20 agosto 2019

Cultura

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17.03.2019

Omaggio a Zinelli, l’arte che va oltre la malattia

Carlo Zinelli (1916-1974)
Alcuni pannelli della mostra «Carlo Zinelli, Visione continua», aperta a Palazzo Te di Mantova
Carlo Zinelli (1916-1974) Alcuni pannelli della mostra «Carlo Zinelli, Visione continua», aperta a Palazzo Te di Mantova

Le lunghe schiere nere dei «pretini» misteriosi, un po’ fiammiferi un po’ militari, che negli anni Sessanta fanno capolino nelle tempere su carta tra le figure fluttuanti azzurre, rosse, verde acido e giallo, tra cerchi e muli, uccelli e croci, marchingegni e alpini. Il mondo onirico di Carlo Zinelli ha valicato i confini veronesi per trovare posto a Mantova, nella cornice rinascimentale di Palazzo Te. Qui, nelle sale Napoleoniche, sono in mostra, fino al 9 giugno, i capolavori dell’esponente dell’Art Brut di proprietà della Fondazione Cariverona, nella temporanea «Carlo Zinelli. Visione continua», a cura di Luca Massimo Barbero, direttore artistico delle collezioni della fondazione. L’esposizione è stata presentata ieri nella sala dei Cavalli da Barbero, affiancato dal presidente della fondazione Alessandro Mazzucco, e dal direttore della fondazione Palazzo Te, Stefano Baia Curioni, con il sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, a sancire l’alleanza tra la città scaligera e quella dei Gonzaga. La mostra dossier offre un «diario minimo» di Zinelli (1916-1974) attraverso 32 sue opere, di cui 26 fronte e retro, dipinte tra il 1958 e il 1970 nell’atelier prima nel manicomio di Verona, il San Giacomo alla Tomba, e poi a Marzana. I disegni sono esposti in un allestimento accattivante che saprà raggiungere anche i bambini, forse più in grado di comprendere e calarsi nel mondo fantasioso del «magico interprete dei segni», del «pioniere della figurazione», apripista e liberatore, malgrado se stesso, di un’arte contemporanea che va oltre l’Art Brut. «Zinelli è per noi storico elemento di interesse e va studiato valutandolo senza alcun pregiudizio accademico o condizionamento per la sua storia», sostiene Mazzucco. E l’intento della mostra è proprio quello di affrancare l’opera di Zinelli dalla malattia che lo ha traviato, per portarlo «nel puro visibilismo del micromondo dei suoi fogli tramite i quali si entra nella realtà più grande dell’artista», come spiega Barbero: «Questa mostra è un modo per liberare il suo corpus dalla gabbia dell’arte terapeutica. Zinelli è stato un artista a tutti gli effetti e le sue opere vanno vissute a prescindere dalla malattia». Dopo il dramma della guerra, Zinelli nel ’57 rinasce con l’arte. Tra il ’58 e il ’59 si organizza la sua prima mostra e l’artista imbocca un «flusso continuo» di lavoro estenuante di 8-9 ore al giorno, fino alla morte. «Nella sua pittura», continua Barbero, «non c’è mai nulla di casuale, tutto è lucidamente condotto. Sono folgorato dall’attualità delle sue opere e dal loro non essere del tutto collegabili all’Art Brut che ha sempre qualcosa di spettinato e spaventoso e mai di ammagante come invece c’è in Zinelli che è creatore di elementi straordinari e di un mondo che poi altri artisti hanno utilizzato». Zinelli cattura chi guarda i suoi fogli dipinti a tempera senza imprecisioni né macchie, «nei quali cominci a contare, a divagare», indica Barbero. «Il suo stile da un lato ribadisce con forza e in maniera pionieristica il valore dell’immagine, come veicolo di libera espressione, e dall’altro si fa interprete, anticipandola, di una certa figurazione e degli esperimenti con le forme e le immagini dei corpi tanto cari all’arte a noi contemporanea». Alla mostra sono abbinati momenti collaterali tra cui l’incontro, il 17 aprile, sulla storia di Zinelli raccontata da Lorenza Roverato, critica d’arte ed esperta dell’artista che ha collaborato anche alla stesura dei testi - con Barbero – per il catalogo della mostra edito da Corraini. Roverato sarà affiancata dai nipoti del pittore Simone e Alessandro Zinelli, ieri presenti a Palazzo Te con l’assessore alla cultura di Verona Francesca Briani e il sindaco di San Giovanni Lupatoto, paese natale di Zinelli, Attilio Gastaldello. La mostra, su progetto e sviluppo di Barcor17, si chiude nella stanza per l’attività didattica proposta ai bambini tra i 5 e gli 11 anni. In autunno, infine, sarà proposta anche a Verona con un allestimento rinnovato a Palazzo Pellegrini, sede della fondazione Cariverona. •

Maria Vittoria Adami
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