25 agosto 2019

Cultura

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06.05.2019

Le poesie di Cattafi nel torchio di Officina Chimera

A sinistra, Gino Castiglioni (scomparso da un mese) e Alessandro Corubolo nell’Officina ChimeraIl libro che verrà presentato domani e stampato da Chimera
A sinistra, Gino Castiglioni (scomparso da un mese) e Alessandro Corubolo nell’Officina ChimeraIl libro che verrà presentato domani e stampato da Chimera

Poesie a tiratura limitata e a chilometro zero: domani, martedì, alle 17.30 nella Sala Farinati della Biblioteca Civica di via Cappello, verrà presentato «Nero su bianco, poesie di Bartolo Cattafi, xilografie di Marina Bindella», un libro molto particolare. È infatti l’ultimo titolo in ordine di tempo dell’Officina Chimerea, ma anche il primo da quando la tipografia è ospitata al piano di sotto, in un locale affrescato della stessa Civica; e, con una sessantina di copie, è anche la prima pubblicazione dalla morte di Gino Castiglioni, avvenuta meno di un mese fa. Castiglioni aveva fondato una «private press» in Borgo Venezia dove con l’amico Alessandro Corubolo trascorreva i fine settimana a stampare: «Eravamo editori intercambiabili», racconta il compagno di viaggio: «Un colpo Castiglioni Corubolo, poi magari Corubolo Castiglioni, o Stamperia Zenoniana...». Un sodalizio di lunga, lunghissima data: il primo libro, «Concerto», risale al 1960 ed è dal 1968 che le altre pubblicazioni sono stampate con un torchio Albion del 1855, decorato con due figure animalesche chiamate chimere, da cui la successiva insegna Chimera, declinata in vari modi (Sub signo Chimaerae; Ex Tipographia Chimaerea; Litteris Chimaerae; Ex Chimaerea Officina; Ex Officina Chimaerea). «Quasi un’utopia», prosegue Corubolo, «ma solo fino al venerdì sera: se Gino ha fatto la sua carriera alla Cariverona e io prima della pensione lavoravo alla Ibm, al sabato e alla domenica, per diletto, ci trasformavamo in tipografi, stampatori ed editori. E d’estate in viaggiatori, alla scoperta dell’Europa in camper con le nostre famiglie». Per diletto, non da dilettanti: il tempo, l’attenzione, lo studio e lo scrupolo nella scelta dei caratteri e del corpo (la dimensione), le letture e le riletture dei testi da rendere tipograficamente – in una parola: la passione – sono stati alla base dei 46 titoli precedenti e di questo, il 47° della serie. Come mai tanta ostinazione, perché continuare anche negli anni Duemila a «fabbricare» libri con tecniche del passato? «Perché ne risultano oggetti singolari, del tutto diversi da quelli ottenibili con le moderne tecniche. E non solo per la qualità e il “colore” che deriva dall'impressione dei rilievi dei caratteri in piombo», risponde Corubolo. Il 47° titolo della serie, si diceva. L’idea nacque giusto 47 anni or sono dal vivo interesse per il poeta Bartolo Cattafi (1922-1979) suscitato dalla lettura delle «Sedici poesie dello stretto» apparse nel 1972 nell’«Almanacco dello specchio» a cura di Marco Forti, «ma rinunciammo al progetto una volta venuti a conoscenza che l’artista e privacy printer Renzo Sommaruga aveva già intrapreso la stampa di “Lame“, una raccolta di 14 poesie di Cattafi. L’abbiamo ripreso ora, soprattutto grazie alla generosità della vedova di Cattafi, Ada De Alessandri. Un libro dell’Officina dedicato al poeta siciliano: si è appagato un desiderio mio e di Gino». Il libro si compone di 28 brevi poesie tratte dalla raccolta postuma «Segni» che fu pubblicata da Scheiwiller nel 1986 con prefazione di Marisa Bulgheroni. «“Nero su bianco”, il titolo di una delle poesie, ci è parso rappresentativo anche del modo con il quale interpretare graficamente il testo, stampato rigorosamente in nero intenso con ampi spazi bianchi». Per le poesie, Corubolo ed Elsa Zaupa hanno scelto il carattere in piombo Bembo Monotype, composto manualmente. Marina Bindella, artista che tre anni fa donò al Museo di Castelvecchio una selezione delle sue incisioni, è stata la compagna di viaggio in questo progetto: nove sue xilografie lo impreziosiscono. Sono state incise nello studio romano dell’artista. «E danno il ritmo alla sequenza delle pagine», conclude Corubolo. •

Andrea Sambugaro
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