25 maggio 2019

Economia veronese

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20.04.2019

Gsk cede
lo stabilimento
di Verona

Lo stabilimento Gsk
Lo stabilimento Gsk

Nel luglio del 2017 era arrivato da Londra l'annuncio del nuovo piano di revisione dell’intero settore di produzione e commercializzazione degli antibiotici cefalosporine a livello mondiale.

Nell’ottobre del 2018 la decisione di valutare la cessione del sito produttivo di Verona, che fornisce questi farmaci a circa 120 paesi in tutto il mondo, Stati Uniti compresi. Oggi la svolta: lo stabilimento scaligero di Gsk che produce proprio cefalosporine e conta 250 dipendenti viene ceduto all’italiana Acs Dobfar.

Il passaggio avverrà all’inizio del 2020. Regista dell'operazione è Luis Arosemena, da poco più di un anno e mezzo alla guida della filiale italiana della multinazionale farmaceutica inglese.

 

Dottor Arosemena, inutile girarci intorno, prima la cessione del centro ricerche ed ora quella dello stabilimento. Gsk vuole lasciare Verona?

Assolutamente no. A Verona resta il nostro quartier generale per l'Italia. Tra l’altro, presto ci trasferiremo in una nuova sede davanti alla fiera che avrà caratteristiche così innovative da poter attrarre nuove ed elevate professionalità sul territorio.

Però la cessione del centro produttivo suona come un passo indietro della presenza di Gsk sul nostro territorio

Anche in questo caso mi permetto di dissentire. Quello delle cefalosporine per noi era un segmento non più strategico a livello di business. C'era poi una questione legata agli approvvigionamenti che non ci permetteva di sfruttare adeguatamente le ottime capacità dell’unità produttiva di Verona. Un grande gruppo come il nostro evolve continuamente e deve farlo per continuare a crescere. Ma lo stabilimento di Verona è un gioiello produttivo e la nostra intenzione è stata da subito quella di affidarlo a chi potesse non solo rilevarlo ma farlo crescere. E Acs Dobfar è un’azienda solida con sede in Lombardia e forte nel settore antibiotici, ben conosciuta nel mondo e con un forte export negli Stati Uniti. E tra l'altro nel contratto di cessione c'è il nostro impegno ad approvvigionarci da loro nei prossimi anni, una garanzia in più. Inoltre ci rafforziamo in Italia nel suo complesso e dunque nessun passo indietro.

Non c'è un pericolo di perdita di posti di lavoro?

Le dico subito di no. Ma preferisco parlare con i fatti. Quando nel 2009 abbiamo ceduto il centro ricerche ad Aptuit in molti hanno lanciato allarmi occupazionali. Oggi in quella struttura lavorano più persone rispetto a dieci anni fa. Ebbene, attualmente lo stabilimento di Verona vede utilizzata solo parte della propria capacità produttiva e con questo accordo si creano i presupposti anche per uno sviluppo occupazionale.

Ha parlato di un rafforzamento in Italia, cosa intende?

L'Italia è molto importante per il nostro gruppo. Alla fine dello scorso anno abbiamo inaugurato un investimento di 30 milioni di euro per l'impianto di Parma un cui si producono farmaci anche biologici per asma, Hiv, malattie autoimmuni e oncologiche, sia per Gsk che per altre aziende che hanno bisogno di maestranze altamente preparate e di tecnologie all’avanguardia. Proprio per quanto riguarda l'Hiv stiamo completando gli studi clinici su un nuovo farmaco innovativo. A fine marzo abbiamo annunciato un altro investimento di 42 milioni di euro nell'impianto di Rosia, a Siena che è leader mondiale di vaccini contro la meningite. Ormai contiamo nel Paese oltre 4.200 addetti a tempo indeterminato ed oltre 5mila in totale.

Però torno alla domanda iniziale, e Verona?

Più forte è l'Italia, più forte è Verona da dove si coordinano tutte le attività. Ma soprattutto, spostarsi nella nuova sede davanti alla fiera non è solo un cambiamento logistico, ma culturale. La sede sarà all’insegna delle modalità di lavoro più avanzate. Una struttura anche aperta alla città. Da un lato, dunque, sapremo attirare le professionalità più dinamiche presenti sul mercato del lavoro italiano, dall'altro rafforzeremo il ruolo di Gsk come azienda sempre più aperta alla comunità locale.

Lei è ottimista, eppure da più parti si moltiplicano i segnali di una frenata dell'economia...

Credere nei progetti di sviluppo non significa chiudere gli occhi di fronte alla realtà. La situazione economica è complicata per tutti, e bisogna ponderare bene ogni decisione. Ma noi siamo ottimisti, anzi realisti, perchè sappiamo di avere tutte le potenzialità per crescere in modo sostenibile. E poi la nostra forza deriva dalla consapevolezza del nostro ruolo.

Cosa intende?

Quest’anno celebriamo cinquant’anni di ricerca e sviluppo di nuove terapie contro le malattie respiratorie mettendo a disposizione una nuova triplice terapia per la «Bpco» e completando un portfolio totalmente rinnovato di farmaci studiati su misura per le necessità dei pazienti. Per la prevenzione abbiamo un piano globale di investimenti nei vaccini. E proprio i vaccini, dopo l’acqua pulita, sono il secondo motivo per cui l’aspettativa di vita delle persone è raddoppiata in pochi anni. Non mi sembra poco e c’è da andarne orgogliosi.

Maurizio Cattaneo
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