28 settembre 2020

Economia

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11.04.2012

«L'uscita dalla crisi? Ancora molto lontana»

Marco della Luna
Marco della Luna

La crisi è tutt'altro che finita. Serviranno molti anni per uscire dal mare magnum dei dissesti finanziari, ammesso che le cure adottate siano giuste. E ne uscirà ferita la democrazia: le redini della crisi sono e saranno sempre più nelle mani di organismi sovranazionali non eletti e dotati di enormi poteri. È la visione comune di due economisti, Marco della Luna e Andrea Mazzalai, le cui figure ricordano quella del Grillo parlante. Già a metà del primo decennio del duemila descrivevano su blog e libri esattamente ciò che sarebbe accaduto dal 2007. Che probabilità ha la cura del Governo Monti di avere successo? Della Luna. «Monti non ha mai inteso salvare l'Italia riformandola e liberandola dalle sue caste. Monti, al contrario, si regge su una coalizione di interessi di casta: partitocrazia e grandi burocrati. L'economia reale e la domanda interna languivano per carenza di liquidità. Monti gliene ha tolta ancora, colpendo i redditi e portando la pressione a un livello tale che l'economia non potrà rialzarsi. Ha colpito in particolare l'edilizia, settore che fa ripartire i cicli economici. Per non parlare dell'Unione Europea, che vorrebbe che l'Italia costituzionalizzasse il pareggio di bilancio e riducesse il proprio debito pubblico di almeno 45 miliardi all'anno, un vero e proprio salasso del Paese». Mazzalai. «Lo Stato ha affrontato il problema sprechi, ma ha completamente ignorato i costi della politica e del pubblico impiego, ricorrendo all'uso sistematico della tassazione. Occorrerà valutare gli effetti del calo delle spese e la dinamica delle entrate, quella dell'Iva in particolare. A preoccupare è semmai la nuova battuta d'arresto della produzione industriale, attesa tra il 5 e il 7% e la conseguente frenata del Pil». Esploderanno a breve altre «bolle» o si va verso una stabilizzazione della crisi? Mazzalai. «L'Italia ha fortunatamente evitato bolle immobiliari come la spagnola, molto più drammatica di quanto si crede. Nonostante i crolli, in Spagna le case sono ancora sopravvalutate del 30% e così è anche in Regno Unito, Francia e in buona parte dei paesi nordici. Quanto all'uscita dalla crisi, il mio pensiero va subito al Giappone, mai realmente ripresosi dai dissesti degli anni '90. In pratica, si navigherà a vista tra molti “stop and go” per almeno un decennio». Della Luna. «Siamo sinceri: con la finanziarizzazione del debito pubblico, la cessione della sovranità monetaria e di politica economica, la globalizzazione imperante e i vincoli di bilancio, non è possibile perseguire alcun tipo di ripresa. Allo Stato non resterà che il progressivo prelievo della ricchezza dei cittadini attraverso le tasse per tentare di far quadrare i conti». Solo ora lo Stato scende in guerra contro l'evasione fiscale. Sarà una svolta? Della Luna. «Non è che chi evade le tasse sottragga o distrugga ricchezza: il denaro c'è sempre, solo che lo spende l'evasore e non lo Stato. Quindi la domanda è: chi spende meglio il denaro per gli interessi della collettività? Il lavoratore - artigiano, imprenditore, libero professionista - o lo Stato, quindi i politici? L'evasore utilizza il denaro non versato allo Stato reimmettendolo nel circuito produttivo attraverso l'acquisto di beni. Al contrario, il denaro raccolto con l'aumento del gettito dall'inasprimento della lotta all'evasione finirebbe soprattutto ad alimentare una spesa pubblica in buona parte clientelare, parassitaria e improduttiva». Quali prospettive nel breve termine? Mazzalai. «Non faccio previsioni. In compenso ho una certezza: la finanza mondiale sta lentamente sequestrando la democrazia e la politica. Si studiano provvedimenti che influiscono in maniera sensibile sulle famiglie e sui progetti di vita di milioni di esseri umani sulla base del famigerato spread e delle dinamiche speculative dei titoli pubblici di ogni Paese». Della Luna. «Fare previsioni è oggi impossibile: troppe variabili in gioco. Facile che l'Italia diventi la periferia di uno stato mondiale, impoverita e a sovranità limitata, obbediente ad organismi sovrannazionali non elettivi e autoreferenziali e gestita da capitali prevalentemente esteri. Entro l'anno, tuttavia dovrebbe crescere la liquidità grazie anche ad una certa iniezione della Fed e ciò dovrebbe garantire un po' di ripresa, sia pure effimera».

Alessandro Azzoni
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