27 febbraio 2020

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27.08.2016

Marconi e il «raggio della morte»
La scoperta rimasta nell’ombra

Francesco Chiantera, direttore del Museo,  e il macchinario elettromagnetico inventato da MarconiLa tessera fascista di Guglielmo Marconi
Francesco Chiantera, direttore del Museo, e il macchinario elettromagnetico inventato da MarconiLa tessera fascista di Guglielmo Marconi

Di Guglielmo Marconi si conoscono tante cose: che è stato un fisico, un inventore, un imprenditore e un politico. Il nome di Marconi è legato all'invenzione della radio, ma forse in pochi sanno che lo scienziato italiano è coinvolto anche in un antico progetto militare teso a realizzare un'arma potentissima in grado di annientare a distanza le truppe nemiche durante un conflitto.

Per sviluppare il «raggio della morte» Marconi avrebbe utilizzato un macchinario elettromagnetico, oggi conservato al Museo della Radio di Verona, dove sono presenti altri cimeli dello scienziato e un dossier di Historia del 1972 che narra dell’arma segreta.

IL RAGGIO DELLA MORTE. Secondo indiscrezioni giornalistiche, tra il 1935 e il 1937 Guglielmo Marconi, finanziato da Benito Mussolini, era riuscito a costruire un’arma segreta, che attraverso un raggio misterioso, sarebbe stata in grado di bloccare e distruggere a distanza qualsiasi mezzo a motore. L’unica testimonianza concreta di questa ipotetica arma è di Rachele Mussolini, moglie del Duce, che nel suo libro Mussolini Privato descrive di aver assistito ad un esperimento condotto verso la fine del mese di giugno 1936 sulla Roma-Ostia: alle 15, tutte le auto che stavano circolando in quel momento si fermarono contemporaneamente senza alcun motivo e, dopo mezz’ora, come per magia, tutti i motori ripresero a funzionare.

LA COSCIENZA. Ma se tutto è vero, perché allora nel 1940 l’Italia, entrata in guerra, non utilizzò questo strumento? Pare che pochi anni prima, il pontefice di allora, Pio XI, terrificato dalla scoperta chiamò a colloquio Marconi e gli chiese di non proseguire le ricerche. Lo scienziato, fascista fedelissimo, confessò al Duce il suo colloquio con il Papa e le sue perplessità che riguardavano la sua coscienza religiosa. Mussolini non voleva inimicarsi Pio XI, ne tanto meno andare contro gli scrupoli religiosi di Marconi e quindi autorizzò la sospensione della ricerca, ma non la distruzione della scoperta. Nel 1937 Guglielmo Marconi morì improvvisamente per un attacco cardiaco.

IL MUSEO DELLA RADIO. «Pensiamo che Marconi avrebbe voluto usare il raggio della morte solo per difendersi dai nemici, non come arma distruttiva», spiega il direttore del Museo della Radio, Francesco Chiantera. «Avrebbe voluto smagnetizzare ogni mezzo a motore: auto, motociclette, camion e aerei, per rendere vani gli attacchi esterni. Dopo la morte di Marconi, nel 1937, si vocifera che il raggio finì in mani sbagliate», prosegue Chiantera, che nel museo ospitato nell’aula magna dell’istituto tecnico industriale statale «Ferraris» di via del Pontiere, ha allestito un punto Marconi, ricco di tesori storici. «Sembra che tutt’oggi si continui segretamente a sviluppare l’arma e pare che le grandi potenze la utilizzino in silenzio».

L’ATTUALITÀ. Tutt’oggi si continua a discutere sulla reale esistenza di questo «raggio della morte». Un’inchiesta particolarmente discussa de Il Giornale di qualche anno fa racconta che negli anni settanta un gruppo di scienziati italiani, di cui non si conosce il nome, avrebbe scoperto il segreto di questo raggio, capace sì di fermare i motori delle auto, ma soprattutto di dare energia pulita a costo zero. Questa nuova tecnologia, in grado di cambiare le sorti del pianeta, preservandolo dai rischi legati a nucleare e petrolio, sarebbe tuttavia tenuta segretamente chiusa in cassaforte da una misteriosa fondazione religiosa con sede nel Liechtenstein. Sarebbero pronti da anni macchinari in grado di produrre energia pulita a bassissimo costo, smaltendo i rifiuti. Sarà vero?

Ludovica Purgato
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