29 maggio 2020

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02.03.2017

«Reliquiae», storia sotterranea
della città attraverso i secoli

Foto del libro Reliquiae di Raffaello Bassotto (copyright immagine Raffaello Bassotto).
Foto del libro Reliquiae di Raffaello Bassotto (copyright immagine Raffaello Bassotto).

Il termine «reliquia» designa i resti delle salme dei santi o dei martiri, oppure oggetti venuti in contatto con esse, quali vesti o strumenti del martirio. Ma, estendendo la definizione del Dizionario di Antropologia (Zanichelli), sono anche le «piccola ossa, frammenti di abiti, chiodi, corde, unghie, ciglia, organi interni, braccia, dita, arti» - come ricorda Francesco Bletzo - gli oggetti che costituiscono i «reliquia», ovvero «le parti rimaste di un più vasto corpo fisico; frammenti di un insieme disperso, corrotto, avanzi di vite estinte sul piano biologico ma ancora vive nella dimensione antropaica del culto, della richiesta di cura e aiuto».

Di questo, e molto altro ancora, tratta il libro Reliquiae di Raffaello Bassotto - edito da Grafiche Aurora (82 pagine, 58 immagini) – che sarà presentato sabato alle 11 nella Sala Farinati della Biblioteca civica, e a cui interverranno, oltre al fotografo veronese, Francesco Bletzo – studioso di Collezionismo e Antropologia – ed Elena Benvenuto, docente di lettere ed esperta di reliquie. Reliquiae è, per molti versi, una lettura altra su Verona, in quanto numerosi sono i luoghi di culto coinvolti e immortalati, riletti e contestualizzati, dal fotografo veronese – attivo sin dagli anni Settanta, e che della città scaligera ha narrato per immagini luoghi e persone, identità e relazioni - sia in chiave antropologica, che all'interno di un percorso caratterizzato da segni e frammenti.

Infatti dai particolari del pavimento della chiesa di Sant'Anastasia - foto che apre il libro come una scacchiera in cui di fatto si inseriscono via via le reliquie e i frammenti - alla cripta della Basilica di San Zeno, Bassotto immortala i diversi luoghi e oggetti, attraverso un'indagine non solo artistica, ma soprattutto antropologica tesa a determinare nell'impronta fotografica il senso e la connotazione di quello stesso frammento quale forma di un'identità che vive nel tempo e nella storia. Del resto «il possesso delle reliquie – come ricorda Bletzo - oltre alla brama puramente collezionistica di possedere un oggetto raro, era anche un processo magico-scaramantico, una protezione della fortuna personale e della casata, uno scudo ai rovesci politici e agli avvenimenti infausti».

E così dal Cranio di San Fortunato martire nella Cappella delle Reliquie di Santa Maria del Paradiso, al particolare di un Cenotafio della navata destra nella Chiesa di Sant'Anastasia, alla navata centrale di San Fermo Maggiore, la Chiesa dei Filippini, il chiostro di San Bernardino con un particolare del monumento funebre che ritrae il simbolo araldico dei “tre monti”; alle reliquie insigni disposte in un reliquiario ligneo dorato in forma stilizzata di “cartagloria”, in cui risalta la simmetria dei frammenti e dei cartigli che recano il nome del santo fino al particolare del Palliotto dell'altare del Presbiterio nella Basilica di San Zeno, i tanti frammenti prendono vita nell'indagine di Bassotto.

Ed essi colpiscono nella loro polisemia e intensità, in una sorta di codice linguistico che assume forme e caratteri, presenze e assenze.

E di certo non è un caso se - come ricorda nel volume Elena Benvenuto - il culto delle reliquie abbia provocato la diffusione del culto dei santi, tale per cui le reliquie sono diventate i veri pellegrini dell'antichità, viaggiando protette dentro il reliquiario che, a seconda della forma, era detto lipsanotheca, hierotheca, stauroteca, conditorium, phiala, ampolla, arca, cista, capsa, capsella.

Enrico Gusella
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