18 gennaio 2020

Cultura

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01.12.2019

SE LA REALTÀ È UN’OPINIONE

Nando Pagnoncelli durante la presentazione del libro, con Gigi Riva e Ilvo Diamanti FOTO MARCHIORI
Sandro BoscainiIl sondaggista Nando Pagnoncelli
Nando Pagnoncelli durante la presentazione del libro, con Gigi Riva e Ilvo Diamanti FOTO MARCHIORI Sandro BoscainiIl sondaggista Nando Pagnoncelli

«Ascoltare Nando Pagnoncelli ci offre l’opportunità di fare un tuffo nell’attualità più scottante di questa Italia che naviga, in qualche modo, senza bussola e senza rotta». Con queste parole Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola, ha salutato e introdotto il sondaggista e autore, ospite ieri sera nella Sala Convegni di via San Cosimo, quando ha presentato il suo libro «La Penisola che non c’è. La realtà su misura degli italiani» (Mondadori, 2019), nell’ambito della rassegna «Incontro con l’Autore» promossa da Banco Bpm. La Fondazione Masi, partner di Banco Bpm per la serata, ha insignito Pagnoncelli proprio alcune settimane fa del Premio Civiltà Veneta. Nonostante non sia un veneto di oggi, ma di ieri, di quell’epoca, cioè, che vide lo splendore della Serenissima includere anche la sua città natale. «Bergamo ha fatto parte della Repubblica veneziana per secoli. Condividiamo radici comuni, come anche identità e sensibilità. E da un osservatorio come il nostro ci rendiamo conto della portata nazionale delle nostre personalità, capaci di capire le problematiche globali con la lungimiranza, quella che ha caratterizzato Venezia e i suoi illustri rappresentanti». Dal canto suo, l’autore e sondaggista ha stregato il pubblico in sala con quel suo modo garbato, diretto e piacevole che lo rende così amato e popolare. Anche quando è il momento di dire verità che fanno male o che, perlomeno, ci costringono a porci qualche domanda in più. «Il nostro pensare e il nostro agire collettivo sono troppo spesso caratterizzati dal netto prevalere delle emozioni sulla razionalità», spiega Pagnoncelli. «E quando siamo davanti a un fenomeno che ci preoccupa siamo portati, a volte in modo del tutto inconsapevole, a dilatarne la portata, quasi come se volessimo evidenziare la nostra preoccupazione con il fenomeno stesso». E lo dice con i dati alla mano, ovviamente. «Dal 2014 con Ipsos realizziamo ricerche in decine di paesi, chiedendo a un campione rappresentativo di persone di darci un’opinione su diversi argomenti: quanti sono gli over 65, quanti i giovani disoccupati, quanti i ragazzi che vivono ancora in casa coi genitori? Ebbene, il valore medio ottenuto dalle risposte è molto distante da quello reale. Anzi, l’Italia è il Paese con la distanza più alta tra la percezione e la realtà». Una cosa è certa: il ruolo del sondaggio è sempre più decisivo in un’epoca storica come la nostra, e si rivela strumento prezioso che è al tempo stesso un’arma efficacissime per orientare le opinioni altrui. E dunque fare il sondaggista non è facile, in un mondo in cui «la realtà è un’opinione», come ha voluto sottolineare Ilvo Diamanti, intervenuto alla presentazione insieme al giornalista Gigi Riva. Insomma, abbiamo un’immagine e una percezione della realtà a dir poco distorta. E Pagnoncelli strappa un sorriso anche raccontando alcune esperienze vissute da testimone. Come quella volta in cui, a Sanremo, assistette agli insulti e alle polemiche feroci scaturite dalla canzone di Povia, «Luca era gay». Per poi vedere lo stesso pubblico, poco dopo, applaudire e piangere mentre Roberto Benigni leggeva sul palcoscenico una lettera di Oscar Wilde al suo innamorato. «Siamo questo», dice, sorridente, Pagnoncelli. «Un Paese in cui, se chiedi cosa preoccupa maggiormente, il problema principale sono i migranti, ma poi, se chiedi quanto siano problematici i migranti nel paese in cui vivono gli intervistati, emergono sentimenti come accoglienza, solidarietà, storie di amicizie: lo straniero è identificato con la badante amorevole, il compagno di classe del figlio, l’artigiano sotto casa». Insomma, il Paese che è favore della chiusura dei porti sembra non riflettere sul rapporto, quello quotidiano e vero, che le persone hanno con gli stranieri. E cita altri due esempi: «Il 4 luglio 1979 il governo italiano a sue spese ha mandato tre navi a salvare i ‘boat people’ nel golfo del Siam. Pensiamo poi che dal 1986 sono 930mila i bambini delle zone di Chernobyl ospitati in altri paesi. Quasi la metà ha soggiornato presso famiglie italiane. Certo, non c’erano i problemi che stiamo vivendo oggi, ma noi eravamo lo stesso popolo». Ce ne sono di spunti, per riflettere su come la nostra opinione sia governata dalla pancia, troppe volte. Ma Pagnoncelli crede nell’Italia e negli italiani, sei milioni dei quali, ricorda, sono impegnati, ogni giorno, nel volontariato. «Bisogna leggere, informarsi, capire. E avere ancora fiducia nel ruolo dei cittadini». •

Silvia Allegri
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