23 luglio 2019

Cultura

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04.11.2018

Le storie di guerra di «Una città in retrovia»

Prima guerra mondiale a Verona: uno dei dirigibili di stanza a BoscomanticoUn particolare della copertina del volume curato da Melotto
Prima guerra mondiale a Verona: uno dei dirigibili di stanza a BoscomanticoUn particolare della copertina del volume curato da Melotto

Per i soldati della Grande Guerra la parola retrovia evocava la poco onorevole immagine di un luogo lontano dal fuoco nemico e popolato da una fauna di imboscati che, a vario titolo, sarebbero riusciti a salvare la pelle mentre altri combattevano e morivano anche per loro. Se però spostiamo la prospettiva dagli uomini in grigioverde alle città, il concetto si rovescia radicalmente al punto che le pochissime a potersi fregiare del titolo di retrovia ci appaiono oggi come vere e proprie prime linee in confronto alla stragrande maggioranza dei centri urbani neppure lontanamente sfiorati dal conflitto. Bimillenaria sede di guarnigioni per la collocazione geografica allo sbocco della Val d’Adige, Verona il suo ruolo nel 1915-1918 lo portava scolpito nel corredo genetico, a cominciare dall’essere sede della Iª Armata fino al trovarsi per tutto il corso delle operazioni a pochi chilometri in linea d’aria dal fronte tracciato su di una linea di faglia tra stirpi latine e germaniche che risale alla notte dei tempi. Un saggio sulla città scaligera nel turbine di quelle vicende si offriva dunque come strumento particolarmente utile per arricchire la storiografia sull’argomento e, più in generale, per procedere nel filone di ricerca che sta riportando alla luce elementi e spunti di analisi relativi a realtà locali ma non per questo meno efficaci nel rivelare e illustrare tematiche di più ampio respiro e di rilevanza nazionale. Questa operazione è stata felicemente condotta in porto dall’Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea che riunendo un gruppo di brillanti studiosi esperti di storia veronese, coordinati dal curatore Federico Melotto, ha raccolto le loro ricerche nel volume Una città di retrovia. Verona nella Grande Guerra (1914-1918) (Cierre, pp. 460, euro 22). Nell’affresco che emerge da queste pagine, trincee, fili spinati, offensive e massacri restano sullo sfondo - anche se Verona, com’è noto, fu tra le prime città a subire un sanguinoso bombardamento aereo - ma questa guerra a ridosso della guerra, oltre a sorprendere per quanto sappia rivelarsi interessante, si pone anche a tutti gli effetti come imprescindibile complemento a una storia fatta «solo» di condottieri, soldati e battaglie. Aperto da una prefazione di Emilio Franzina e dall’introduzione in cui Melotto coglie l’occasione per approfondire il complesso rapporto tra i soldati al fronte e le loro famiglie, il volume si compone di quattordici saggi suddivisi in quattro sezioni. Nella prima, Stefano Ferro, Maurizio Zangarini, Andrea Dilemmi e Giuseppe Anti prendono in esame differenti aspetti della vita politica veronese: dalla difficile gestione amministrativa della città con le restrizioni causate dall’economia di guerra, alle articolate dinamiche di un socialismo travagliato dalla dicotomia tra il partito di «lotta», impersonato dall’onorevole Mario Todeschini, e il partito di «governo» del sindaco Tullio Zanella (Verona fu una delle quattro città italiane guidate da una giunta rossa nell’arco di tutto il conflitto); dalle differenti forme di opposizione alla guerra e di dissenso presenti in ambito veronese al multiforme universo cattolico, tra militanza pacifista, allineamento patriottico e spinte innovatrici con la lotta tra il Corriere del Mattino di Giovanni Uberti e Verona Fedele. Nella sezione dedicata alla società, Silvia Pasquetto, Manuela Tommasi, Agata La Terza e Beppe Muraro affrontano temi relativi all’impegno femminile sul fronte interno, al liceo classico Maffei come fucina culturale e ideologica e al Club Alpino Italiano nella sua duplice veste di sodalizio sportivo e vessillifero della causa irredentista. La parte incentrata sui militari si apre con un saggio di Massimo Beccati che descrive nel dettaglio la presenza e dislocazione di truppe sul territorio veronese insieme ai principali eventi bellici e ad episodi meno noti come quello dei legionari cecoslovacchi che combattevano a fianco degli italiani. Seguono lo studio di Fiorenzo Meneghelli sul sistema delle fortificazioni nel settore Baldo-Lessini e quello di Emanuele Luciani sulla controversa figura del generale Andrea Graziani, valoroso comandante e spietato fucilatore, e sul misterioso giallo della sua morte. L’ultima sezione, dedicata a ricoveri e processi, si apre con la follia di guerra e il saggio di Maria Vittoria Adami sul manicomio San Giacomo, mentre Roberto Piccoli e Olinto Domenichini si occupano della giustizia militare sia per quanto concerne i processi relativi ai cittadini in armi che per quelli intentati contro i civili accusati di aver favorito disertori in zona di guerra, ché tale era a tutti gli effetti Verona. Frutto di ricerche d’archivio condotte con rigore scientifico e dunque, proprio per questo, fieramente estraneo alla pericolosa tendenza che in nome dell’uno vale uno vede la storia sempre più spesso narrata da storici improvvisati, questo volume si pone come un prodotto culturale di notevole autorevolezza e come un prezioso dono a Verona, nel centenario della sua Grande Guerra. Unica nota dolente, a velare la felicità per l’entusiasmo con cui gli autori hanno risposto nel 2014 a questa ideale chiamata alle armi e per la qualità con cui l’hanno onorata, è la percezione di un passaggio di testimone con nuove generazioni di studiosi che è ridotto ai minimi termini e che non lascia presagire niente di buono per le storie patrie. Ma se ne occuperà qualcun altro, forse, tra altri cent’anni. •

Stefano Biguzzi
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