18 settembre 2020

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08.12.2016

Canella, dopo 100 anni ancora mistero

La fiction, girata anche a Verona, sullo smemorato di Collegno: gli attori impersonano Giulia e Giulio Canella
La fiction, girata anche a Verona, sullo smemorato di Collegno: gli attori impersonano Giulia e Giulio Canella

Circa un secolo fa, il 25 novembre 1916, nel corso della prima guerra mondiale, venne dato per disperso in Macedonia, in Grecia sui monti Peristeri, Giulio Canella, filosofo e educatore. Abitava con la famiglia, nel villino liberty Baubacher Canella, oggi in via D'Annunzio. Disperso voleva dire morto? No, per la moglie Giulia, che, dieci anni dopo, lo riconobbe nello «smemorato di Collegno» e andò a vivere con lui.

Fu il caso giudiziario più famoso degli anni Venti e Trenta del Novecento e ancora oggi, a distanza di cento anni, resta avvolto nel mistero, anche se, nel 2014, due anni fa, la trasmissione Rai Chi l'ha visto? ha reso noto i risultati della prova del DNA a cui si sono sottoposti i nipoti Julio, discendente certo del professore e Camillo, nato dallo Smemorato e dalla signora Giulia. Peraltro, questa prova ha confermato l'ultimo verdetto giudiziario: lo smemorato di Collegno non era Canella. Dunque, il professore sarebbe effettivamente scomparso in Macedonia nel 1916.

Eppure, ancora oggi il caso non si può ritenere definitivamente risolto: proprio il nipote Julio aveva dichiarato alla Rai che quella prova per lui non era definitiva. Complice questo anniversario merita ricordare la vicenda che è stata oggetto anche di film e di fiction televisive. Nella nostra città, peraltro, era attivo un «partito canelliano», guidato da un sacerdote veronese, don Germano Alberti. Canella era originario di Padova, dove era nato il 15 dicembre 1881, studiò all'università patavina, dove si laureò in filosofia.

Tre anni dopo, ottenne anche la laurea in lettere. Ma, nel 1906, si trasferì a Verona, nominato professore di pedagogia e morale alla Scuola normale provinciale, che sarebbe diventata l'Istituto magistrale. Uomo di profonda cultura filosofica, si mostrò aperto a molte iniziative culturali e fu un grande conferenziere e conversatore. Era molto conosciuto negli ambienti cattolici e insieme ad Agostino Gemelli fondò, nel 1909, la Rivista di Filosofia Neoscolastica. Insomma un uomo coltissimo e di forte impegno.

Nel maggio del 1915, all'entrata in guerra dell'Italia, venne richiamato come ufficiale di complemento con il grado di capitano di fanteria. Il 25 novembre 1916, in Macedonia sui monti Peristeri partecipò al combattimento contro i Bulgari. Combatté con grande coraggio e fu ferito, ma poi di lui non si seppe più nulla. Fino al 26 marzo 1926, quando, a Torino, fu arrestato un uomo mentre stava rubando un vaso nel cimitero israelitico. In questura, non aveva saputo dare le proprie generalità. Dopo una sommaria perizia medica, fu inviato al manicomio di Collegno e qui, dopo un anno, nel 1927, non avendo riacquistato la memoria, il direttore dell’istituto decise di far pubblicare una sua foto sulla popolarissima Domenica del Corriere.

Tra le molte lettere arrivate, quella di Renzo Canella di Verona, che aveva riconosciuto il fratello Giulio, il famoso professore. Ma, il 2 marzo, due lettere anonime alle questure di Torino e di Verona rivelavano che poteva essere il pregiudicato Mario Bruneri. Tre giorni dopo, una lettera analoga giunse anche al vicario generale di Verona, monsignor Manzini, un tempo amico di Canella. Anche la famiglia Bruneri, la moglie e l'amante riconobbero nello Smemorato il proprio familiare: il tipografo torinese Mario Bruneri, con una fedina penale non proprio pulita e con qualche conto ancora in sospeso con la giustizia. Si aprì un caso giudiziario lungo e complesso che, malgrado cinque processi, 5 anni d’indagini, 142 deposizioni, 14 perizie, ha molti interrogativi irrisolti. L'ultima sentenza comunque lo riconobbe in Mario Bruneri.

Nel frattempo, però, lo smemorato si legò a Giulia Canella: dalla loro relazione nacquero tre figli. Ne seguì una violenta campagna morale da parte di alcuni quotidiani cattolici. La coppia, nel 1933, si trasferì in Brasile. Lo Smemorato morì il 12 dicembre 1941, a 55 anni.

Nel 1964, Beppino Canella, figlio di Giulio, sostenne in una conferenza stampa che lo smemorato di Collegno era Giulio, suo padre. Nel 1970, la televisione ripropose il caso nella serie «Processi a porte aperte»: furono mandate in onda due trasmissioni che i nipoti di Bruneri cercarono invano di bloccare e arrivò alla Rai la protesta firmata da trecento veronesi capeggiati da don Germano Alberti. In quell'anno, il cardinale Segretario di Stato, Giovanni Benelli, in una lettera ufficiale, precisò che la Chiesa riconosceva nello sconosciuto di Collegno, non Bruneri, bensì Giulio Canella e che pertanto i figli nati dalla coppia erano legittimi. Poi, sulla vicenda cadde il silenzio, fino alla recente prova del Dna, eseguita nel luglio 2014 dalla genetista Marina Baldi.

L’esame non ha confermato che si trattasse di Canella. Doveva dunque essere Bruneri. «Non è il risultato che mi aspettavo, ma questa è una prova come altre, ce ne sono tante a favore e tante contro, per noi non cambia niente», ha commentato Giulio, nipote certo di Canella. Il mistero resta.

Emma Cerpelloni
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