08 luglio 2020

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18.05.2020

Il Santo Padre più mediatico della storia anche grazie alla veronese Telepace

Don Guido Todeschini con Papa Wojtyla a fine anni 80
Don Guido Todeschini con Papa Wojtyla a fine anni 80

Verona-Giovanni Paolo II: un rapporto strettissimo. Vissuto di persona e nell’etere. E scritto nel destino. Metà ottobre 1978. A Casa Gioiosa, a Cerna di Sant’Anna d’Alfaedo, in Lessinia, sede di Radiopace e Telepace, va in diretta una veglia di preghiera durante il conclave. A un certo punto don Gino Oliosi - conduttore insieme al direttore don Guido Todeschini - chiede a un giovane seminarista come vorrebbe il nuovo pontefice. Questi risponde: straniero. Così è. La fumata bianca del 16 ottobre ’78 dice Karol Wojtyla, polacco. È lui il nuovo successore di San Pietro. Prende il nome di Giovanni Paolo II, nel solco del suo predecessore Giovanni Paolo I, Albino Luciani. Scomparso dopo soli 33 giorni di pontificato. Di questo si è pure appena occupata Radiopace, come del resto della morte di Paolo VI il 6 agosto 1978. «Radiopace e Telepace erano nate alla fine del 1977 e il decollo è stato nel 1978, l’anno di elezione di Giovanni Paolo II», ricorda don Guido Todeschini, il timoniere di questa piccola televisione, unica in mezzo a tanti colossi con Giovanni Paolo II nei suoi viaggi in 140 nazioni. E con i suoi successori si arriva a 154 nazioni. Se Wojtyla, pellegrino e viaggiatore, è stato il primo e resta il papa più “mediatico” della storia, questo lo si deve anche all’emittente veronese. Un rapporto inossidabile, quello di Giovanni Paolo II con Telepace e con Verona. «Vado indietro nel tempo e mi sembra sempre incredibile questo feeling di Giovanni Paolo II con Telepace e Radiopace e con me», racconta don Guido, ripercorrendo il primo incontro con il pontefice, il 24 marzo 1981. «Il legame è stato da subito molto forte e si è capito che il Santo Padre gradiva molto la presenza di una emittente come la nostra, unica, che si mettesse a completa disposizione del papa e dei vescovi, in piena gratuità, senza chiedere nulla e senza avere privilegi. Ed è andata così, per 42 anni. Nel 1985 siamo diventati l’unica emittente privata al mondo a seguire i suoi viaggi, per suo volere. Poi dal 1990 a Roma e dal ’94, grazie ai satelliti, visibili in Europa e in tutto il mondo». Tanti viaggi, tante storie, tanto lavoro e fatica, e senza pubblicità. E con costi elevatissimi. «Giovanni Paolo II prolungava a volte l’Angelus anche fino a tre quarti d’ora e il satellite ci costava tantissimo, tanto che a settembre di un anno avevamo già spese per un miliardo e trecento milioni di lire. A un miliardo arrivavamo, con varie offerte, ma mancavano i 300 milioni e il papa venne a sapere delle mie preoccupazioni», spiega don Guido. «Un giorno mi fece incontrare Frate Indovino, quello del calendario, poi venne il papa e gli disse: “Bravo lei che indovina sempre tutto, anche che il papa ha bisogno di soldi per Telepace”. Ebbene, il frate mi diede una busta e dentro c’erano tre assegni per 300 milioni». Pensa spesso a papa Wojtyla, don Guido? «Era uomo umilissimo, poverissimo, pieno di Dio. Ho calcolato che, mettendo insieme i giorni con lui nei viaggi apostolici, sono arrivato a due anni e mezzo. Ma ogni volta era come la prima. Era un santo. E quando sono in difficoltà, mi appello a lui». Al papa polacco, in diretta su Telepace. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Enrico Giardini
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