18 gennaio 2020

Cultura

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14.10.2019

«La cura sono io», il
libro sulla creatività
che sfida il cancro

La copertina del libro «La cura sono io»
La copertina del libro «La cura sono io»

«La cura sono io» dapprima è stato un mantra per Maria Teresa Ferrari, che ha dovuto affrontare la lunga e tortuosa lotta contro un cancro. Poi è diventata una leva per aiutare se stessa, ma anche tante donne colpite dal tumore al seno. Allora è diventato lo slogan di tante iniziative e un’etichetta per i copricapi di chi, nella lotta, ha perduto la traccia della propria femminilità: i capelli. Ora è diventato un volume: «La cura sono io. Per vivere ho bisogno di me», un libro-manifesto, come lo chiama l’autrice, accompagnato dalle illustrazioni di Valentina D’Andrea.

 

Il libro, creativo e accattivante, grazie ai tipi di Edizioni Minerva, sarà presentato domani (martedì 15 ottobre), alle 18, all’hotel Due Torri di corso Santa Anastasia. Insieme a Ferrari e D’Andrea, entrambe uscite da un percorso di malattia, saranno presenti l’assessore alla cultura, Francesca Briani, il direttore dell’Unità di radiologia dell’Aulss 9, Francesca Fornasa, il direttore di Fondazione Cattolica, Adriano Tomba, e Roberto Mugavero delle edizioni Minerva. Sandra Ceriani proporrà alcune letture. L’ingresso all’incontro è libero.

 

Le due autrici racconteranno di come abbiano utilizzato e tuttora utilizzino nella loro attività la creatività come risorsa ed energia e come ad essa si siano affidate. Anche in questo libro, unendo i loro linguaggi per raccontare alle donne il proprio viaggio-esperienza «straordinario», «trasformando il pensiero nel fare creativo che ci ha aiutate a superare la malattia», spiegano. Quel fare creativo che hanno trasferito nelle pagine del libro dove emerge la loro voglia di vita, il desiderio di tornare a sorridere, di abbracciarsi, di vedere oltre. Nero su bianco c’è la loro creatività che diventa capacità di trascendere l’ordinario, di pensare fuori dagli schemi, di esprimersi con parole nuove per superare il malessere psichico cui le prove della vita ci sottopongono. «Spesso pensiamo alla creatività come se fosse limitata alla sfera artistica», spiegano Ferrari e D’Andrea. «Ma è un elemento necessario in tutti gli ambiti della vita. Non è mai tardi per attingere dentro di sé a questa fonte capace sempre di sorprenderci». Parola e «disegnopensiero» si integrano nelle pagine del libro, arricchito dai testi di Eliana Liotta ed Eugenio Borgna, che invitano ogni donna a fare questo viaggio-esperienza ascoltando le «voci» di dodici muse che abitano dentro un pensiero, ritratte nell’esatto momento in cui hanno la consapevolezza che qualcosa è cambiato. Sospese in uno spazio mentale, psicologico, stanno per riappropriarsi della loro normalità, quotidianità, quasi gioia ma ancora cammino.

 

Un cammino, raccontato da Maria Teresa Ferrari, ricco di emozioni e dalle diverse sfumature, di storie che si «chiamano» a vicenda e raccontano di cuore e di anima. Dal libro sprigiona la voglia che le donne hanno di vivere meglio, di illuminarsi di più, di ascoltarsi, di correre ad abbracciarsi, di sentire il proprio corpo come il luogo che le protegge. Riflessione, determinazione, consapevolezza le accompagnano in questa strada irta che, se affrontata con la scintilla della creatività, trova nuove risorse nell’anima primaria, luminosa, che rimane sempre intatta sotto l’anima assediata. «La Cura sono Io» è l’hashtag con cui Maria Teresa Ferrari comunicava, e lo fa tuttora, il suo «sentire» alla vasta schiera che la seguiva su Facebook mentre affrontava le diverse tappe della malattia oncologica. Ha lo stesso nome l’associazione culturale che ha fondato nel 2017 con l’obiettivo di «Progettare bellezza, nonostante». «In quei giorni travagliati», spiega la scrittrice e critico d’arte, tra i massimi esperti del Dino Buzzati illustratore, «ho capito che la soluzione sarebbe stata diventare io stessa artefice della mia guarigione. Mi sono detta che la cura sono io. Sì, la cura. Dentro e fuori. Decisi che sarei partita dalla testa, perché è lì che nasce la volontà di volersi bene, ancora di più quando sai che vivrai la sua improvvisa nudità causata dalle chemio». E nella testa hanno preso vita dei «copripensieri», copricapi simbolo dell’amore in azione, portatori di un messaggio di benessere, rinascita, speranza.

Maria Vittoria Adami
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