30 marzo 2020

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31.12.2019

LIBERATE LE MURA DA ABUSI E DEGRADO

L’orecchione austriaco nel bastione di Santo Spirito, il tratto di mura tra Porta Palio e Porta Nuova
L’orecchione austriaco nel bastione di Santo Spirito, il tratto di mura tra Porta Palio e Porta Nuova

Un piano generale di salvaguardia per la cinta magistrale, decidendo una volte per tutte quale sarà il suo destino. È, in estrema sintesi, la posizione del Centro studi Architetture Militari (Csam) intitolato a Michele Sanmicheli nato nel 2016 fa grazie ad un gruppo di esperti e di appassionati del grande architetto veronese, oltre che delle mura cittadine (che ha già organizzato due convegni internazionali sul sistema delle mura a Verona) il cui presidente è l’architetto Lino Vittorio Bozzetto, che ha dedicato tutta la sua vita allo studio dell’architettura militare storica, con numerose pubblicazioni anche sul sistema fortificatorio veronese. Il vicepresidente è l’architetto Giovanni Policante, a sua volta profondo conoscitore dell’impianto fortificatorio scaligero, nel cui studio in Zai è ospitata la sede del Csam. Continua così l’approfondimento de L’Arena sulla cultura delle mura, in vista della candidatura di Verona come capitale italiana della Cultura 2021, un progetto ambizioso che sta suscitando un grande dibattito. Negli ultimi anni sono stati fatti dei passi in avanti per la valorizzazione dei questo tesoro cittadino che, con il centro storico, è valso a Verona il titolo di patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Si sono moltiplicate visite guidate e iniziative per farlo conoscere, ma il quadro di interventi è ben più complesso. Lo stesso architetto Bozzetto, nel presentare le proposte all’Amministrazione comunale per la salvaguardia della cinta magistrale scaligera, aveva già fatto presente che «l’annunciato trasferimento delle Mura della città, avviato nel 2012, e dato più volte come imminente, è stato frammentato in singoli provvedimenti, in deroga all’accordo che prevedeva “la sottoscrizione in un unico atto”. La cinta fortificata, va sottolineato, è un’opera unitaria, da conservare e valorizzare completamente se si vuole dare credito alla motivazione Unesco secondo la quale “Verona rappresenta in modo eccezionale il concetto della città fortificata in più tappe caratteristico, della storia europea”». Il trasferimento, ha ricordato in più occasioni l’architetto Bozzetto, «era condizionato dagli impegni presi con il Ministero e l’Agenzia del Demanio per l’eliminazione degli edifici abusivi che gravano da decenni sulle nostre mura. Pare che solo ora ci si sia accorti che tutto, o quasi tutto, è abusivo, non accatastato e senza autorizzazioni della Soprintendenza. Non c’è quindi solo il caso delle antenne televisive sulla seconda torricella. Non c’è tratto di cinta, dalle più antiche mura comunali di via Pallone alle opere asburgiche ottocentesche, che non abbia al suo interno opere incongrue, brutte e non autorizzate». Ed ecco i principali punti critici della cinta magistrale su cui nei decenni si sono accumulate opere abusive o comunque improprie ricadenti sulle fortificazioni. Si parte dai molteplici impianti tecnologici relativi alla distribuzione di acqua, luce e gas presenti su tutto il circuito murario, dal bastione di Spagna, da San Giorgio in Braida alla breccia della Madonna del Terraglio agli altrettanti molteplici impianti tecnologici relativi alla distribuzione di acqua, luce e gas all’interno di Porte, Torri Scaligere e Massimiliane. Altro punto dolente, gli impianti sportivi nei valli, tra cui campi da calcio, da tennis, piscine e piste di pattinaggio, i parcheggi pubblici e privati nei valli e nelle aree di pertinenza degli edifici storici e monumentali, le numerose opere fortificate lasciate in stato di degrado e abbandono, come Castel San Felice, solo per fare un esempio. Ma si potrebbe parlare anche della parte superiore del bastione di San Francesco, tra Basso Acquar e lungadige Galtarossa, dove nel dopoguerra è nato un intero villaggio abusivo mai smantellato. In poche parole, sarebbe necessaria una sorta di rivoluzione ambientale per far pulizia degli orpelli che si sono accumulati sulla cinta magistrale. Per questo era nata la proposta, sottoscritta dallo stesso Bozzetto, di «condizionare il trasferimento dei beni ad un programma, necessariamente pluriennale, di abbattimenti, trasferimenti e mitigazioni, come per altro già previsto negli impegni tra Amministrazione Comunale e Demanio dello Stato. Altrimenti il Parco delle Mura sarà una cosa ben diversa da quello che era stato annunciato al momento della sua ideazione. Resterà una congerie di attività incompatibili e dannose, alcune abusive o del tutto estranee e non un Parco storico monumentale di interesse e di stile europei. Per questo si rende necessaria e indifferibile l’elaborazione di uno specifico e pertinente Piano di Gestione delle Mura, come strumento insostituibile per governare il complesso programma di recupero, riconversione, conservazione, valorizzazione e fruizione pubblica del Parco delle Mura di Verona». Conclude l’architetto Policante: «Al di là della questione delle proprietà della cinta magistrale, suddivisa tra Comune, Demanio e Demanio militare, il punto è realizzare un piano unitario di salvaguardia di questo patrimonio unico. Senza questa unità d’intenti non si può arrivare a formulare un progetto complessivo per togliere di mezzo tutto ciò che è stato costruito di estraneo alle fortificazioni e di ridare loro, il più possibile, l’aspetto originario». (2-la puntata precedente è stata pubblicata il 22 dicembre). •

Elena Cardinali
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