17 luglio 2019

Cultura

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18.06.2019

Museo della Giostra
viaggio nel paese
delle meraviglie

Una sala del Museo della Giostra di Bergantino
Una sala del Museo della Giostra di Bergantino

È un puntino di 2500 anime sull’argine sinistro del Po, al confine della provincia di Rovigo con quelle di Verona e Mantova. Ma è la capitale dei sogni di ogni bambino (e non solo). Bergantino è infatti uno dei più importanti distretti esistenti di produzione di giostre, esportate in tutto il mondo, da Disneyworld fino al Giappone, passando per Gardaland.

 

E a Bergantino la mèta del nostro itinerario è il «Museo della Giostra», un centro multimediale di documentazione sulla storia dello spettacolo viaggiante, che ripercorre l’evoluzione delle attrazioni di piazza nei secoli, dalle fiere medievali ai parchi delle meraviglie ottocenteschi, fino ai luna park moderni, al circo equestre e alle giostre adrenaliniche. Entrare nel museo a Palazzo Strozzi, in piazza Matteotti a Bergantino, è entrare in un mondo magico, tra labirinti, burattini, marionette, colorati macchinari di musica meccanica tutti rigorosamente originali, restaurati e perfettamente funzionanti (e ve li fanno ascoltare), e riproduzioni in scala di giostre storiche, con tanto di movimento e luci.

 

Il Museo è nato nel 1999 ed è stato rinnovato nel 2011. È curato e diretto da Tommaso Zaghini, ricercatore, storico e scrittore. Nella visita guidata (che consigliamo), insieme alla storia dello spettacolo popolare viaggiante, si viene a conoscere anche la storia del territorio di Bergantino. Una zona povera, che con la crisi del 1929 non vedeva prospettive. Due meccanici di biciclette videro che alle fiere la gente pagava il biglietto in contanti e subito, al contrario dei loro clienti. E decisero di realizzare la prima giostra, una autopista. Da lì altri bergantinesi si buttarono in quella avventura.

 

Ma Bergantino vale un viaggio anche per la natura in cui è immerso. Il paese si trova accanto alla Oasi golenale del Po, una zona protetta sulla sinistra del fiume, proprio sull’ampia ansa. Quarantuno ettari lasciati a vegetazione naturale, con paludi frequenti e boschi golenali di pioppi, che sono l’habitat di una elevata biodiversità faunistica, con specie protette come la Rana Dalmatina, e dove nidificano molte specie di uccelli. Un itinerario bellissimo da fare a piedi o in bicicletta, e infatti Bergantino è inserito nelle mappe del turismo «slow». Territorio di confine, Bergantino anche a tavola unisce Veneto, Lombardia ed Emilia. Prima di tornare a casa, val la pena di gustarsi un piatto di bigoli al torchio o di gnocco fritto con i salumi tipici.

 

DOVE E COME. Il Museo della Giostra si trova a Palazzo Strozzi in piazza Matteotti, a Bergantino (Rovigo). È aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12, ma è visitabile su prenotazione anche il pomeriggio e nei fine settimana Sono sempre possibili visite guidate per gruppi e scolaresche, su prenotazione. Il biglietto costa 3 euro, ridotto 1,50. Per info e prenotazioni, tel. 0425805446 – 3450011003, e-mail: museodellagiostra@libero.it. Ogni altra informazione sul sito: www.museodellagiostra.it.

 

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LA GENTE DELLO SPETTACOLO VIAGGIANTE di Tommaso Zaghini, direttore del Museo della Giostra

Il Parco dei divertimenti, nonostante la sua vistosità, è un fenomeno ancora poco conosciuto nella sua realtà più profonda, anzitutto perchè è una struttura viaggiante, che per la sua mobilità e provvisorietà appare e scompare rapidamente, trasfigura con le sue attrazioni e spettacoli gli spazi cittadini, che diventano luogo fantastico di svago, di divertimento e di illusorietà (e qui sta il suo fascino), ma tutto avviene per breve tempo e in una notte tutto si dissolve. Va detto anche che, mentre il circo o altre forme di spettacolo sono stati oggetto di tanti studi confluiti in una vasta letteratura, sul Luna Park è stato scritto troppo poco, e perciò di esso si conoscono solo gli aspetti esteriori e più appariscenti: le luci, i colori, i suoni, i clamori, ma sfugge ai più che anche il Luna Park costituisce un fatto culturale da non sottovalutare come cosa frivola ed effimera. Il Luna Park e il Circo, infatti, rappresentano, pur nella loro diversità, il punto d'arrivo di un lungo percorso storico che parte fin dalle civiltà antiche, passa attraverso la Fiera medievale e rinascimentale per giungere fino a noi, raccogliendo in sé tutti gli elementi di una cultura antropologica che si sono sovrapposti e sommati nel corso dei secoli.

 

E' lo studio che il Museo Storico della Giostra sta portando avanti con interessanti risultati per mezzo di ricercatori che operano in diverse regioni italiane. E nemmeno gli spettacolisti itineranti sono ben conosciuti nella loro precisa identità, perché nel loro complesso in Italia costituiscono un mondo umano piuttosto variegato ed eterogeneo. Ma va detto subito con chiarezza che quando parliamo di viaggiatori o spettacolisti, ci riferiamo sempre ed esclusivamente a gruppi professionali che non vanno confusi né identificati con i nomadi zingari, i quali hanno un'altra origine, un'altra cultura e costituiscono un'etnia a se stante che ha regole di vita diverse. I viaggiatori, invece, di cui si occupa il Museo della Giostra e ci occupiamo noi oggi, traggono la loro origine dalle culture stanziali, cioè dal mondo dei fermi di varie zone del Veneto padano, della Lombardia, del Piemonte, dell'Emilia Romagna e così via. Essi sono diventati spettacolisti itineranti scegliendo un mestiere di piazza per l'impossibilità di trovare il sostentamento nel proprio paese d'origine.

 

Così nel passato si sono formate le grandi famiglie di viaggiatori Lombardi e Piemontesi di lontana tradizione ed anche quelle che sono entrate nel viaggio in epoche più recenti, come gli spettacolisti di Bergantino, che, a partire dagli anni '20, periodo della grande crisi economica del primo dopoguerra, sono riusciti ad inserirsi, poco a poco con incredibili sacrifici, nel circuito dello spettacolo viaggiante, inseguendo un sogno di riscatto da una condizione di vita inaccettabile. Essi, dunque, vivono il viaggio semplicemente come un'occasione di lavoro professionale, e come emigranti stagionali percorrono itinerari fissi a intervalli regolari, e non viaggiano per una vocazione al nomadismo, che è tipica dei nomadi zingari, che pur loro possono portare in giro giostre. In questo variegato e multiforme mondo del Luna Park dobbiamo oggi appuntare l’attenzione su di un gruppo professionale che ha dato origine allo spettacolo viaggiante nell’Alto Polesine: i viaggiatori di Bergantino al centro dell’argomento di questo seminario. Ciò che desta stupore nella gente è il fatto che Bergantino oggi ha circa 50 famiglie di spettacolisti e che in un recente passato le famiglie che gestivano giostre erano un centinaio su una popolazione che non arrivava ai 3000 abitanti.

 

Questa peculiarità che contraddistingue il paese suscita curiosità nei visitatori del Museo della Giostra, i quali immancabilmente pongono la domanda: Perché in un paese essenzialmente agricolo, come erano tutti gli altri paesi polesani, ad un certo punto della sua storia nasce e si sviluppa proprio qui lo spettacolo viaggiante, un'attività che non sembra avere nessun rapporto, nessuna correlazione con la realtà lavorativa del paese? È difficile per la gente capire come una comunità di fermi, artigiani e agricoltori, che hanno le loro robuste radici in un ambiente socio-economico preciso, recidere improvvisamente le radici per mettersi in un viaggio avventuroso quasi stravolgendo e snaturando il proprio DNA.

 

Per dare una risposta dobbiamo calarci nella storia degli anni '20, che seguirono la tragica Prima Guerra Mondiale, anni di grave crisi economica nazionale, ma particolarmente polesana per il male di sempre: la diffusa disoccupazione a causa dell’eccedenza di manodopera bracciantile. Infatti cardine dell'economia era solo l'agricoltura in quanto l'industria era pressochè assente e le uniche attività di tipo industriale erano costituite dalle fornaci e dai mulini o comunque da lavori connessi con l'agricoltura. Le difficili condizioni di vita accentuarono il fenomeno dell'emigrazione delle forze migliori che cercavano altrove la possibilità di vivere ad un livello accettabile di dignità umana. Nella relazione del Consiglio Provinciale dell'Economia di Rovigo, datata 1929, si può leggere: “In questi ultimi tre anni hanno imperversato gravemente la siccità e la grandine che hanno ridotto del 30 e del 50 per cento i proventi del raccolto. A ciò aggiungasi la disoccupazione, le giornate di lavoro ridotte, il grande concorso di operai avventizi.. Le numerose giornate di ozio che il contadino passa nelle sempre troppo numerose osterie del proprio paese implicano spesso la privazione del necessario, del pane, della polenta per i famigliari, di un po’ di latte per i bambini, che crescono troppo spesso anemici, gracili, facile preda delle malattie che talvolta si risolvono in morte”. Questa crisi degli anni ’20 era grave perché toglieva non il superfluo, ma il necessario per la vita e imponeva scelte radicali per la sopravvivenza. Ed è in questo drammatico contesto socio-economico che nasce e si fa strada in alcuni bergantinesi l'idea di una giostra come soluzione ai problemi della loro grama esistenza.

 

In quegli anni a Bergantino vivevano, infatti, alcune persone dotate di una straordinaria capacità creativa. Erano persone prive di una preparazione scolastica adeguata, ma dalla mente fervida, di un'intelligenza pronta che non è esagerazione definire geniale. Sono coloro che diverranno i pionieri della giostra: Umberto Bacchiega, Umberto Favalli e un po' più tardi Albino Protti, tutti meccanici di biciclette. Erano quelli che come artigiani soffrivano di più in una società contadina che pagava le riparazioni delle biciclette alla fine dell'anno, a raccolto concluso. Ma bisognava fare i conti con il pranzo o con la cena tutti i giorni. E così per cercare qualche entrata supplementare, Umberto Favalli aveva inventato una macchina per fare le caramelle che vendeva alle fiere. Lì incontrava anche l'amico Bacchiega che girava in bicicletta di fiera in fiera per vendere biscotti e dolciumi fatti in casa, sempre per "sbarcare il lunario", come si suol dire. Un giorno alla fiera di Sermide videro qualcosa che cambiò loro la vita: un'autopista, una nuova invenzione giunta da Milano, e rimasero sorpresi dal fatto che la gente accorreva alla giostra con i soldi in mano e pagava subito e in contanti: fu un'illuminazione. Ecco che cosa poteva risolvere definitivamente i loro problemi. La disegnarono su scatolini di fiammiferi che avevano in tasca e facendo un debito di 60.000 lire per l'acquisto di materiali, ricostruirono con grandi sacrifici e preoccupazioni quell'autopista della speranza. Il 24 aprile 1929 presentarono la loro giostra sulla piazza di Bergantino in occasione della fiera di San Giorgio e fu un successo clamoroso, perchè rappresentava una grande novità fra le semplici altalene e le giostre di barchette dell'epoca. Il giorno dopo iniziò il loro primo viaggio verso la fiera di Novellara. I due amici non avrebbero potuto mai immaginare che stavano aprendo una strada sulla quale poi, in seguito all'altra crisi degli anni '50, si sarebbe incamminato un centinaio di famiglie bergantinesi. E non potevano nemmeno immaginare che la loro attività di costruttori e di gestori di giostre si sarebbe estesa su un vasto territorio che oggi è diventato, per l'intraprendenza di tanti altri, un centro internazionale all'avanguardia nella produzione di attrazioni per Luna Park esportate in tutto il mondo.

 

Cento famiglie equivalgono a centinaia di persone che sono partite sulle orme dei pionieri: è un fatto che fa riflettere; e viene veramente da chiedersi perchè un'attività così nuova, così diversa, così impegnativa per una comunità rurale ha potuto trovare nel paese un terreno tanto fertile. Inoltre la gestione di spettacoli viaggianti richiede subito abilità precise che non si possono improvvisare. La molla di tutto fu la fame, d'accordo, ma il paese rispose in modo così corale che viene da pensare che fosse già predisposto a questo tipo di attività. Lo stesso Giocabriga, spettacoli di teatro popolare in piazza, era come una grande giostra su cui tutto il paese girava, creava e inventava. Certi studi di sociologia sostengono, infatti, che si riscontra una maggiore vivacità di iniziative e d'intraprendenza nelle comunità che vivono in territori di confine, dove culture diverse s'incontrano e si scontrano, arricchendosi reciprocamente delle loro diversità. E Bergantino è sempre stato un territorio di confine fin dalle sue origini in epoca medievale. Si trovava ai confini quando era possedimento dell'Abazzia di Nonantola di Modena, ai confini per 700 anni quando faceva parte della Transpadana ferrarese; poi quando nel 1815 nasce la Provincia di Rovigo, Bergantino che già era ai confini col mantovano, col veronese e col ferrarese, viene aggregato al Polesine risultando ai confini anche di questa nuova entità territoriale. Questa comunità, quindi, ha provato nel corso dei secoli e della sua storia il disagio dell'emarginazione economica e sociale. Ma in queste situazioni storiche di emarginazione e di decentramento, le comunità possono godere anche di altri vantaggi. Bergantino, come area di confine, risultando lontano dai centri di potere, ha goduto nei secoli di una relativa autonomia, mentre i suoi abitanti hanno avuto così la possibilità di sviluppare un certo spirito di intraprendenza e di libera iniziativa più di altre comunità controllate dal potere centrale. (Le cronache del tempo riferiscono che Bergantino è stato scomunicato nel 1200 per ben due volte dal Vescovo di Ferrara, perché si prendeva la libertà di non pagare le decime).

 

Il bisogno aguzza l'ingegno. Paese di confine, i Bergantinesi sono sempre stati avvezzi al contatto con comunità e gente con dialetti, modi di vivere, tradizioni, usanze diverse. Ancor oggi basta spostarsi di pochi chilometri per sentir parlare in dialetto veronese o mantovano o ferrarese. Simili contatti, nella loro varietà più accentuata nel passato, hanno rappresentato sicuramente un arricchimento per queste comunità che hanno sviluppato così una maggiore apertura e disponibilità ai rapporti umani. Tutte queste esperienze vissute dalla comunità bergantinese attraverso il tempo hanno certamente contribuito a creare le condizioni e le premesse favorevoli alla nascita dello spettacolo viaggiante nell'Alto Polesine. Poi la crisi economica degli anni '20 e i pionieri Bacchiega e Favalli hanno fatto il resto.

 

Sintesi conclusiva Il Luna Park è un fenomeno ancora poco conosciuto nella sua realtà più profonda e merita una maggiore attenzione da parte della Cutura Ufficiale e del potere politico-amministrativo. I viaggiatori spettacolisti sono dei gruppi professionali che traggono la loro origine da culture stanziali e non vanno identificati con i nomadi che hanno una cultura diversa e seguono regole di vita diverse. Bergantino, che è sempre stata area di confine nel corso di tutta la sua storia, ha saputo positivizzare gli aspetti negativi della sua emarginazione sociale ed economica, sviluppando e potenziando le capacità d’iniziativa e d’intraprendenza. Lo spettacolo viaggiante altopolesano ha avuto origine dai pionieri della giostra bergantinesi che negli anni ’20 e ’30, a causa di una grave crisi economica, sono stati costretti a staccarsi dalla loro comunità di appartenenza e scelsero un mestiere di piazza non per vocazione alla vita nomade, ma per necessità, privilegiando così un’emigrazione stagionale e temporanea a un’emigrazione definitiva in aree industriali o in un Paese straniero. Nella loro vita di itineranti hanno portato con sé i valori tipici della comunità d’origine: l’attaccamento al lavoro, lo spirito di sacrificio, l’amore per la famiglia e soprattutto il senso del risparmio che ha consentito loro di superare tanti momenti difficili e di progredire.

 

È un mondo di grande interesse storico e antropologico quello dei viaggiatori, un mondo che è stato tenuto ai margini dalla Cultura Ufficiale fino a qualche decennio fa, e ora abbisogna del riconoscimento dei suoi diritti e della sua dignità. Oggi i giovani esercenti, che sono rimasti in pochi a continuare l'attività ereditata dai padri, si sentono inseriti in una tradizione professionale familiare, ma vivono con seria preoccupazione, quotidianamente, il problema dell'incertezza del loro futuro.

Daniela Bruna Adami
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