15 novembre 2019

Cultura

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27.07.2019

Viaggio tra le mura dai Romani agli Austriaci

La copertina del libro sulle mura di Verona edito da ChartesiaLa batteria di scarpa che si trova a San Zeno in Monte, splendido esempio di stratificazione storica delle mura tra XVI e XIX secolo
La copertina del libro sulle mura di Verona edito da ChartesiaLa batteria di scarpa che si trova a San Zeno in Monte, splendido esempio di stratificazione storica delle mura tra XVI e XIX secolo

Un viaggio nella storia di Verona raccontata attraverso le sue mura, dall’epoca romana fino alla dominazione asburgica. Si propone così il libro Le mura di Verona-Da castrum romano a fortezza austriaca: storia di un capolavoro di arte militare edito dalla trevigiana Chartesia, curato dall’architetto Manuela Zorzi, storica dell’architettura e assistente allo Iuav di Venezia. Il testo presenta anche la traduzione in inglese, sottolineando così il suo intento divulgativo, su basi rigorosamente scientifiche, con il contributo di diversi ricercatori. Il testo fa parte della collana Urbis iniziata con un testo dedicato alle mura di Treviso e continuata con altri sui sotterranei della stessa città, sulle mura di Padova e le cripte di Venezia. In preparazione, per la stessa collana, due testi, uno sulla Treviso medievale e un altro sui luoghi della musica a Venezia. Il libro sulle mura di Verona finito di stampare lo scorso maggio, 221 pagine con numerose illustrazioni e riproduzioni di mappe antiche della cinta magistrale, verrà presentato all’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere e Agricoltura il 14 novembre alle 17.30. «Vorrei trasmettere a tutti la passione per questi patrimoni storici e artistici», dice l’architetto Zorzi curatrice della collana, «incentivare una maggiore sensibilità su di essi da parte di tutti, cittadini, istituzioni locali e studiosi». E anticipa che, «data la mole di dati emersi nel corso della realizzazione del libro su Verona, stiamo già pensando di farne un altro approfondendo la parte della cinta ampliata dagli Austriaci nell’800 e quella relativa ai forti asburgici». Numerosi i contributi di studiosi veronesi nella bibliografia del testo, come appare dalla accurate note in fondo al libro, e anche dalla citazione iniziale di Scipione Maffei tratto dalla sua Verona Illustrata del 1731, quando, parlando delle mura cittadine dice: «Poche cose si trovan qui più meritevoli d’essere vedute d’alcune opere militari, quali però sarebbero forse il primo oggetto della curiosità di molti viaggianti se fossero note». E ovviamente si riferiva solo alla parte veneziana, perchè gli Austriaci sarebbero arrivati quasi un secolo dopo, aggiungendo ulteriore magnificenza ad una cinta militare che alla Verona del terzo millennio ha fatto conquistare il titolo di patrimonio Unesco insieme al suo centro storico. «Verona ha un patrimonio murario straordinario, unico per la sua stratificazione, di un’estensione come poche, come ha del resto riconosciuto l’Unesco, ma solo in anni relativamente recenti ha assimilato questo valore», precisa l’architetto Zorzi. «Una storia che si è vista in tante altre città murate, dove fino a solo una trentina d’anni fa le mura erano percepite quasi come un fastidio, un impedimento alla circolazione. Oggi la mentalità sta cambiando. Ci stiamo rendendo conto che questi patrimoni storico-architettonici rappresentano un valore intrinseco del tessuto urbano, e anche un incentivo per il turismo, oltre che per gli studiosi». Ed ecco che il «viaggio» lungo le cinte fortificatorie cittadine, prima quelle romane, poi quelle medievali fino alle veneziane e alle austriache, parte dalle radici della romanità a Verona, dall’Adige alle prime porte di accesso, con un contributo di Davide Gangale Rosoleo. Si prosegue con il capitolo sulle cinte ezzeliniane, scaligere e viscontee di Manuela Zorzi, con un itinerario tra il centro e Veronetta, rasentando le Torricelle. La fase rinascimentale, con il guasto alle nuove mura alla moderna, è di Andrea Fratton, che si inoltra nel XVI secolo e nella seconda cinta muraria della città, quella che si amplia oltre quella romana. È l’epoca della dominazione veneziana e anche il momento in cui si rivoluziona l’arte della guerra grazie all’invenzione della polvere da sparo, che richiede mura spesse a robuste, più basse, per resistere alle cannonate (e per sparare in orizzontale con fucili e cannoni) e non più muri alti e più sottili da cui scagliare le frecce. Protagonista della nuova arte fortificatoria è Francesco Maria Dalla Rovere. Un altro capitolo, sempre della Zorzi, è incentrato sull’architettura delle porte urbiche, da Porta Leoni a Castel San Felice, ulteriore itinerario da riscoprire. Corposo e ricco di dettagli è il capitolo monografico sulla Rondella delle Boccare, di Laura Scarsini, ingegnoso esempio di fortificazione veneziana che oggi si trova inglobato nell’area dell’istituto tecnico Marco Polo, tra via Moschini e via Nievo. Scipione Maffei lo definì «uno dei più nobili edifizi ch’abbia forse fatto vedere ne’ moderni secoli l’Architettura». Interessanti i disegni che ne rivelano nel dettaglio la struttura e la tecnica di costruzione oltre che la funzione. Simone Piaser firma invece il capitolo sulle strutture sotterranee rinascimentali e austriache, con l’analisi delle singole componenti, dalle casematte ai bastioni fino al campo trincerato. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elena Cardinali
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