20 giugno 2019

Cultura

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28.03.2015

Il palazzo ereditato dal Comune restaurato perché «tra i più belli»

Palazzo Bocca Trezza, la loggia vista dal cortile
Palazzo Bocca Trezza, la loggia vista dal cortile

Ma come è arrivato al Comune, che ne è ora proprietario, il il palazzo di Veronetta abbandonato al degrado, dopo che l'ultimo suo uso fu di ospitare l'istituto statale d'arte Napoleone Nani?
Costruito nel Cinquecento dai conti Murari dalla Corte Bra, il magnifico palazzo di via XX Settembre (che, accanto a quelli del Farinati, conserva affreschi di altri insigni pittori veronesi del Cinquecento), conobbe vari proprietari, finché nel 1853 venne acquistato dai Trezza, appaltatori di imposte, e lasciato infine da Lavinia Trezza, con testamento del 1919, al Comune di Verona, che provvide ad affrancarlo dagli oneri cui il palazzo era soggetto in favore della Croce Rossa e delle Colonie Alpine.
Un libro divenuto piuttosto raro, Verona nei quattro anni di Amministrazione Comunale Fascista. X maggio MCMXXIII-XXIII dicembre MCMXXVI (Verona, Mondadori, 1927, pagine 134-136), riferisce il passato prossimo, per così dire, dell'insigne immobile, dopo che i fascisti vinsero le elezioni municipali del 1923, le ultime, prima che dai sindaci si passasse ai podestà di nomina governativa, ma già con socialisti e popolari annichiliti dalle violenze. Il palazzo, si apprende, era stato individuato in un primo tempo come possibile sede del Museo di storia naturale (da sempre destinato, a quanto pare, a cercar posto nelle sedi più disparate e innaturali).
«Si deve», si legge nel libro, «all'attività, se non all'iniziativa, del Co. Comm. Bernini Buri, presidente della Società Anonima costituitasi fra le organizzazioni politiche e sindacali fasciste della città e della provincia di Verona, se oggi il palazzo Murari, dell'antica famiglia patrizia veronese, è divenuto la sede decorosa e imponente, quale poche città possono vantare, del Fascio di Verona».
«È merito poi in particolare del Sindaco Raffaldi», continua la prosa fascista abbondando in maiuscole, «se, alla proposta di vendita o di affittanza avanzata dalla Società Anonima Casa del Fascismo, l'Amministrazione Comunale, nel proposito di concorrere a dare al Fascismo veronese tale più nobile sede, ha prescelto una specie di concessione enfiteutica, che non contrasta col fine dettato dalla munifica donatrice; che conserva anzi al patrimonio del Comune il maestoso palazzo, mentre consegue il restauro completo del fabbricato e il suo miglioramento per un importo convenuto in lire 300.000 a corrispettivo dell'uso fissato per un trentennio a conguaglio del canone annuo prestabilito in lire 10.000. Così l'Amministrazione Comunale ha procurato la migliore destinazione e conservazione del suo patrimonio e la Società concessionaria, mentre ha trovato il modo di assolvere un compito nazionale di alto valore morale, concorre ad aumentare le bellezze artistiche cittadine, restituendo al suo splendore uno dei più bei palazzi di Verona».
Come proprietario dello stabile, il Comune si assunse peraltro, con il concorso della Sovraintendenza ai monumenti, «la spesa per il restauro degli affreschi della facciata».
Segue l'elenco di persone e organizzazioni fasciste che, a cominciare dal segretario federale, trovarono la loro sede nel palazzo, i cui locali, «con opportune modificazioni», erano stati «disobbligati» e dotati delle «moderne comodità».G.P.M.

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