18 gennaio 2020

Cultura

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25.11.2019

GENESIS L’AGNELLO DEL ROCK

La copertina dell’album, pubblicato il 18 novembre 1974
L’ultima foto di Peter Gabriel con i Genesis
La copertina dell’album, pubblicato il 18 novembre 1974 L’ultima foto di Peter Gabriel con i Genesis

Ci sono dischi, una volta si chiamavano così, che hanno segnato la storia del Rock. Del Progressive, in questo caso particolare. Dischi che ancora oggi, a quasi 45 anni di distanza dalla pubblicazione, ammaliano e catturano dalla prima all’ultima nota. È il caso di «The Lamb Lies Down On Broadway», il doppio album dei Genesis, pubblicato il 18 novembre 1974. La storia, le visioni, le immagini, l’unicità e la musicalità di questo lp, rifioriscono più nitide e affascinanti che mai per merito di «The Lamb – La storia di Rael», monumentale opera di documentazione di Mino Profumo con Jon Kirkman, pubblicata all’inizio di settembre da Rizzoli Lizard, un vero e proprio tomo (29x29 centimetri) di oltre 300 pagine. C’è anche una versione limitata a sole 2.000 copie con contenuti extra e immagini non comprese nel libro, che andrà a ruba. Ma perché il teppista portoricano Rael e la sua storia metafisica, affascinano ancora i cultori dei Genesis e quelli del Prog in generale? Innanzitutto perché è l’ultimo lavoro di Peter Gabriel con i Genesis. Poi perché, e non può essere di meno, mostra senza trucchi ed orpelli vari il coraggio, la follia e la sperimentazione musicale di cinque ragazzi dell’ottima borghesia di Sua Maestà, che decidono di dare vita ad una storia che, forse, nemmeno loro hanno ancora capito. Tony Banks alle tastiere, Phil Collins alla batteria e percussioni, Peter Gabriel al flauto, Mike Rutherford al basso e Steve Hackett alle chitarre all’epoca avevano tra i 23 e i 24 anni. Andarono ad Headley Grange, nell’East Hampshire, dove i Led Zeppelin diedero vita al loro quarto e leggendario album. E l’aria dell’East Hampshire fece evidentemente bene anche a Gabriel e soci. I Genesis erano reduci dal successo mondiale di «Selling England by the pound», e al loro attivo avevano lp del calibro di «Nursery Cryme» e «Foxtrot», tre lavori che sono stati e rimangono nel novero della storia del Progressive e del Rock in generale. Gabriel cercava qualcosa che andasse oltre. Qualcosa che potesse rimanere per sempre e che non fossero le solite storie di elfi, di mondi incantati dentro a guardaroba dove si scoprivano scatole musicali magiche e tragiche al tempo stresso. La sequenza delle canzoni venne studiata nei minimi particolari per dare alla storia di Rael quel senso di viaggio che è ben presente nelle liriche gabrieliane. Sono tracce che non hanno fatto fatica a passare alla storia. Ad iniziare proprio da «The Lamb lies down on Broadway», «In the cage», «Hairless heart», «The carpet crawler», «Anyway», «The lamia», fino a «It», liberatorio finale di una lavoro inimmaginabile. Con le metafore di Gabriel nei testi a farla da padrone e con gli «altri» quattro che pensavano al lato musicale della faccenda. In «The Lamb» la fantasia arriva prepotentemente al potere, senza mezzi termini. Gabriel che si immagina un suo alter ego di nome Rael che vaga per New York, dopo aver visto un agnello a Times Square, vero e proprio bordello del sesso, in un’epoca in cui l’America non riusciva a capire dove stava andando. Rael è una specie di predestinato innocente (l’agnello, appunto), che deve passare attraverso varie esperienze per ritrovare il fratello John. Per poi scoprire di essere lui stesso ciò che stava cercando. È una storia che inizia nella mente e nell’animo di Peter Gabriel, sicuramente al tempo, già proiettato in quella che dopo diventerà l’entusiasmante carriera da solista che tutti conosciamo. Nel disco c’è il sesso, c’è la morte, c’è la paura e tutto quello che ne consegue. Non è un caso, poi, che Gabriel volesse una storia visionaria che potesse diventare un film. Ci aveva provato il regista e compositore cileno Alejandro Jodorowsky, ma il progetto non prese mai il via per le insormontabili difficoltà nel capire i testi e quello che intendeva Peter Gabriel. Testi che Armando Gallo, biografo e amico personale della band, fece una fatica terribile all’epoca a tradurre in italiano da inserire nella versione italiana dell’album. Nel libro di Mino Profumo, con gli immancabili e preziosi interventi di Armando Gallo e Carlo Massarini, oltre che i testi sono presenti ovviamente molti scatti d’epoca dell’unico concerto italiano a Torino del tour che seguì l’uscita del lavoro. Il viaggio di Real (qualcuno dice che sia Lear, il personaggio di Shakespeare, letto al contrario...), inizia il 20 novembre 1974 a Chicago per finire a Besançon in Francia il 22 maggio 1975, con ben 102 repliche e un impatto visivo mai visto prima su un palco rock. I Genesis in Italia, da sempre il Paese che li ha amati di più fin dall’inizio della loro carriera, si esibirono in un solo show al palasport di Torino il 24 marzo 1975. Gli autonomi la fecero da padroni fuori dall’impianto, e le cariche della Polizia con i lacrimogeni evitarono il peggio. Peccato che non ci siano filmati d’epoca affidati ad una troupe di professionisti che possa documentare uno degli show più incredibili mai visti, considerata l’attenzione maniacale che la band ha sempre avuto per gli show e gli effetti sul palco, ad iniziare dai variopinti travestimenti usati da Gabriel. Discorso a parte per la copertina, sicuramente una delle più affascinanti di tutta la storia del Rock. E solo la Hipgnosis di Storm Thorgenson e Aubrey Powell, autori di quasi tutte le copertine dei Pink Floyd, potevano portare visivamente quello che aveva scritto Gabriel nei testi: naturalmente ci riuscirono. E senza aver mai letto nessun testo o sentito una sola nota del lavoro. In definitiva un libro emozionante, frutto della passione e dell’amore di Mino Profumo, il quale ha impiegato circa due anni per completare un’opera unica come «The Lamb – La storia di Rael», un progetto senza uguali dedicato ad un solo album rock. Unico neo, le poche foto dedicate a Tony Banks e a Steve Hackett. Che magari sarebbero anche d’accordo visto il loro carattere schivo e riservato. E se ogni volta che ascoltiamo la storia di Rael e di tutti quegli strani personaggi che girano attorno alla sua vicenda, sentiamo un qualcosa di strano dentro al nostro stomaco («In the cage...»), sarebbe sufficiente andare a Times Square a New York di sera, quando le luci avvolgono tutto e tutti. Cuffie ben posizionate nelle orecchie, e occhi chiusi. Fate partire «The Lamb lies down on Broadway», e piano piano girate su voi stessi aprendo lentamente gli occhi. Quello che vedrete è il magico mondo di Rael e dei Genesis... •

Luca Sguazzardo
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