29 marzo 2020

Cultura

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21.01.2020

Il vescovo Zenti invita i fiorentini a fare pace con il sommo poeta

In vista del 2021 «auspico che Firenze si riappacifichi col grande Dante. Che intronizzi a San Giovanni la Divina Commedia, se non vi potrà portare i resti mortali del sommo poeta. Sarebbe un’opera di giustizia e culturale di altissimo livello. Se qualcuno di voi avesse la possibilità di suggerire questa ipotesi a chi sta preparando le celebrazioni, io ne sarei profondamente grato». Il vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, lancia un appello per la riconciliazione tra Dante e la città che lo cacciò e dalla quale arrivò a Verona, «primo refugio e ’l primo ostello», nella corte ghibellina dei signori scaligeri, «florentini natione, non moribus». I destinatari sono gli studiosi di prestigiose università europee riuniti in Biblioteca Capitolare per la due giorni di convegno internazionale, organizzata dall’ateneo di Verona e dal Comune per approfondire gli aspetti storici e culturali della «Quaestio de aqua et terra» (la seconda sessione si svolge oggi a San Fermo). Non è un caso che per inaugurare il congresso il direttore scientifico, il professor Paolo Pellegrini, abbia scelto l’antico Scriptorium a pochi passi da Sant’Elena, dove Dante pronunciò la Quaestio il 20 gennaio 1320. In quelle stanze è attivo ormai da quattro anni il Lamedan, il laboratorio universitario di studi medievali e danteschi (afferente al dipartimento di Culture e civiltà, diretto da Arnaldo Soldani) che sotto la guida dello stesso Pellegrini si sta occupando di digitalizzare una cinquantina di codici datati fino agli anni Trenta del ’300 con l’idea di ricostruire la biblioteca che l’Alighieri potrebbe aver consultato mentre trascorreva parte del suo esilio a Verona. E fra qualche mese, ha annunciato Soldani, «verrà inaugurata una versione ampliata del laboratorio con strumentazioni ancora più sofisticate e l’arrivo di un tecnologo, arruolato dall’ateneo, che affiancherà i ricercatori nell’uso dei macchinari all’avanguardia». Oltre ai manoscritti trecenteschi, l’idea è di schedare l’intero fondo. All’apertura del convegno erano presenti il direttore della Scuola di dottorato in Scienze umanistiche, Andrea Rodighiero, e il prefetto della Capitolare, monsignor Bruno Fasani. «Mi auguro», ha sottolineato quest’ultimo, che Verona torni a rendersi conto della fortuna che ebbe a ospitare Dante. Di questi tempi, dove fa capolino l’opportunismo di tipo turistico, sfugge l’opportunità di un risveglio culturale che dovrebbe venire a una città dalla rivisitazione dei personaggi che l’hanno abitata».

L.P.
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