07 agosto 2020

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28.05.2017

Homo sapiens, 100mila anni fa arrivò il nostro antenato

L’interpretazione dell’evoluzione della specie dalla scimmia all’homo sapiens
L’interpretazione dell’evoluzione della specie dalla scimmia all’homo sapiens

Lo studio del Dna antico, che si affianca ai tradizionali strumenti di indagine in campo archeologico, sta dando risposte sempre più interessanti e dettagliate sulla nascita della specie umana. «I Neanderthal non sono i nostri antenati diretti, c'è una totale estraneità evolutiva», ha detto chiaramente la professoressa Olga Rickards, antropologa molecolare, saggista e direttrice del Centro Dipartimentale di Antropologia Molecolare per lo studio del Dna antico dell'Università Tor Vergata di Roma, nella conferenza di apertura del Preistoria Festival di Fumane, venerdì scorso. Le motivazioni di questa affermazione vanno ricercate nelle sequenze riscontrate allo studio del Dna.

A condividere questa recente scoperta anche il professor Marco Peresani dell'Università di Ferrara e direttore degli scavi alla Grotta di Fumane da circa trent'anni. L'homo di Neanderthal fu presente nella Grotta di Fumane tra 90 mila e 45 mila anni fa, lasciando focolari, penne di falco e avvoltoi con cui si ornava e soprattutto arnesi litici. Riconducibile all'Homo Sapiens è un dente da latte di un bambino datato 41 mila anni fa, conchiglie marine per gli abiti, disegni in ocra. Titolo della conferenza «Umani da sei milioni di anni» che riprende il titolo del libro scritto dalla Rickards con Gianfranco Biondi (Carocci Editore), in cui la studiosa lancia il nuovo termine “Ominini”, che ha un'accezione più estesa rispetto ad ominidi ed include più forme viventi, termine ormai accettato dal mondo scientifico. La corsa alla ricerca archeologica si arricchisce quindi di nuovi spunti a velocità vertiginosa, da quando si utilizzano biotecnologie avanzatissime, che ribaltano le scoperte precedenti. La Rickards ha fatto una carrellata di tutte le ipotesi precedenti, sui modelli evolutivi e avvallando l'origine della specie umana in Africa. L'Homo Sapiens Sapiens, o anatomicamente moderno, è comparso, non si sa in che modo, per un cambiamento genetico, un cambiamento improvviso e imprevisto, circa 100 mila anni fa, senza mescolarsi con la precedente forma umana dei Neanderthal. Cosa mai successa prima.

«Nel periodo di circa 10 mila anni di convivenza ci sono stati solo 120 accoppiamenti tra la donna Sapiens e l'uomo Neandertal, secondo proiezioni statistiche, forse per incompatibilità e questo non ha dato luogo ad una nuova specie», ha detto ancora l'antropologa. Nuove tecniche sono state messe a punto come quella del NGS, che consente di monitorare sequenze di Dna anche degradato. Il migliore viene ricavato dalla rocca petrosa nell'osso temporale del cranio, che consente di arrivare ad una sequenza completa del genoma. Anche dallo studio della placca dei denti trovati negli scheletri antichi si hanno notizie sullo stato di salute, sull'alimentazione, ma anche la struttura sociale del gruppo di appartenenza. «Di notevole importanza la recente scoperta dell'estrazione del DNA dai sedimenti archeologici, dove è elevata la presenza di materiale organico di qualsiasi tipo, raccolto in modo sterile, affinché non ci siano contaminazioni», ha aggiunto Peresani, che ha ricordato il recente articolo di Viviane Slon del Max Planck Institute per l'Evoluzione Antropologica nella rivista Science, «ho raccolto materiale di sedime nella Grotta di Fumane, che ho inviato allo studio. Serve anche per ottenere il Dna animale», ha aggiunto il professore che in questo periodo sta svolgendo interessante attività di ricerca anche nel Cuoléto De Nadale in provincia di Vicenza. Tutto da rivedere anche per quanto riguarda l'estinzione dei Neanderthal, che allo studio sono risultati essere notevolmente forti e dotati di un efficiente sistema immunitario. Si era ipotizzato che l'homo Sapiens avesse portato malattie o avesse ridotto i Neanderthal grazie alla superiorità intellettiva. «Le cause dell'estinzione sono molte e diverse», ha spiegato Peresani, «non la dieta come si era creduto un tempo, in quanto si cibavano di qualsiasi cibo trovassero nei luoghi. Vivevano isolati in piccoli gruppi con bassa varietà genetica, erano praticamente parenti tra loro. Si sa che 50 mila anni fa ci fu un drastico cambiamento climatico e tutto questo ha portato come conseguenza una crisi demografica, per cui la popolazione si è ridotta. Le due specie sono fondamentalmente diverse: i Sapiens hanno portato l'arte, la musica, la comunicazione con gli altri gruppi, cerimoniali, una maggiore complessità di reti e rapporti. Flussi e riflussi, finché il Neanderthal, che pure aveva grande praticità lavorativa, è scomparso».

Nuove biotecnologie permettono di ricostruire con piccolissime quantità di materiale biologico l'intero genoma di ominini del passato e delineare in modo sempre più preciso il nostro quadro evolutivo e i rapporti tra i neandertaliani, altri antenati ormai estinti e noi.G.G..

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