20 gennaio 2020

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17.10.2019

LA POETICA DELLA NEVE

Lo scrittore Franco Brevini su una cresta in alta montagna
Lo scrittore Franco Brevini su una cresta in alta montagna

«Questo libro nasce da due figure che in maniera schizofrenica si agitano in me. Da una parte un professore universitario di letteratura italiana e dall’altra l’alpinista che ha scalato molti quattromila delle Alpi e non solo, che ha potuto vedere, tra gli altri, gli scenari della Groenlandia, del Polo Nord. Ad attirarmi era l’alterità di questi mondi dove la neve aggiunge un elemento ambientale completamente destrutturante. Rappresenta l’altrove per eccellenza». Franco Brevini, 68 anni, docente di letteratura italiana all’università di Bergamo, scrittore e giornalista, è arrivato al suo trentaquattresimo lavoro. «Il libro della neve. Avventure, storie, immaginario» (Il Mulino, pp. 460) raccoglie testimonianze sull’arte, dai tratti giapponesi di Suzuki Harunobu a Paul Klee passando per Chagall, Malevic, Magritte. La letteratura con Jack London, Joyce, Mary Shelley, Mann per arrivare a Mario Rigon Stern. Un lavoro lunghissimo per declinare la neve in tutti i suoi aspetti, anche quello prettamente storico, con Annibale che attraversa le Alpi, ai mostri di ghiaccio tipici del folklore delle tribù del Nord America, al trattato latino di Keplero fino ai film della Disney. Un volume dove perdersi tra le immagini, le suggestioni, le curiosità, le montagne da scalare e quelle più impervie da ammirare. Illustrazioni che attraversano il mondo e, soprattutto, la storia dell’arte. Professore, quanto ha impiegato a scrivere questo libro? Qualche decennio, credo sia in assoluto il primo che esce su quest’argomento, trattando la neve in tutti i suoi aspetti. Ho tentato approcci diversi, ma alla fine con quella gelida materia che ha accompagnato la mia intera esistenza mi è toccato fare i conti. Ho cercato di privilegiare i temi che ho potuto sperimentare in prima persona. Il lettore troverà più Artico che Antartide, potrà scoprire l’orso polare e la renna. Per lo yeti ho dovuto accontentarmi di quanto visto e scritto da altri. Mi sono limitato ad una serie di passaggi anche se per farlo ho letto un centinaio di libri per avere sempre una prospettiva seria e scientifica. Una fascinazione la sua? Non credo solo mia, la neve ci accompagna dalla più tenera età, rende i luoghi magici, irreali, sospesi. Per gli antichi era un evento negativo dal quale cercavano di tenersi alla larga. Invece, dal ’700 in poi, è arrivato una sorta di sdoganamento, accompagnato dal senso di grandiosità e paura, esperienze contraddittorie, oggi viviamo nell’apprezzamento della neve. E che lezione le ha dato questa «gelida materia», vista la lunga frequentazione? La severità del confronto con l’ambiente, non ci sono scorciatoie, le vette innevate richiedono rispetto, umiltà e preparazione. Muoversi sulla neve è difficile, complesso e forse ci aiuta a comprendere quanto siano state faticose, pesanti e difficili le guerre bianche o ancora le grandi esplorazioni fatte in luoghi dove neve e ghiaccio rappresentavano i soli elementi. Il libro affronta le arti, la letteratura, i racconti, il folclore: perchè questa scelta? La neve con il suo candore è stata per secoli uno dei contrassegni della bellezza femminile, ma nella lirica funebre barocca, il suo colore ha potuto riconvertirsi nel cereo pallore della morte. Ha accompagnato la gioiosa felicità delle corse in slitta di Puskin, quanto il mortale incedere degli alpini nella sacca del Don raccontato nelle pagine di Mario Rigoni Stern. La ritroviamo nell’incanto delle scene invernali della pittura olandese e nella desolazione dei quadri di Friedrich. Ci sono le nevi ghiacciate delle vette himalayane, emblema della conquista, e il gelo assoluto che regna negli ultimi tre canti dell’Inferno di Dante. Ecco ho cercato di mettere ordine in tutto questo e in molto altro. Capire che cosa hanno visto i popoli e gli artisti. Per parlare del libro ha anche preparato un video... Il testo è corposo, non volevo che i lettori si spaventassero, per questo ho pensato ad una «introduzione». Nel libro ci sono molti riferimenti storici, però volevo cercare di toccare le corde dell’emotività. Una nevicata cos’è per lei? Non saprei dirlo meglio se non richiamando l’armonia universale delle antiche cosmologie. La neve che cade ci dischiude l’ordine pitagorico del cosmo, le misteriose geometrie che reggono i cicli della biosfera, la ruota delle stagioni: sole, pioggia, neve, ombra, luce morte e vita. •

Chiara Roverotto
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