del lockdown sulle vendite di vino, sia in Italia che all’estero, sono anche desumibili dalle giacenze a fine aprile di quest’anno, che evidenziano le penalizzazioni per alcune blasonate denominazioni che trovano nell’horeca il principale canale di commercializzazione. Si pensi al +9% di volumi in giacenza del Montefalco Sagrantino e del Nobile di Montepulciano, dell’8% del Chianti Classico o alle maggiori eccedenze di bianchi importanti come Falanghina (+16%) e Soave (+24%)». Ma c’è giacenza anche per altri vini: +36% di Castelli Romani o +22% di Frascati, vini tipicamente somministrati dalle trattorie della Capitale».

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