23 luglio 2019

Cultura

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20.10.2018

Trame senza fissa dimora in lungadige Galtarossa

Dentro la natura, o meglio le nature, identità ambientali, «trame» in grado di creare intrecci e complessità, o le forme in divenire di una percezione tesa a valorizzare l’azione del vedere e di uno sguardo sull’ambiente. Sono «Trame senza fissa dimora» di Vincenzo Castella (Napoli, 1952), o le opere della mostra fotografica in corso a Studio La Città, in lungadige Galtarossa 21, fino al 17 novembre, ispirate dal pensiero dello scrittore formalista russo Viktor Sklovskij ma, anche, da riferimenti visivo-culturali che si snodano dalla filosofia alla semiologia, ad una antropologia in discussione. «Trame» sul luogo, in uno spazio interno/esterno, in una natura sublime come testimonia Pirkanmaa Finland 81, una delle fotografie in mostra che coniuga narratività e immagine in quanto la configurazione riporta la memoria visiva e letteraria a Il giardino dei sentieri che si biforcano di Jorge Luis Borges, come anche a I due uomini che contemplano la luna del pittore romantico tedesco Caspar David Friedrich. Ma non solo questo emerge dalla mostra, in quanto l’artista partenopeo attinge per la propria indagine oltre che dai formalisti russi come Viktor Sklovskij, anche dai filosofi francesi come Felix Guattari di cui cita espressamente e orgogliosamente quale riferimento teorico di questo suo lavoro «Le tre ecologie. L’umanità e il suo destino». Ed è proprio sulle contaminazioni filosofiche e artistiche che muove l’intenso lavoro di Castella. Non a caso nelle sue foto la «presenza» è diretta e immediata, come nella serra di Zurigo dove ha realizzato buona parte dei suoi scatti, in cui lo spettatore viene coinvolto dentro uno spazio scenico dai forti connotati teatrali, in una quinta ambientale in cui prende corpo una dimensione visiva fondata su di una difesa della natura di beuysiana memoria, che evidenzia stilemi di rilievo estetico o, meglio ancora, estesico, in quanto Castella in queste foto crea partecipazione e identità. Risulta essere anche questa la forma visuale della Natura di Castella, o l’immagine come azione, empatia e condivisione per quegli stessi spazi, serre e foreste. Sono così anche le polaroid Castelseprio, pezzi unici in cui vive e si respira una doppia luce, una luce sospesa, una luce eterea in grado di ri-aprire luoghi e silenzi, corpi e ambienti. È questa l’adesione ad un’impronta poetica che avvolge e indaga la natura, alberi, foglie, cactus, piante, foreste, e crea non solo sospensione e movimento, ma anche una forma aerea, lieve e leggera. Trame senza fissa dimora certo, ma soprattutto presenze costanti dentro l’ambiente e una natura a cui ridare senso e significato, in un’idea di bellezza dai risvolti seducenti come testimoniano Zurigo 1, Zurigo 3, Zurigo 9, fotografie in cui risalta tanto il contesto ambientale, quanto quello simbolico: la pianta come oggetto, segno visivo e identitario, motivo di un’anima e di una passione. E analogamente alla forza dei suoi precedenti paesaggi urbani, anche in questa occasione Castella sorprende e ammalia in quanto in queste fotografie e nei suoi video, come egli stesso ricorda, vive « lo spirito di guardare e di riflettere su alcuni momenti di rappresentazione del mondo vegetale e delle presenze botaniche nella storia dell’arte, in cui osservare i vari momenti nei quali l’immagine si genera, non concentrando l’attenzione esclusivamente sulla forma finale del lavoro». Ne risulta uno sguardo sul mondo della Natura volto a creare e a costruire conoscenza e consapevolezza circa una realtà, quella ambientale, e su patrimoni, la natura e i paesaggi, da valorizzare e conservare per il futuro e per la nostra storia. •

Enrico Gusella
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