06 giugno 2020

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26.05.2015

SAN TREK PELLEGRINI DI OGGI

Il codice del pellegrino da Bordeaux, anno 333 FOTO MARCHIORI
Il codice del pellegrino da Bordeaux, anno 333 FOTO MARCHIORI

Il primo fu il pellegrino burdigalense, cioè di Bordeaux, che nell'anno 333, imperava Costantino, se ne andò dalla Gallia a Gerusalemme. Oggi migliaia di imitatori ne seguono l'esempio sui santi trekking verso Santiago di Compostela, «el camino» per antonomasia, e le altre mete della fede. Il campione è uno spagnolo di Vicenza, Francisco Sancho, 45 anni, il cui record personale è un pellegrinaggio ininterrotto di 7.000 chilometri: 217 giorni di marcia da Roma, alla Francia e a Santiago. Il confronto tra il precursore e i seguaci odierni si compie per il Festival Biblico alla Biblioteca Capitolare di Verona, davanti a una delle tante copie (fu un bestseller del Medio Evo) del Codex Burdigalense: questa veronese risale all'ottavo secolo. «È una specie di Google map dell'antichità», sintetizza l'archeologo padre Eugenio Alliata, francescano alla Custodia della Terra Santa, il presidio gerosolomitano dei Frati Minori che nei secoli è stato rispettato-tollerato da tutti i potenti di quei luoghi, tanto venerati quanto contesi. Oggi un Francisco Sancho, per dire, farebbe fatica a rimettersi sulle orme del primo pellegrino, e non perchè il baedeker del 333 sia impreciso nell'indicare la strada, anzi. Fino a Concordia (Aquileia) la via si può ripercorrere, e oggi anche lungo i Balcani relativamente pacificati. Ma in Siria, Libano, Bekaa, Golan, Israele... Vorrebbe dire avventurarsi ad attraversare campi di battaglia, fili spinati, muraglie di cemento.
Il bello del pellegrinaggio è che si parte, ma dietro strada non si sa cosa può capitare. Anche le distrazioni, che fanno parte del programma. Il burdigalense, per esempio, spiega il frate archeologo «doveva essere un funzionario imperiale o qualcosa del genere». Perché viaggiava spesato, e bene. Si capisce dalle tappe iniziali: tutte a cavallo (businnes class, diremmo oggi) e senza badare ai costi: da Bordeaux a Segusionem (Susa), e poi Ticinum (Pavia) e fino alla citata Concordia, sempre cambiando cavallo ogni sette-otto leghe (20 km). Correva come un pony express del West, insomma, approfittando lungo la strada di ogni mutatio (luogo per il cambio dei cavalli) per il complessivo tragitto di 1.841 miglia (3.500 km). Ma quando arriva a Tarso di Cilicia — «la patria dell'apostolo Paolo», annota sul suo Itinerarium —il percorso da express comincia a farsi labirintico, segno di altri interessi oltre a quello professionale che doveva aver motivato la spedizione. Va a Tiana di Apollonio, l'«anticristo» dei pagani, sul Monte Carmelo, in Galilea, a Scitopoli città pagana della Decapoli («e non sale sul vicino Monte Tabor», lo rimprovera il francescano), da Cesarea allunga per tre miglia fino a una sorgente della fertilità che non è luogo biblico. Insomma, anche interessi di tipo turistico, diremmo oggi, che il suo resoconto rivela impietosamente come le note spese dei politici svelano il noleggio dei video porno.
E oggi? Il revival dei pellegrinaggi — a piedi, s'intende — ha trovato uno sponsor nell'attuale vescovo di Concordia-Pordenone, monsignor Giuseppe Pellegrini. Il clero da queste parti dimostra la verità del detto latino, nomen omen. Don Dan benedice i campanari e in missione, a dimostrare francescanamente la gioia e la tenerezza che porta il Vangelo, Verona ha mandato don Felice Tenero. «Tra quanti si incamminano per Santiago e per gli altri santuari, solo una minoranza ha una vera motivazione religiosa», ammette Francisco Sancho. Ma non si può mai dire. «Intanto, tutti noi pellegrini siamo spettatori di lusso del creato», che è la prima forma di rivelazione. Poi, cammin facendo, capita di ricevere ispirazione quando e dove non te aspetti. Tra le tante prediche sentite dietro strada, le parole che cita Sancho sono di tale Philippe Blanc, un francese ospitale che gli diede un tetto perché l'ostello dei pellegrini era pieno. «Non ha paura, sempre da solo e a piedi? Me lo chiese a tavola sua figlia. E io: “Confido nella Provvidenza” —Cos'è? mi domandò la bambina. Rispose il papà: “È il modo in cui si manifesta Gesù quando ne abbiamo bisogno”. Beh», si commuove, «non l'ho mai sentito spiegare meglio».

Giuseppe Anti
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