13 novembre 2019

Cultura

Chiudi

12.06.2019

«Il Cenacolo» di Leonardo cronaca di un restauro riuscito

L’incontro alla Capitolare  con Valerio Vernesi
L’incontro alla Capitolare con Valerio Vernesi

Il Cenacolo di Leonardo, un’icona senza tempo, che allo scandire del tempo ha consegnato la sua fragilità congenita. Esponendosi costantemente al rischio di dissolversi per sempre. E privarci, così, di un capolavoro artistico che assomma in sé tutte le conoscenze umanistiche e scientifiche di cui l’autore disponeva (pittura, aritmetica, anatomia, Sacre Scritture), nonché le sfumature più arcane dell’animo umano. Nessuno immaginerebbe, però, che alla base di questa perenne precarietà conservativa - dal 1999 arginata grazie all’avvio del restauro più lungo e complicato della storia - sta proprio un «errore» del genio vinciano. Il quale, travolto dall’insanabile quanto feconda smania di sperimentazione, anziché utilizzare la tecnica del «buon fresco» impiegata da tutti i suoi contemporanei, per concepire l’Ultima Cena collocata nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, a Milano, preferì testarne una più secca, ossia la tempera. Ignaro delle fatiche che avrebbe procurato ai posteri, per tramandarla fino a noi. «La pratica dell’affresco avrebbe richiesto una certa velocità di realizzazione, ma per raccontare questo episodio del Vangelo Leonardo voleva prendersi tutto il tempo necessario a rendere la dinamica degli eventi più intensa e umana possibile». Missione, questa, indubbiamente portata a termine. «Peccato, però, che a causa della tempera a secco, inadatta a trattenere il colore sulla parete, già nel 1556, ciò che si offriva agli occhi dei visitatori era un’opera in cui, come riporta il Vasari, “non si scorgeva più che una macchia abbagliata”». Un viaggio dentro il «vangelo» vinciano molto apprezzato quello proposto da Valerio Vernesi, storico dell’arte dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, all’evento «Sfida al restauro di un’icona senza tempo», organizzato da Cira Russo e Nadia Giori della Fondazione Discanto in Biblioteca Capitolare, per i 500 anni dalla scomparsa di Leonardo. La necessità di un restauro conservativo che mettesse in rete tutte le competenze e tecnologie in auge, si palesa a fine anni Settanta. Il giro di boa si ha però con Pinin Brambilla Barcilon. Sola su un ponteggio di sette metri, la restauratrice lombarda, oggi ultranovantenne, inizia un delicato intervento conservativo che durerà la bellezza di 22 anni. «Ciò che le appare appena mette piede a Santa Maria delle Grazie, nel 1980, è un “complesso amalgama pittorico”. Di fronte a quell’amalgama, Pinin tira fuori uno dei primi microscopi a scansione, in grado di superare i limiti del visibile ed entrare nella maglia pittorica dell’opera attraverso un ingrandimento anche duemila volte maggiore del reale. E nel tempo viene affiancata da un tema di ricercatori, chimici, fisici, biologi (coinvolte l’Università della California, dotata di strumentazioni sempre più avanzate, l’Istituto Centrale per il Restauro e altri enti) che aprono la pista al futuro della diagnostica di intervento sui capolavori artistici, e cioè il modello interdisciplinare», sottolinea Vernesi. «Viene dunque identificata la stratificazione di interventi posti in essere in passato, spesso in modo inopportuno, e individuata la metodologia più appropriata per rimuovere le pesantezze causate dalle aggiunte di parziali o totali ridipinture». Un lavoro che oggi ci permette di godere, per buona parte, dell’originaria pigmentazione del Cenacolo, e di alcuni particolari smarriti dei volti o della gestualità degli apostoli. Oltre allo scivolone dell’artista, a mettere a dura prova l’integrità dell’opera sono oggi fattori antropici quali smog, polveri sottili, umidità, quest’ultima incrementata dall’eccessivo numero di visitatori. La sfida attuale «è dunque quella di contenere il danno attraverso il continuo monitoraggio di tutte le potenziali aggressioni». •

Francesca Saglimbeni
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1