04 agosto 2020

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07.07.2020

L’indomita Mattie Anticonformista sempre in guerra

La copertina del libro edito da Neri Pozza  L’autrice Lissa Evans
La copertina del libro edito da Neri Pozza L’autrice Lissa Evans

La protagonista del romanzo, Matilda Simpkin, detta Mattie, è una donna inglese di quasi sessant’anni che ha trascorso buona parte della sua esistenza a lottare. Si è scontrata contro tutto e tutti. Con i genitori che non volevano farla studiare, con il college che ammetteva raramente donne e, soprattutto, non rilasciava alcun diploma. E ancora con la società che la considerava debole, sfrontata, attaccabrighe. E in ognuna di queste battaglie c’è sempre stato un denominatore comune: l’essere donna. Siamo in Inghilterra nel 1928, Mattie si sente quasi un veterano di guerra che in pochi ricordano. Eppure, è una componente di spicco della Lega per la libertà delle donne, l’ultimo avamposto delle suffragette, tiene conferenze, ma con capacità straordinaria: quella di rendere lievi, a volte, quasi divertenti le vicende che ha vissuto, ma senza mai perdere di vista la parte fondamentale della storia del femminismo. Con la “Guerra di Mattie” pubblicato da Neri Pozza editore (300 pagine, 18 euro) l’autrice Lissa Evans - ha studiato medicina, ha praticato per quattro anni, prima di trasferirsi alla BBC Radio e poi in televisione dove ha prodotto diverse serie- riesce a parlare della libertà delle donne, lasciando molti spazi aperti per il confronto, per la critica, ma senza mai dimenticare come la strada sia ancora in salita. Lo era a cavallo tra le due guerre e per certi versi lo è ancora oggi. Il primo decennio del terzo millennio ha avuto un movimento “Me Too” che è ritornato a parlare di soprusi, violenze. Che ha riunito nelle piazze migliaia di donne e non solo, pronte a reclamare diritti nel lavoro, nella società, all’interno della famiglia e nell’educazione dei figli. L’autrice ci mette in guardia: la libertà delle donne non può essere sepolta con le suffragette. Infatti, la protagonista ritorna in guerra quando, durante una delle sue conferenze, si presenta Jacqueline Fletcher che anni prima si era battuta al suo fianco nella lotta per l’emancipazione femminile, e che ora con il marito vuole reclutare giovani donne da unire all’organizzazione dei Fascisti dell’Impero. Basta questo perché Mattie scenda nuovamente dell’agone con le sue “Amazzoni”. Tutte donne che durante la giovinezza hanno manifestato, sono state arrestate, detenute ingiustamente, picchiate e offese. Tutte con storie personali diverse che l’autrice riesce a tratteggiare con maestria e con ironia straordinarie. Tra loro c’è chi lotta contro l’alcolismo, chi si è sposata e chi, invece, rinnega tutto ciò per cui ha combattuto in giovane età, argomentando posizioni totalmente opposte. Le vicende sono incredibili, raccontano un mondo che sembra lontano quando in realtà non è proprio così. L’attempata ribelle potrebbe trovare posto anche ai nostri giorni perché, come dice la protagonista «agli uomini è stato concesso di usare lo spargimento di sangue e il disordine per conquistare la libertà, e sono stati celebrati… mentre le suffragette che, con i loro incendi non hanno fatto del male ad una singola persona, vengono condannate». La storia scorre tra figure mitiche del femminismo inglese e vicende umane raccontate con una prosa acuta, brillante, sagace e sottile. A tratti quasi comica, ma decisamente attuale anche se Mattie è una signora nella Londra del primo dopoguerra che, con i suoi capelli grigi riesce a trovare determinazione e spirito, per non seppellire e suoi ideali. •

Chiara Roverotto
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