20 gennaio 2020

Cultura

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12.11.2019

Dal Messico all’Europa i muri innalzati dalla paura

La copertina del libro
La copertina del libro

Cos’è rimasto di quella nottata indimenticabile che aprì un corridoio di libertà tra le due Germanie di Berlino, il 9 novembre 1989? Che ne è stato di quel messaggio di pacificazione e di liberazione di persone e idee, quando oggi da Gaza al Messico si alzano barriere tra popoli e culture? Cerca di rispondere a queste domande innescando una riflessione su ieri e oggi, il giornalista Giorgio Ferrari nel suo «I muri che ci separano. Da Berlino al Messico, quando le democrazie hanno paura» (San Paolo edizioni, 2019, pp.208, 16 euro), che sarà presentato domani alle 18 alla Libreria Paoline, in via Stella. Dialogherà con l’autore Vittorino Beifiori. Ferrari parte da quella conferenza stampa di trent’anni fa, quando il giornalista italiano dell’Ansa Ehrman chiese a Schabowski, il ministro della Propaganda, da quando sarebbe partita la concessione dei permessi di viaggio ai tedeschi dell’Est. Impreparato Schabowski rispose «ab sofort», «da subito». Di lì a poco la barriera berlinese cadrà tra abbracci ed entusiasmo. Ferrari ripercorre le tappe di quei 28 anni di prigionia psicologica passando per la Guerra Fredda, la crisi economica della Ddr, lo storico discorso di Kennedy e per Gorbacëv e Giovanni Paolo II. Inevitabile, poi, il salto all’oggi perché nel mondo non si è cessato di erigere barriere e confini che separano e umiliano individui, popoli e culture. Dal muro fra Messico e Stati Uniti a quelli di Gaza, ai confini interni dell’Europa, Ferrari chiude con un viaggio fra le democrazie, liberali e autoritarie, davanti al fenomeno delle nuove migrazioni. •

M.V.A.
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