21 agosto 2019

Economia

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23.09.2018

Progetto Quid cresce e rilancia «Pronto il nuovo capannone»

Anna Fiscale, fondatrice e presidente della cooperativa sociale Quid
Anna Fiscale, fondatrice e presidente della cooperativa sociale Quid

Una nuova sede produttiva. Un nuovo negozio a marchio in centro a Verona. Un nuovo laboratorio di sartoria nel carcere di Montorio, nella sezione maschile. Mentre crescono fatturato, dipendenti e collaborazioni importanti. È inarrestabile lo sviluppo della cooperativa sociale, Progetto Quid, fondata da Anna Fiscale, che produce e distribuisce abbigliamento e accessori per la casa, reinserendo nel mondo del lavoro persone svantaggiate. Il modello di impresa, che ha mosso i primi passi nel 2013, è cresciuto anche con il supporto delle Fondazioni San Zeno, Cattolica e Cariverona. I risultati sono sempre accompagnati dal segno più ed arriva il bisogno di nuovi spazi per creare e produrre. «Da poche settimane abbiamo iniziato a lavorare nel nuovo capannone da 1.200 metri quadrati a 100 metri dalla nostra sede storica, di via della Consortia a Avesa. Nello stabile abbiamo anche spostato il magazzino tessuti, in molti casi materiale che rimane inutilizzato da parte di altri marchi della moda e reimpiegato in modo innovativo da noi. Uffici e prototipia sono rimasti nella struttura originaria», racconta Fiscale. L’inaugurazione è prevista in novembre, la precedenza è data il 6 ottobre al taglio del nastro dello store in via Rosa 6, aperto dai primi di settembre, che mette a disposizione la collezione per la prossima stagione autunno-inverno e si aggiunge ai negozi di via Mazzini, al secondo piano sopra Tezenis, all’Outlet Calzedonia di Vallese, al punto vendita inserito in un identico contesto a Cadriano, Bologna, agli shop di Bassano del Grappa e Mestre. In Italia i prodotti di Progetto Quid sono presenti in altri 100 negozi multimarca. In aggiunta, prosegue la collaborazione con brand come Calzedonia, Canadiens (equipaggiamenti tecnici per montagna e ciclismo di Isola della Scala), Naturasì: dall’estate per la catena del bio, la coop veronese ha prodotto 100mila sacchetti in retina riutilizzabili per frutta e verdura e disponibili in tutti i punti vendita. Aumenta il lavoro, crescono dipendenti. «Nell’ultimo anno abbiamo aggiunto altri 30 addetti, ora i nostri collaboratori sono 101 e sono per lo più persone che hanno alle spalle vissuti di fragilità», evidenzia Fiscale, presidente di Progetto Quid. La coop impiega ex carcerati, ex tossidipendenti, donne vittime della tratta per l'inserimento lavorativo dei quali sono previste agevolazioni. Ci sono anche una ventina di disabili e alcuni ultracinquantenni, usciti dal percorso produttivo che hanno trovato un’ancora nell’opportunità offerta da Progetto Quid. Alcune dipendenti sono state agganciate al laboratorio di sartoria della sezione femminile del carcere di Montorio con cui la coop collabora da quattro anni. Da due mesi il progetto è stato esteso alla sezione maschile. «Una nostra collaboratrice si occupa di formare sette o otto detenuti per sezione, in modo che una volta usciti dal carcere possano avere una concreta chance di reinserimento, che in termini sociali significa abbattere la recidiva dell’80%». A partecipare ai corsi nella sezione maschile sono soprattutto africani dal Nord del continente o dalla fascia subsahariana, dove molti uomini lavorano ancora come sarti. Vivacità e versatilità della coop sono rintracciabili anche leggendo la progressione dei ricavi. Il 2016 aveva chiuso a circa un milione, il 2017 a 1,9 milioni, per il 2018 le stime sono di 2,7 milioni. «Il trend di crescita è entusiasmante e ci convince a investire nuove energie: per la collezione primavera-estate 2019 il nostro team creativo sarà affiancato da uno stilista esterno», conclude la fondatrice-presidente della coop veronese. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Valeria Zanetti
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