18 agosto 2019

Cultura

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20.07.2019

Rita Chincarini, pittrice di sogni

Rita ChincariniOpera di Rita Chincarini: nei suoi dipinti protagonisti l’azzurro e il blu
Rita ChincariniOpera di Rita Chincarini: nei suoi dipinti protagonisti l’azzurro e il blu

L’azzurro e il blu erano i protagonisti dei suoi dipinti. I colori del cielo, del mare, del suo lago di Garda, lei che era nata a Malcesine, nell’incanto della Val di Sogno. Un luogo, un nome, un destino. «Ora sogno e dipingo. Navigo nel sogno. Quando mi risveglio poso il pennello sul cavalletto e i piedi per terra: soltanto allora vivo la normalità», raccontava, in un’intervista a Lorenzo Vincenti, Rita Chincarini, la pittrice veronese scomparsa il 14 giugno scorso a 93 anni, lasciando un vuoto profondo nel mondo artistico scaligero. Allieva del grande pittore di Cerea Antonio Nardi all’Accademia Cignaroli, vincitrice nel 1957 della borsa di studio «Angelo Dall’Oca Bianca», Rita Chincarini fin da ragazza comincia la sua attività, che la porta a partecipare a numerose mostre collettive, a concorsi provinciali e nazionali conseguendo diversi premi e segnalazioni. Nel corso della sua lunga carriera ha esposto in una trentina di mostre personali, in molte città italiane ed estere, con successo di critica e di pubblico. Fiori, nature morte, orizzonti, volti, figure umane, cercando di cogliere quanto hanno nel loro cuore. Sono soggetti delle tele di Rita Chincarini, poi vissuta a Verona, dove pure lavorava. “La bimba della luna”, un olio su tela, come il “Soffio di melodia”, sempre con il colore azzurro preponderante, sullo sfondo, sono alcuni dei suoi dipinti riportati nel suo profilo sul sito web della Società di Belle Arti Verona. Licisco Magagnato, direttore dei Musei civici di Verona dal 1955 al 1986, di lei evidenziava “la volontà di scandire geometricamente, in una ripresa in sordina delle tessiture pittoriche cézanniane, le forme della realtà”. Accostata alla scuola dei pittori chiaristi veneti, la Chincarini, ricordava Vincenti. Che citava Lionello Fiumi che definiva le opere della pittrice “alito di malinconia” e poi Gianni Bonetti che invece parlava di “dolcissima malinconia e silenzioso rimpianto”. Giuseppe Faccincani diceva che le sue pennellate erano “carezzevoli e seducenti”. Purezza di cuore, innocenza. «Se creo una figura non completo mai connotati del viso», raccontava a Vincenti, «lascio che ciascuno inserisca poi con la propria fantasia il volto che preferisce. Se creo un muro non intendo esprimere l’incomprensione altrui verso di me, come Utrillo. Il mio muro non significa barriera ma protezione, vitalità; consente alle foglie di sbocciare intrise di rugiada». Dipingeva rapidamente, l’artista, dicendo di avvertire la presenza sul suo maestro, Antonio Nardi, che per lei non era mai morto. Come non muore l’arte di Rita Chincarini, la pittrice di sogni. •

Enrico Giardini
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