08 luglio 2020

Cultura

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23.05.2020

Storie di prodotti: quando il successo nasce per un caso

La Coca Cola, creata per essere un medicinale. La Nutella nata dall’idea di raccogliere in bicchieri di vetro riciclabili i panetti di Giandujot che d’estate si liquefacevano. L’insalata russa, inventata a Racconigi da una variazione dell’insalata rusa, cioè fatta con la rapa rossa, per accogliere una delegazione di russi. E i grissini venuti fuori per sbaglio nel Seicento cercando di fare un pane senza mollica perchè il Principe Amedeo non la digeriva. Successi nati per caso o per errore, invenzioni fantastiche tra cui quella del panettone che Oscar Farinetti ci racconta in 50 storie e altrettanti personaggi raccolte nel libro «Serendipity» (Slow Food Editore, pp 304, 16,50 euro). Ogni prodotto è lo spunto per raccontare aspetti inediti di invenzioni di cui godiamo ogni giorno o farci rivivere le atmosfere di epoche perdute guardando al futuro. «Il ragionamento sulla serendipity, cioè scoperte o cose buone nate per caso, cercando altro, può essere in questo momento un aiuto all’umanità per capire che gli obiettivi possono cambiare. Che bisogna essere aperti alle altre idee, al cambiamento» dice Farinetti. In ogni storia, 46 dedicate al cibo, l’autore è in dialogo con imprenditori, musicisti, scienziati, intellettuali da Giovanni Ferrero a Francesca Lavazza, da Edoardo Bennato a Roberto Vecchioni a tutto il gotha degli chef italiani tra cui Carlo Cracco e Massimo Bottura. E ancora il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, Vittorio Sgarbi, Joe Bastianich e lo scienziato Telmo Pievani, protagonista di in un capitolo molto particolare, più lungo degli altri, dedicato all’uomo «che nasce per fatalità, errori, sbagli, in perfezionamento. Il massimo esempio di serendipity», dice Farinetti. E «chi lo sa che i tempi post virus non siano anche questi una serendipity, una cosa bellissima, un nuovo Rinascimento, una nuova consapevolezza del mondo, un nuovo rapporto con i prodotti. Lo racconteremo tra un decennio e sarà come una serendipity» afferma il fondatore della catena Eataly. «Noi siamo figli di 70 anni senza guerra e non ci aspettavamo di vivere questi eventi. Per la prima volta nella storia dell’Europa ci siamo trovati davanti a una cosa terribile. Dobbiamo avere un nuovo rapporto con il superfluo e con il nostro modo di acquistare. Un nuovo rapporto con la perfezione e l’imperfezione. Serviranno parole nuove e nuovi scenari e mercati. La parola più pronunciata sarà nuovo», sottolinea Farinetti. «Spero che due-tre mesi di clausura ci faranno ragionare su questo. Abbiamo anche compreso l’imperfezione della scienza, un altro tabù che crolla. Siamo tutti impreparati davanti a eventi così e dobbiamo smetterla di criticare e aiutare». La ripresa? «Un disastro. Ristorazione e turismo, le due ossature del Paese, sono allo stremo. La fase intermedia, post virus, sarà molto difficile. Fino a che non arriverà la fase 3, della liberazione, quando avremo il vaccino. Torneremo a stare insieme e lo faremo in maniera diversa». Il suo «Serendipity» è il frutto di due anni di lavoro su 5mila testi, 10mila blog e siti. Ci sono anche le storie del verderame, che intorno al ’700 nei vigneti del bordeaux veniva messo perchè non rubassero l’uva per poi accorgersi che la rendeva meno contaminata, e del sigaro toscano con Vecchioni che non ne può fare a meno. •

Mauretta Capuano
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