20 febbraio 2020

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24.11.2019

Carlo Scarpa
tra vetri e bottega
a Castelvecchio

Carlo Scarpa a Verona significa tre celebri capolavori: il Museo di Castelvecchio, la sede del Banco Popolare in piazza Nogara e casa Ottolenghi a Bardolino. Ma Carlo Scarpa, nato a Venezia nel 1906 e morto a Sendai in Giappone nel novembre 1978, grande e celebre architetto, innovatore di linee e di forme, è tanto altro.

 

Per esempio raffinato artista del vetro, un designer ante litteram, quando il design non si chiamava ancora così, e i lavori preparati per le sue opere sono proprio qui nell’archivio di quel museo di Castelvecchio che proprio lui ha risistemato, tavole che il lungimirante direttore del museo Licisco Magagnato volle, dopo la scomparsa di Scarpa, acquisire e conservare. In sala Boggian fino al 29 marzo si possono ora ammirare i vetri creati da Carlo Scarpa per la vetreria Cappellin tra gli anni Venti e Trenta (ingresso al museo 6 euro) e soprattutto i disegni che hanno portato alla loro creazione; un insieme che ricostruisce l’atmosfera della bottega dell’artista.

 

È questo il valore aggiunto di una mostra che viene così valorizzata e veronesizzata nella quale si possono ammirare 69 vasi prodotti alla vetreria M.V.M. Cappellin & C, provenienti da Venezia grazie all’accordo con Le Stanze del Vetro e Pentagram Stiftung ed è a cura di Marino Barovier, tra i più reputati esperti dell’arte vetraria muranese. Quelle Stanze del Vetro che all’Isola di San Giorgio, di fronte a San Marco, continuano nel pregevole e prezioso lavoro di recupero dell’antica arte vetraria muranese, esponendo pezzi unici dell’artigianato antico, oggi in larga parte disperso tra fondi finanziari americani e società cinesi.

 

Un recupero nel segno di Licisco Magagnato che nel 1960 volle la mostra “Vetri di Murano 1860-1960”, allestita dallo stesso Scarpa. In quell’occasione, l’architetto progettò alcune vetrine ora restaurate e riutilizzate in occasione dell’allestimento di questa mostra. In Sala Boggian quindi si respira un’aria d’altri tempi, che rimanda agli anni compresi tra il 1925 e il 1931, dove i 52 disegni realizzati per la vetreria sono corredati da una selezione di 23 fotografie d’epoca. Dopo Cappellin (che fallisce), Carlo Scarpa proseguì il lavoro nel vetro diventando direttore artistico per Venini dal 1932 al 1947. E per Venini poi lavorerà anche suo figlio Tobia creando i celebri vasi «con gli occhi».

 

Carlo Scarpa (e così pure poi il figlio Tobia) amava una ricerca e una sperimentazione grazie alle quali riusciva a reinventare, con nuovi materiali, il vetro, aprendo nuove frontiere per il design. «Con il suo lavoro è riuscito a generare opere considerate al tempo impossibili, apportando una rivoluzione nello studio e lavorazione del vetro», spiega Marino Barovier esperto curatore della mostra (insieme ad Alba Di Lieto e Ketty Bertolaso della Direzione dei Civici Musei). In particolare grazie al lavoro di Carlo Scarpa, consulente artistico, nella vetreria di Giacomo Cappellin vennero rivisitate antiche tecniche di lavorazione come la filigrana e il decoro fenicio, ma soprattutto i lattimi aurati, le nuove paste vitree e i vetri incamiciati che danno alla materia una nuova consistenza e una pastosità consentendo l’uso di colori brillanti come il rosso rubino e il giallo carico. Vere e proprie opere d’arte in vetro che consentirono alla M.V.M. Cappellin di essere presente più volte alle grandi esposizioni di arte decorata va in Italia e all’estero.

 

L’Archivio Carlo Scarpa di Verona, che ha sede al Museo di Castelvecchio, conserva la collezione dei disegni e delle fotografie relative ai vetri di Cappellin. Acquisita nel 2004 nell’ambito delle iniziative promosse dal Comitato Paritetico Carlo Scarpa (2002-2013) Stato - Regione del Veneto, grazie ad Aldo Businaro, l’importante raccolta venne interamente affidata dalla Regione del Veneto all’archivio scarpiano veronese istituzionalizzato in quegli stessi anni. Non solo: nel fondo Cappellin che arriva all’archivio Carlo Scarpa di Verona si coglie un altro aspetto della produzione artistica del giovane architetto veneziano: i disegni per le vetrate che fanno emergere le influenze e i legami con la pittura metafisica e cubista alla quale Scarpa si dedicò fino al 1930. Concetti e forme che si ritrovano poi nelle opere create con il vetro e che sono diventate icone modernissime nel tempo e sono ancora oggi più che attuali, perché è laddove l’avanguardia dell’arte assume la forza del design intramontabile.

 

Martedì 26 novembre, alle 17.30, al Museo di Castelvecchio, incontro «Scarpa e il vetro, 1925-1931. Come la modernità può rinnovare la tradizione» con Valerio Terraioli.

Maurizio Battista
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