30 marzo 2020

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06.01.2020

Quando l’Est veronese era la «capitale del riso»

Lo Zuccherificio di Villanova
Lo Zuccherificio di Villanova

Nel ’500 il regno del riso comprendeva San Bonifacio e tutto l’Est veronese. Nel suo libro «Una stagione e poco più» il professor Gianni Storari evidenzia un’ipotetica rivalità tra San Bonifacio e Isola della Scala, oggi «capitale» veronese del riso: quella concorrenza che si sarebbe potuta creare se gli eventi della storia avessero fatto deviare San Bonifacio dalla via del riso a quella dello zucchero. Racconta infatti che nel Sanbonifacese il riso si coltivava già nel 1522 a Villabella e in tutto il circondario, per iniziativa di grandi proprietari terrieri. I Gritti a Villabella, i Serego a Belfiore e alla Miega di Cologna Veneta, i Lavagnoli a Sule di Cologna Veneta e a San Gregorio di Veronella, i Morando Serena alle Biacche di San Bonifacio, i Nigri a Locara, gli Ottolini ad Arcole chiedevano nel corso del tempo ai «Beni Inculti» di Venezia di ampliare i terreni a risaia utilizzando le acque sorgive o di corsi d’acqua: come lo scolo Camuzzoni che, dalla Tramigna, non solo irrigava i campi ma alimentava l’acqua delle risaie, faceva funzionare le pile e consentiva il trasporto delle messi dai campi alla villa per la trebbiatura; e poi l’avvio dei sacchi di riso, sulle barche, verso il gran mercato di Venezia attraverso Ponte canale, la Màsera, la Fossalonga, il Canal Bianco e infine il mare. L’apice del successo del riso di San Bonifacio è rappresentato dal riconoscimento avuto all’Esposizione internazionale di Vienna nel 1876. L’arrivo nel 1849 della Imperial Regia Strada Ferrata Ferdinandea (la Milano-Venezia) apriva a nuovi mercati lontani e giustificava l’impegno e le richieste dei proprietari per il riso, rivolte anche al governo austriaco, che però non era disposto a investire qui, in previsione dell’unificazione all’Italia. Solo dopo il 1866 San Bonifacio vide la realizzazione di opere significative: bonifiche, sistemazione di argini, cura delle strade, il nuovo ponte sull’Alpone, l’apertura di un secondo ufficio telegrafico in centro, il nuovo municipio in piazza. L’abbandono poi della coltivazione del riso verso la fine del secolo riaprì la dolorosa parentesi dell’emigrazione che per fortuna si ridusse notevolmente nel secolo successivo, con l’arrivo dello zuccherificio di Villanova e l’avvio in tutta la zona della rivoluzione industriale.

G.B.
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