18 agosto 2019

Cultura

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24.04.2019

Mohorovicich, l’immigrazione negli occhi di due bambini

Matteo Mohorovicich, giornalista della Rai
Matteo Mohorovicich, giornalista della Rai

Ninì ha nove anni, tutti vissuti a Lampedusa. Della sua isola ha i colori, il dialetto, i ricordi che si porta fino al Nord, fino a Bolzano, dove si trasferisce con il padre dopo la morte della madre. Dall’altro capo dell’Italia trova una realtà che è molto lontana da quella che lui aveva conosciuto fino ad allora: la neve, le montagne, la lingua tedesca, e poi Franz, il nuovo amico che è tutto l’opposto di lui, con i suoi capelli biondi e la carnagione chiara. Eppure i due bambini hanno molto in comune, a partire dalle conseguenze dell’immigrazione, che non è una questione del Nord o del Sud, ma è una questione italiana. E lo era, più di oggi, alla fine del 2013, quando il Paese era in piena emergenza sbarchi: in quel periodo Matteo Mohorovicich, veronese, giornalista Rai, ha ambientato il suo primo romanzo, «Lampedusa a mille miglia» (Panda Edizioni, 130 pagine, 13 euro), presentato ieri pomeriggio alla Feltrinelli di via Quattro Spade. «Per lavoro», spiega Mohorovicich, «mi trovo ad avere a che fare con grandi temi sui quali sento poi il bisogno di riflettere. Quello dell’immigrazione è una questione sulla quale spesso sono tornato e che ho voluto raccontare in questo modo, attraverso una voce neutra come può essere quella di un bambino, non ‘sporcata’ da pregiudizi o da questioni politiche». Attraverso Ninì e Franz, l’autore racconta l’emergenza sbarchi vista dal punto di vista dei lampedusani, descrivendo attraverso gli occhi del bambino la strage dell’ottobre del 2013, quando 400 migranti persero la vita al largo dell’isola. Nelle pagine, scritte come una sorta di diario, con una lingua «bagnata nel Mediterraneo», ricca di parole ed espressioni del luogo, sono riportate le difficoltà che i residenti stessi hanno avuto nel gestire quei flussi, ma anche il grande cuore di molti di loro, che hanno aperto le porte delle case a queste persone arrivate in Italia senza niente, spesso senza nessuno. Dall’altra parte c’è Bolzano, crocevia di flussi di migranti che arrivano da varie rotte, con i treni battuti a tappeto dalle pattuglie bilaterali alla ricerca di stranieri in fuga. Proprio durante la perlustrazione di una parte della città, Ninì vede un terzo bambino, Goodluck: un’apparizione che lo costringe a fare i conti con il passato, con la sua terra e con la voglia di capire come quel piccolo nigeriano, arrivato dal mare fino a Lampedusa, sia ricomparso miracolosamente a Bolzano, «a mille miglia». •

F.LOR.
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