08 luglio 2020

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27.05.2020

Canossa, padre della rinascita scaligera

Due secoli fa, il 24 febbraio 1820, nasceva a Verona il marchese Ottavio di Canossa, una delle figure più importanti della politica e dell’amministrazione pubblica di Verona del secondo Ottocento. Ma non solo. E c’è un aspetto della sua biografia, raccontato come marginale, che invece rivela la sua tempra d’uomo: era medico, gestiva le sue terre ed era molto attento ai problemi anche sanitari del mondo agricolo. Suscitò molta eco la notizia che ai suoi contadini con la pellagra dava un buon bicchiere di vino, da lui ritenuto più salutare di qualsiasi medicina. Cattolico intransigente, oggi sarebbe un conservatore, ma si rivelò assai lungimirante in fatto di assistenza sociale. Più che da studiare (ci sono tanti saggi storici sul suo tempo), sarebbe da far conoscere. Canossa entrò nella storia cittadina soprattutto dall’Unita d’Italia, contribuendo a far decollare gli enti pubblici locali, ma anche banche e assicurazioni (Banca nazionale e Cassa di risparmio), istituzioni culturali (Accademia di belle arti, biblioteca comunale), enti di beneficenza (come l’Asilo di mendicità) e associazioni economiche come la civica Casa d’Industria, ma fu anche assessore prima e podestà poi di Verona negli ultimi anni della dominazione austriaca. Con Verona italiana fu presidente del Consiglio comunale e un punto di riferimento ideologico e politico dei cattolici veronesi (suo fratello Luigi fu vescovo di Verona) raccogliendo l’eredità di Teodoro Ravignani, primo leader del gruppo. Fu anche membro del Consiglio provinciale per vari anni. Eletto deputato nel 1870, fu testimone il 20 settembre dell’ingresso delle truppe italiane da porta Pia e dell’occupazione della Roma pontificia. Per questo si dimise in polemica insieme agli altri deputati cattolici. Un esiguo numero ma significativo. Nel suo profilo nel Parlamento italiano è detto medico chirurgo, oltre che marchese, ma i suoi interessi maggiori furono rivolti all’agronomia: membro dell’Accademia di agricoltura e anche presidente nel 1860. Entrò anche nel Consorzio per la bonifica delle grandi Valli veronesi e del Consiglio di irrigazione dell’Alto agro veronese. Nella sua ricca tenuta di Mozzecane, come si legge nella scheda dell’Accademia di agricoltura, fece esperimenti agrari significativi, in particolare per combattere la malaria e la pellagra: proprio per la pellagra provò che non serviva acqua di catrame, ma un buon bicchiere di vino. Fra i tantissimi incarichi pubblici anche quello dal 1883 di componente della commissione provinciale per la requisizione dei quadrupedi per l’esercito. Dunque una personalità di spicco, attenta allo sviluppo economico e sociale di Verona e dei veronesi, attivo su vari fronti pubblici, ma fu anche una figura importante per la storia locale del movimento cattolico che volle saldo nel legame con la Chiesa negli anni difficili del contrasto con il nascente Stato italiano. In particolare fu assai attivo quando, dopo la pubblicazione della «Rerum novarum» nel 1891, la Chiesa fece sentire la sua presenza nell’economia «solidale». Nel Veronese la conseguenza fu la diffusione delle associazioni e delle cooperative cattoliche. In questo, Canossa con Teodoro Ravignani fu un anticipatore: nel 1872 era sorta una Società operaia degli interessi cattolici, ma vi furono iniziative in ogni settore dalla casa ai consumi alimentari. Con Canossa e Ravignani anche il conte Antonio Cartolari e Ugo Guarienti. A loro si deve anche e soprattutto la diffusione delle Casse rurali, primo concreto tentativo di credito ai meno abbienti. A fine secolo queste casse rurali erano 84. E in questo clima nacquero la Banca Cattolica veronese nel 1896 e la società Cattolica di assicurazione. Morì a Custoza nel 1905. Meriterebbe un convegno di studiosi. •

Emma Cerpelloni
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