08 aprile 2020

Cultura

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15.11.2019

Inaugurata la mostra
su Giacometti
e il suo tempo

I disegni e i quadri dell’infanzia, poi le sculture del periodo surrealista, quelle ispirate al mondo africano o classico, per quattro enormi sale che ruotano intorno al triangolo dei suoi capolavori. È la grande mostra «Il tempo di Giacometti da Chagall a Kandinsky» che al palazzo della Gran Guardia a Verona ospita dal 16 novembre al 5 aprile del 2020 100 capolavori.

 

Settanta sono le opere qui esposte di Giacometti, in una vera e propria monografica arricchita dalle opere degli artisti del suo tempo. In più amici e collaboratori di Aimè e Marguerite fondatori della straordinaria Fondazione Maeght di San Paul de Vance che li ha prestati per questa occasione in quella che rappresenta una meravigliosa storia corale che ha attraversato tre decenni fondamentali della storia dell’arte e non solo come gli anni ’30, ’40 e ’50 del secolo scorso.«Tra disegni, sculture e scrittura - ha detto il curatore Marco Goldin presentando la mostra - c’è un filo conduttore che è quello di costruire nell’immediatezza». Ed è tutto in questa definizione il filo conduttore della sua vita che è anche quello della mostra che ha un andamento cronologico.

 

«L’arte di Giacometti - spiega ancora Goldin - parte dalla sua storia familiare e dalle vette della Val Bregaglia dove passava le estati dell’infanzia ed ha continuato ad andare fino alla fine». Alberto nasce nel 1901 in un clima fortemente artistico il padre pittore post impressionista, lo zio artista, Segantini come vicino di casa, non ama la scuola ma tutti da subito riconoscono in lui il genio. Poi nel 1922 si trasferisce a Parigi e non ha ancora deciso bene cosa vuole fare nella vita ma poi decide per la scultura, racconta il curatore, e avrà come maestro uno degli allievi di Rodin a cui Goldin ha lo scorso anno dedicato una splendida mostra a Treviso «e molti sono i punti di contatto tra di loro». «Giacometti vive poverissimo anche quando sarà ricchissimo in una visione calvinista della vita» che traspare dall’essenzialità significante delle sue opere. Meravigliosi i disegni, come la testa d’uomo quasi bruciata e poi i piccoli e densi quadri e le sculture come le donne con i grandi fianchi colate nella materia dell’anima. Si arriva fino a quel 1966 in cui muore consumato e qui, di pochi mesi prima, c’è la grande foto che lo vede arrivare in nave a New York con lo sguardo non verso la città che ospitava una sua mostra ma verso l’Oceano, l’infinito verso il quale l’uomo che cammina, al centro della mostra, muove il suo passo svettando grigio e filiforme come gli abeti delle valli della sua infanzia sempre immerse nella penombra.

 

La mostra di Linea d’Ombra curata da Marco Goldin è stata inaugurata stamattina dal sindaco di Verona Federico Sboarina, dall’assessore alla cultura Francesca Briani e da Elisa Baccini, presidente del gruppo e main sponsor.

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