20 agosto 2019

Cultura

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14.06.2019

Dentro gli occhi dei prigionieri: scatti dalla tragedia cambogiana

Il percorso espositivo di Quasi Fotografo
Il percorso espositivo di Quasi Fotografo

È solo buttando l’occhio dentro la vetrina che capisci che è una galleria d’arte. Lo si fa camminando in quella che è una delle strade più trafficate e antiche di Veronetta, via Carducci. Qui da un lato all’altro della strada, su due vetrine ben distinte e contrapposte, si riassapora il «vedere di un tempo». L’occhio fotografico dell’esperto è quello di Ann-Christine Woehrl, la fotografa franco tedesca che ha fatto della sua attività di freelance il mezzo per denunciare al mondo le atrocità di quest’epoca. E qui, nello spazio espositivo di Quasi Fotografo, i volti ritratti dei prigionieri della Cambogia tra il 1975 e 1979, documentano quarant’anni dopo uno dei momenti più terrificanti che hanno attraversato la storia di questa Nazione. Volti e gesti quotidiani che si legano a quel che rimane del carcere S21 dove 14mila persone vennero uccise, e dove ancora oggi sono conservati gli archivi e gli oggetti del tempo. Gli scatti diventano testimonianza di luoghi dove il dolore, le atrocità subite sembrano palpabili. Scorrendo quadro dopo quadro all’interno della galleria, viene da pensare a come Karl Popper, il filosofo della scienza e della politica, il teorico della società aperta e critico dei totalitarismi di ogni orientamento, sia riuscito a mettere una netta separazione tra ciò che vediamo e ciò che è realtà. Questo perché le fotografie di Ann Christine Woehrl è difficile pensarle solo come immagini. Sono molto di più: sono un grido di disperazione. Sono la parola data a chi non ce la ha più. Il lavoro di questa artista fotografa, classe 1975, è il documentare la vita quotidiana di persone e comunità sfidate dal loro ambiente sociale, culturale e religioso. E qui, nello spazio espositivo di Quasi Fotografo, si sposa bene. Al punto che altre immagini nella vetrina di fronte si legano all’attività della sua compagna di lavoro e di viaggi Camille Laura Villet, che porta «Pazienza dell’anima» a vedere con occhi nuovi ciò che ci circonda e a far si che una storia che si lega a Verona, il mito di Giulietta e Romeo venga risvegliato. Due mostre fotografiche in una che mettono in mostra da un lato della strada il dolore dell’essere umano, dall’altro il bisogno di affrancare l’anima e di ricercare il mito. Certo è che la città non avrebbe la possibilità di conoscere apprezzati artisti internazionali se non fosse per l’intuizione di due amanti e insegnanti della fotografia, Marco Monari e Luca Antonini, che due anni e mezzo fa hanno deciso di scommettere su questo angolo della città riportando una ventata culturale che va fuori dagli schemi attuali fatti di selfie e scatti non pensati. Qui la fotografia riprende il posto nell’arte che le spetta di diritto e l’artista Anne-Christine Woehrl che ha lavorato per i fotogiornalisti David Turnley Reza e Eddie Adams, ne è la dimostrazione. •

Anna Zegarelli
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