22 agosto 2019

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08.03.2019

La giovane traduttrice veronese
che fa rivivere il Nobel polacco

Laura Pillon ha tradotto il romanzo del Nobel polacco Wladislaw Stanislaw Reymont
Laura Pillon ha tradotto il romanzo del Nobel polacco Wladislaw Stanislaw Reymont

Finalmente anche in Italia, nella collana "I Grandi Inediti", possiamo leggere il romanzo del Nobel polacco Wladislaw Stanislaw Reymont (Titolo originale: Bunt, titolo italiano: La Rivolta, pp.275, euro 17,50), tradotto ed introdotto dalla colta penna della giovane veronese Laura Pillon, posfazione delllo slavista Andrea Ceccherelli).

 

Uscito a puntate nel 1922, in volume nel 1924, la favola descrive una rivolta di animali che degenera rapidamente in violenza. La storia è una metafora della rivoluzione bolscevica del 1917 e il romanzo fu bandito dalla vendita in Polonia dal 1945 al crollo del muro di Berlino, nel 1989, insieme a «La fattoria degli animali» di George Orwell, opera che affronta tematiche similari, anche se non è certo che Orwell fosse a conoscenza del romanzo di Reymont. Bunt fu ristampato in Polonia solo nel 2004.

 

Dobbiamo sottolineare che più interessante della trama in quanto tale, abituati come siamo fin dai tempi di Esopo e Fedro, tanto per citare due nomi importanti, a favole metaforiche, ricche di allusivi significati, siamo rimasti presi dal cammino minuzioso della ricercatrice che ha tessuto una preziosa tela in loco, recandosi di persona in Polonia, affermando fin, dall'incipit della sua Introduzione che «dei quattro premi Nobel polacchi per la letteratura (cinque se includiamo anche Isaac B. Singer) al lettore italiano suoneranno familiari soprattutto le grandi personalità contemporanee, quali lo scrittore dissidente Czeslaw Milosz e la poetessa di Cracovia Wislawa Szymborszka. Anche Henrryk Sienkiewicz, insignito del premio nel 1905, con il suo celebre Quo vadis? non risulta un nome del tutto estraneo. Al contrario - prosegue la Pillon - Wladislaw Stanislaw Reymont, consacrato agli allori letterari per la mastodontica epopea in quattro tomi intitolata Chlopi (I Contadini), rimane un nome quasi del tutto sconosciuto al grande pubblico italiano, confinato nei manuali di letteratura polacca ad uso prevalentemente accademico».

 

Fin dal secolo scorso, in Italia, non si era più parlato di questo Nobel, e con buona probabilità, pochissimi di noi, quasi nessuno lo avrebbe conosciuto, se la meticolosa e dotta ricerca della Pillon non lo avesse riportato alla luce. La Rivolta è dunque l'ultima opera di questo controverso autore. Protagonista di questa storia a tinte fosche, una favola non certo per l'infanzia, è il cane Rex, un tempo fedele e adorato braccio destro del padrone, pronto in seguito ad organizzare una ribellione, convincendo tutti gli altri animali della fattoria, ad abbandonare gli umani, mettendosi in marcia verso nuove terre, regno di libertà. Il viaggio, segnato da sanguinosi e raccapriccianti episodi di violenza e sofferenza, si concluderà con un imprevedibile e paradossale colpo di scena.

 

Anticipando di ben vent'anni Animal farm di George Orwell, Reymont ci consegna in forma allegorica, una dura e pessimistica riflessione sul tema della rivoluzione, alla luce delle conseguenze incorse alle rivoluzioni del 1905 e del 1917 in terra polacca. Caduto nel dimenticatoio durante la Repubblica Popolare di Polonia, per lampanti motivi di censura, dopo il 1989, questo breve romanzo-favola truce del Nobel polacco, ha ripreso ad interessare la critica e addirittura gli è stata data una veste scenica, teatrale a Danzica. Purtroppo, l'Autore non saprà mai quanto sia stata minuziosa ed intelligente la ricerca ostinata della giovane veronese che ha scartabellato dentro le affermazioni ostili di scrittori e critici d'epoca, alcuni osannanti lo stile letterario dell'Autore e negandone la valenza politica, altri del tutto contrari in ogni senso.

 

La prima recensione al testo compare il 10 novembre del 1924, tra le pagine del giornale di Cracovia "Nowa Reforma", ove si parlerà, finalmente di "satira sociale". La postfazione al testo è affidata alla bella penna di Andrea Ceccherelli, ordinario di Slavistica all'Università di Bologna che sottolinea, fra l'altro, come l'opera allegorica di Reymont ponga l'accento più sulla rivolta in fieri che sulla rivolta compiuta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Grazia Giordani
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