12 luglio 2020

Economia veronese

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18.01.2017

Fratelli Salaorni in lizza per «Birraio dell’anno»

Oreste e Mauro Salaorni con la loro birra artigianale
Oreste e Mauro Salaorni con la loro birra artigianale

Hanno già vinto, comunque vada. Mauro e Oreste Salaorni sono fra i 20 candidati al titolo di «Birraio dell’anno» della rivista Fermento Birra, che verrà assegnato nel fine settimana a Firenze. Ma, se si pensa alla loro giovanissima storia, già esserci, fra alcuni mostri sacri del settore, è una vittoria. Qualcosa di più di «un sogno», come ripetono in coro.

Birra Mastino è nata nel piccolo locale adiacente la pizzeria di famiglia, «La Fonte» di Mezzane di Sotto. Era il 2007: dopo qualche anno di esperimenti domestici, l’idea era quella di prodursi da sé la birra da servire ai tavoli. In meno di dieci anni è cambiato tutto: con il terzo socio Christian hanno aperto una nuovo impianto a San Martino Buon Albergo, dove sono arrivati a produrre duemila ettolitri all’anno. E, rimanendo fedeli al concetto di «artigianale», hanno conquistato nuove fette di mercato e fatto incetta di premi e riconoscimenti.

OMAGGIO SCALIGERO. Altaluna, Beatrice, Alboino, Cangrande: molte delle etichette dei fratelli Salaorni sono un omaggio agli Scaligeri. Ma ci sono anche anche Monaco, Hop.e, Didam: si va dagli stili tedeschi delle basse fermentazioni alla tradizione belga, con un occhio di riguardo alla nuova produzione statunitense, sempre tutto rielaborato con uno stile personale.

«Abbiamo lavorato tanto sulle materie prime», raccontano, «e pensiamo che Fermento Birra, inserendoci fra i venti candidati finali, abbia premiato l’evoluzione e la crescita del birrificio». «Fino al 2015», spiegano, «abbiamo prodotto birre molto ricercate, che fondamentalmente piacessero soprattutto a noi». Poi uno scatto in avanti, più vicino ai gusti di un pubblico che rimane comunque di nicchia, quel tre per cento di consumatori, in crescita, che sceglie birre artigianali: «Abbiamo cominciato a produrre birre più classiche, ma ben fatte. E riuscirci non è affatto facile». Con il cambio di sede sono stati rivisti e aggiornati il marchio, le tipologie di birre, la veste grafica delle bottiglie e tutto il sistema di distribuzione sia nazionale che estero.

OBIETTIVO QUALITÀ. Hanno puntato sulla tecnologia: «Migliora i risultati e permette un controllo maggiore. Il nostro obiettivo non è meramente il guadagno economico, ma la realizzazione di un prodotto di alta qualità che identifichi il nostro marchio come leader nella categoria delle birre artigianali» Nel frattempo sono fioccati gli inviti a festival in giro per l’Europa, mentre la loro «Hop.e», un’«american Ipa» veniva premiata con il certificato d’eccellenza alla manifestazione competitiva «Brussels Beer Challenge 2016».

Negli anni hanno viaggiato tanto, ma sono anche stati vicini a mollare tutto. Ora arriva il riconoscimento e la sfida di Firenze. Unici veronesi e unici veneti, sono gli «outsider» della rassegna: è Mauro, tecnicamente, l’unico candidato (si premia un singolo «birraio dell’anno»), ma in gara con sé porterà i soci, i collaboratori e soprattutto tutta la laboriosa e appassionata incoscienza della storia del Mastino.

Riccardo Verzè
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